La strage nazista di Cervarolo: Sette ergastoli

Sette ergastoli. Dopo 67 anni e oltre 10 ore di camera di consiglio, il processo ai responsabili della strage nazista di Cervarolo e di altre consumate fra la Toscana e l’Emilia è giunto alla sentenza finale. Il Tribunale militare di Verona ha emesso un verdetto che non ammette discussioni. Sette ergastoli per altrettanti ex ufficiali nazisti tutti oggi novantenni (altri tre sono morti nel corso del processo).

La storia. Il 20 marzo 1944 un reparto della divisione “Hermann Göring”, appoggiato da militi della Guardia nazionale repubblicana di Reggio Emilia, compiva una strage a Cervarolo di Villa Minozzo, uccidendo 23 civili e il parroco don Battista Pigozzi. Al processo, oltre ai 53 familiari delle vittime – 45 della provincia di Modena ed 8 di Reggio Emilia-, si sono costituiti parte civile la Regione Emilia Romagna, le province di Modena e Reggio Emilia, i comuni di Palagano e Vetto d’Enza, l’Anpi nazionale e le Anpi provinciali di Modena e Reggio Emilia.

Il 19 maggio scorso, gli avvocati dell’accusa hanno chiesto l’ergastolo per i due militi della divisione “Hermann Göring”, l’ex sottotenente Fritz Olberg e l’ex sergente Karl Stark. Il reato ascritto è quello di concorso in omicidio plurimo pluriaggravato e continuato con le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti. Nella stessa sede processuale a Verona, sono state valutate le responsabilità di altri ex ufficiali e sotto ufficiali nazisti per le stragi di Monchio, Costrignano e Susano nel modenese, Vallucciole (Arezzo), per un totale di 9 imputati.

Alla lettura della sentenza, 7 ex nazisti sono stati condannati all’ergastolo, alla degradazione e al pagamento delle spese processuali. Anche lo stato tedesco è stato riconosciuto parte in causa e condannato al risarcimento ai familiari delle vittime e delle spese. Tutti i condannati erano accusati di fatto per crimini contro l’umanità e in quanto tali non soggetti a prescrizione.

Il processo ebbe inizio nel 2009 in seguito al ritrovamento del cosiddetto “armadio della vergogna” presso la Procura militare di Roma nel ‘94. L’armadio, con le ante rivolte verso il muro, conteneva fascicoli dettagliati sulle stragi nazifasciste compiute in Italia durante il periodo bellico e sui reparti tedeschi coinvolti. Per giungere alla sentenza del 6 luglio sono state necessarie 44 udienze, sei ore di requisitoria finale e 10 per la sentenza, ma i familiari presenti in aula affermavano: “Abbiamo aspettato 67 anni, cosa vuole che siano queste ore qui!”. L’accusa si è potuta avvalere per giungere a questo importante risultato, storico prima che giudiziario, delle testimonianze dei superstiti delle stragi, di intercettazioni telefoniche degli imputati e della collaborazione con la giustizia tedesca di ex militari pentiti. Inoltre, ci sono le prove documentali dei rapporti redatti dai comandi della divisione “Goering” durante le operazioni in Appennino in quella primavera del ’44, e dei fonogrammi della Guardia nazionale repubblicana che collaborò all’operazione.

Gemma Bigi

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