Nella Marcellino – Alba dell’Acqua: due protagoniste della Resistenza

L’ANPI Provinciale di Milano esprime il suo profondo dolore per la scomparsa avvenuta in questi ultimi giorni di Nella Marcellino deceduta il 23 luglio 2011, e di Alba dell’Acqua Rossi deceduta il 24 luglio 2011.


Nella Marcellino, a soli vent’anni, fu a Torino, tra gli organizzatori degli scioperi del 1942 e del 1943 e, con l’avvio della Resistenza armata, supportò le azioni dei GAP in città e dei partigiani nella regione.

Dirigente del Pci, giovane deputata al Parlamento nel 1948 e sindacalista è stata da sempre impegnata nelle battaglie per l’emancipazione femminile.


Alba dell’Acqua Rossi fu attiva nella Resistenza antifascista a Milano, quindi partigiana della II Divisione Garibaldi Redi.

Dopo la Liberazione, fu fondatrice dei Convitti Scuola Rinascita.

Innovatrice dei metodi di insegnamento della matematica è stata esempio di intelligenza, passione civile, coraggio e generosità.

Particolarmente toccanti le sue testimonianze nelle scuole tra i giovani.

Una cerimonia a ricordo della partigiana Alba dell’Acqua Rossi avrà luogo in settembre.


Per ricordarle con le loro parole, come sono state inserite nella mostra “Donne della Resistenza”:

“Comprendemmo che era assolutamente necessario collegare questo malcontento attraverso azioni che dessero risultati tangibili dal punto di vista delle condizioni di lavoro e anche, evidentemente, dal punto di vista della lotta contro i nazisti e i fascisti.

Vi era però una difficoltà: lo sciopero politico era soggetto alle leggi di guerra. Lo sciopero economico era represso, quello politico comportava la deportazione o addirittura la fucilazione.

Ciò provocò discussioni con i rappresentanti delle forze moderate presenti nei comitati di agitazione, gli organismi sorti nelle fabbriche, e nei Comitati di liberazione nazionale:

“Per carità – ci dicevano – non parliamo di politica, perché non si sa quel che può accadere”.

Cosa evidentemente ridicola, perché qualsiasi sciopero che tu facessi, anche per il più piccolo aumento di salario, diventava in sé politico.

Tuttavia riuscimmo a superare questa difficoltà, cominciammo a lavorare per unificare il movimento e arrivare a grandi scioperi di massa che volevamo influissero sul corso della guerra, raccordandosi al movimento partigiano.” (Nella Marcellino)

“…Dopo il rastrellamento in Valsesia fui inviata all’ospedale di Varallo, dove lavorava il dottor Pino Rossi, per sentire cosa pensava di fare dei partigiani feriti e anche di se stesso ormai troppo compromes- so per aspettare l’arrivo dei nazifa- scisti.

Mentre ero a Varallo, cadeva Borgosesia e allora mi unii a Rossi che aveva deciso di rifugiarsi con malati e feriti sulle montagne di Alagna. Passammo il mese di luglio del 1944 nascosti nei boschi, soffrendo la fame e dormendo sotto gli alberi.

Soltanto alla fine di luglio si potè riannodare i contatti con Moscatelli che ci mandò a dire di scendere a Gozzano e organizzarvi un ospedaletto.

Andammo a piedi, per i monti: come arrivammo ci fu un altro rastrellamento; nuova fuga sui monti…”

“…io sono stata partigiana in Val Sesia, nel Cusio e nell’Ossola e certi problemi mi si sono affacciati durante il periodo del rastrellamento: era proprio nel momento del rastrellamento, quando i partigiani dovevano nascondersi e spesse volte per parecchi giorni, era in questi momenti che si sentiva il bisogno di parlare.

Naturalmente, essendo noi giovani di provenienza diversa, di culture diverse, di scolarizzazione diversa, è stato fatale che a un certo punto nascesse l’esigenza di approfondire determinati discorsi perché, come potete ben capire, molti ragazzi avevano scelto la via del partigianato partiti da un impulso di ricerca di sé stessi, di ricerca della libertà, di “decidere” finalmente, di dire “siamo noi che decidiamo di noi stessi”, però avevano bisogno di razionalizzare la loro esperienza.

Per razionalizzare la loro esperienza, bisognava parlare con loro, e soprattutto, dico una parola un po’ pomposa perché non me ne viene un’altra, era necessario fare qualche lezione di storia.

Ci sono state poi esperienze che ne hanno generato una molto importante a cui tengo molto: i Convitti Scuola della Rinascita.

L’idea è nata all’interno di un campo d’internamento svizzero dove eravamo finiti dopo la caduta della Repubblica partigiana dell’Ossola…”

(Alba dell’Acqua Rossi)

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