La scomparsa della partigiana Stellina Vecchio

Con Stellina Vecchio, componente da anni della Presidenza Onoraria dell’ANPI di Milano e per diverso tempo membro del Consiglio Nazionale dell’ANPI, scompare una grande protagonista della Resistenza e una grande donna, a cui Milano nel 2009 ha conferito la Medaglia d’Oro, che ha dedicato tutta la propria vita all’impegno per costruire una società più libera e più giusta: la sua è stata una scelta di vita caratterizzata da un forte impegno antifascista, internazionalista e da un instancabile sforzo per promuovere le lotte per l’affermazione dei diritti della donna e per la sua emancipazione.

Stellina proviene da una famiglia di forti e solide tradizioni antifasciste.

Suo padre, Enrico, tra i delegati al Congresso di fondazione del Partito Comunista d’Italia a Livorno, durante il ventennio viene ripetutamente minacciato avendo mantenuto inalterata la propria fede politica.

Al Partito Comunista Italiano Stellina si iscrisse nel 1943, poco prima del 25 luglio, data che segna la caduta del fascismo.

Dopo l’8 settembre sottoscrive in piazza Cavour, a Milano, il coraggioso appello di Poldo Gasparotto, responsabile militare del Partito d’Azione, per la costituzione della Guardia nazionale, un esercito misto di popolo e di militari che si prefiggeva lo scopo di arrestare l’ingresso delle truppe tedesche a Milano. Ma la resa improvvisa del generale Ruggero, comandante militare della piazza, in un primo tempo disponibile a consegnare le armi ai combattenti pregiudica la situazione.

Il pomeriggio dell’11 settembre i tedeschi investono Rogoredo e dilagano verso Porta Romana.

Lentamente la resistenza in città contro i presidi tedeschi e le pattuglie mandate in esplorazione si va spegnendo. Stellina ricordava sempre lo stupore dei compagni che in piazza Cavour, in quei giorni del settembre 1943, raccoglievano le adesioni all’appello di Gasparotto quando si videro davanti delle donne: solo dopo una lunga consultazione fra loro finirono con l’accettarle.

E Stellina così commentò: “Guai se non l’avessero fatto, avremmo sollevato un vespaio”.

Così ha inizio l’attività di Stellina Vecchio “Lalla” nella Resistenza.

Stellina ha l’incarico di tenere i collegamenti, come staffetta partigiana del Comitato lombardo delle Brigate Garibaldi, con la Valsesia, dove agiscono le formazioni di Moscatelli.

“La Valsesia per noi – racconta Stellina nel libro La bicicletta nella Resistenza – era un luogo mitico un posto dove erano forti e organizzati i gruppi partigiani, in gran parte garibaldini. Così cominciarono anche i miei eterni viaggi in bicicletta.

Il posto fisso dove portavo il materiale era Valduggia. A volte facevo anche 30-40 chilometri in una sola tirata, ma allora ero giovane e forte e, semmai, la cosa che più temevo, non era la fatica ma il rischio di imbattermi in un posto di blocco di fascisti o di tedeschi”.

Fra le tante missioni che Stellina svolse in quel periodo le capitò anche di fare la guida a Raffaele Cadorna, l’alto ufficiale designato dal CLNAI a comandare le forze partigiane, con Ferruccio Parri e Luigi Longo quali vice.

Nel dicembre del 1944 Raffaele Cadorna, in compagnia del generale Vittorio Palombo, si recò per un’ispezione militare in Valsesia.

Cadorna arrivò in auto fino a Grignasco, da dove a piedi, per evitare il blocco fascista di Borgosesia, raggiunse Valduggia, guidato dalla staffetta Stellina Vecchio del Comando generale delle Brigate Garibaldi che lo portò fino all’alberghetto della Posta.

Alle prime luci dell’alba del 21 dicembre 1944 Cadorna e Palombo furono di nuovo affidati alla staffetta che li riaccompagnò a Grignasco.

Di questo episodio si trova traccia nel libro di Cino Moscatelli e Pietro Secchia Il Monte Rosa è sceso a Milano.

Nella fase finale della Resistenza Stellina era entrata a far parte dei Gruppi di Difesa della Donna dei quali era responsabile per Milano Vera Ciceri.

Nel libro di Mirella Alloisio e di Giuliana Beltrami Volontarie della Libertà si parla della partecipazione di Stellina, il 18 aprile 1945, ad una manifestazione di un migliaio di donne che partono da piazza Castello, dirette in municipio e in prefettura per reclamare pane e pace.

Quando giungono dietro il Duomo Stellina con un’altra partigiana improvvisano un comizio volante subito interrotto dalla Muti: ma le donne, con Stellina in testa, non si fanno intimidire, nonostante i colpi di arma da fuoco sparati dai fascisti. Stellina e altre vengono bloccate da quelli della Muti in un portone e devono esibire i documenti.

I militi, infuriati, gridano alle donne di mandare, contro di loro, i rispettivi mariti, se ne hanno il coraggio. Stellina, allora, grida, nascosta tra le altre donne: “Ci verremo tutti insieme, fra pochi giorni!”.

Ma è proprio durante la sua partecipazione ai Gruppi di Difesa della Donna che accadrà quell’avvenimento, l’uccisione di Gina Galeotti Bianchi, il 24 aprile 1945, nel corso dell’insurrezione di Milano, iniziata a Niguarda, che ha segnato profondamente la vita di Stellina.

Diversi anni fa in un incontro dedicato alla Resistenza, con Stellina Vecchio e Nori Brambialla Pesce, svoltosi presso la Sezione di Porta Venezia di cui sono stato Presidente, mentre Nori raccontava della sua drammatica esperienza nel lager di Bolzano, Stellina parlò a lungo di quel tragico scontro che vide la morte della sua compagna Gina Bianchi.

Stellina ricorda le parole che Gina Bianchi, la partigiana Lia, le sussurrò quel giorno: “Mi disse che quello era per lei un gran giorno, le avevano detto che era in corso un’azione per liberare suo marito da San Vittore.

Avrebbe potuto rivederlo ancora e insieme avrebbero potuto aspettare la nascita del loro bambino che sarebbe avvenuta quando i fascisti non ci sarebbero più stati”. Ma una raffica di mitra partita da un camion tedesco pone fine alla vita della partigiana Lia.

 Fece fatica “Lalla” a riprendersi. Poi con il lavoro, i nuovi compiti politici, la gioia per la sconfitta del fascismo, la vita lentamente cominciò a ripercorrere il suo corso.

Dopo la liberazione, nella sede della delegazione della Direzione del PCI in via Filodrammatici, conosce Alessandro Vaia, il leggendario comandante garibaldino nella guerra di Spagna, medaglia d’argento della Resistenza, comandante partigiano nella lotta di liberazione nelle Marche e poi a Milano, dove assume l’incarico di commissario di guerra del Comando Piazza, che coordinerà l’insurrezione vittoriosa del 25 aprile.

 “Tra le commissioni di lavoro della delegazione del PCI – ricorda Vaia nel suo bellissimo libro Da galeotto a generale – le più importanti erano quella di organizzazione e quella femminile. Attorno a Estella (Teresa Noce) ruotava un gruppo numeroso di compagne, quasi tutte giovani, tra le quali Marina Sereni, Gisella Floreanini, Mariolina Beltrami, Stella Vecchio. Fu qui che conobbi la mia compagna che sposai un anno dopo.

La chiamavano Stellina non perché fosse esile come un giunco, ma per non confondere il suo nome con quello di Estella. I suoi pretendenti non erano pochi e alcuni con qualità non facili da superare; tuttavia riuscii a spuntarla e ne rimasi contento.

Nel 1948, quando nacque mio figlio Franco e la mia compagna era stata appena eletta deputato, Estella, che sotto la sua scorza dura ebbe sempre molta tenerezza per i bambini, la ospitò a casa sua e di Longo perché potesse allattare il piccolo e frequentare le sedute alla Camera. Longo andò personalmente a riceverla alla stazione Termini; le prese il bambino e lo portò sulle braccia tese, delicatamente, come si porta un dono”.

Stellina viene eletta in Parlamento con la consultazione del 18 aprile di quel terribile 1948 che vide la sconfitta del Fronte Popolare e l’attentato a Togliatti ed è tra le più giovani deputate presenti.

Con Camilla Ravera, Nella Marcellino, Marisa Rodano, Pina Re e tante altre è protagonista di eccellenza nelle battaglie per i diritti della donna e nel durissimo scontro, portato sino all’ostruzionismo, per impedire l’ingresso dell’Italia nel Patto Atlantico. Dal 1945 al 1946 è la prima segretaria dell’Unione Donne Italiane a Milano.

Nel 1951 la ritroviamo alla Camera del Lavoro di Milano dove dirige la commissione femminile. Sono gli anni in cui viene conquistata la Legge sulla maternità che bisogna far rispettare dal padronato.

Stellina è la prima donna che entra come vicesegretaria della Camera del Lavoro di Milano con Italo Busetto.

Negli anni sessanta è segretaria del Sindacato abbigliamento della Cgil, e organizza con il sindacato le famose lotte delle operaie tessili milanesi.

Dopo anni di impegno diretto, Stellina lascia il Movimento Sindacale e la ritroviamo a Sesto San Giovanni nel 1972, quale Capo Ufficio Stampa di questo Comune.

Gli anni passano e gli acciacchi si fanno maggiormente sentire, ma Stellina non molla. Assieme a Pesce, Roasio e al suo compagno Vaia lavora alla costituzione del Comitato Spagna Libera che svilupperà un’intensa campagna di solidarietà e di aiuti alle famiglie, ai figli dei perseguitati politici del regime di Franco, allora ancora in vita.

Negli ultimi vent’anni, è militante di Rifondazione Comunista, partito a cui aderisce fin dalla nascita. E, ancor prima, fonda e sostiene il “Centro culturale Concetto Marchesi”.

Nel 1979 partecipa alla fondazione del Comitato Lombardo Italia-Vietnam, di cui diviene segretaria, e presidente, organizzando iniziative di solidarietà con il popolo vietnamita, opere di ricostruzione nel campo sanitario ospedaliero e scolastico.

 Uno dei ricordi più belli che ho di lei è il giorno in cui, le feci gli auguri per il suo novantesimo compleanno, il 17 giugno scorso.

Ricordo la sua voce ferma e decisa con la quale mi ha detto che nei momenti terribili della dittatura fascista furono i giovani a restituire la libertà e la democrazia al nostro Paese.

Anche quelli che stiamo vivendo sono momenti critici e pericolosi e Stellina si era quel giorno soffermata sull’importanza del lavoro che l’ANPI sta svolgendo nelle scuole: anche se si parla a pochi ragazzi, mi ha detto quasi per incoraggiarmi, va bene lo stesso.

Occorre dunque che le giovani generazioni ridiventino, come nel terribile periodo del ventennio fascista, protagonisti del cambiamento, raccogliendo il testimone che i partigiani hanno loro trasmesso.

Questo è stato il suo ultimo messaggio. Dobbiamo accoglierlo e custodirlo come una preziosa eredità se vogliamo contribuire a costruire una società più giusta. Grazie Stellina per quello che hai fatto per tutti noi.



Roberto Cenati

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