Lettera al Sindaco di Marzabotto

Gentile Sindaco,

nel ringraziarLa per l’invito a questa importante e commovente commemorazione, Le invio il saluto mio personale e quello di tutta l’ANPI Provinciale di Milano qui rappresentata da una significativa e folta delegazione.

La zona dell’Appennino bolognese tra i comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, oggi Parco storico di Monte Sole, alla fine di settembre 1944 è sconvolta da una terribile strage compiuta dai nazifascisti, che provoca la morte di 770 persone: il più grave massacro di civili nell’Europa occidentale occupata.

Nell’Italia del dopoguerra, quella che sarà chiamata la strage di Marzabotto diventa, assieme a quella delle Fosse Ardeatine, il simbolo della violenza nazifascista in Italia.

Proprio in questi giorni la procura tedesca, con una gravissima decisione, ha deciso di archiviare l’inchiesta riguardante dieci SS responsabili dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema avvenuto il 12 agosto 1944 nel corso del quale furono trucidate 550 persone, di cui 116 bambini.

Per questo orrendo crimine il tribunale di La Spezia nel 2005 aveva condannato all’ergastolo le dieci SS. Le stragi nazifasciste del 1944, la cui analisi è stata al centro della Festa nazionale dell’ANPI svoltasi con grande successo a Marzabotto non devono essere considerate come casi isolati o rappresaglie contro i partigiani, ma come un elemento di una strategia ben precisa volta a terrorizzare la popolazione.

Le forze tedesche, consce di aver perso la guerra, sono costrette ad abbandonare nel giugno 1944 Roma ritirandosi lungo la linea Gotica.

Sanno che comunque la disfatta è vicina: si tratta solo di rallentare l’avanzata alleata per dare modo al grosso delle truppe di ritirarsi verso il Brennero.

Ma in Italia, non solo i partigiani impegnano militarmente i tedeschi: la popolazione è dalla loro parte, li aiuta, li sostiene.

Ed è un intralcio alla macchina militare nazista, una macchina che ha bisogno di spazio, di tranquillità, per riorganizzarsi. Da qui le azioni deliberate e mirate contro la popolazione (le vittime civili furono oltre quindicimila) da parte delle truppe tedesche e dei repubblichini, senza la collaborazione dei quali i tedeschi da soli, non sarebbero riusciti ad arrestare, torturare e deportare tanti nostri concittadini.

L’Anpi ha deciso di assumere la questione delle stragi nazifasciste come una sua battaglia nazionale, rivendicando “verità e giustizia” per le vittime e indirizzando la sua azione verso tre linee fondamentali:

  •  la costituzione come parte civile dell’Anpi in tutti i processi di strage;
  • la raccolta di tutti i materiali giudiziari e parlamentari delle stragi attualmente difficilmente reperibili e consultabili;
  • il censimento, attraverso la realizzazione di una mappa, di tutti le stragi avvenute in quanto ad oggi non si ha questo importante strumento divulgativo e conoscitivo.

Cosa ancora più importante sarà per l’Anpi portare le istituzioni preposte, Governo e Parlamento, a discutere sulla conduzione politica di questi 70 anni che ha causato l’enorme ritardo con il quale si stanno svolgendo oggi i processi, limitando notevolmente la possibilità di far giustizia, procedimenti che sono elementi unici sia per sostenere la verità storiografica sia per dare sollievo a tutte le vittime.

In questa non consolante situazione si è inserita anche la sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aja, che ha di fatto bloccato gli indennizzi alle vittime, mettendo avanti il diritto degli Stati a quello dei cittadini, una sentenza insoddisfacente sotto il profilo etico e politico in quanto i fatti in questione sono crimini contro l’umanità.

Nostro compito è quello di restituire giustizia e verità a chi ha subito questi torti e rilanciare nella società contemporanea che sembra aver perso la propria identità i valori della solidarietà, della pace, dell’antifascismo, della politica intesa come servizio alla collettività che hanno caratterizzato la Resistenza italiana contro l’occupazione nazifascista del nostro Paese.

I più cordiali saluti.

Roberto Cenati Presidente ANPI Provinciale di Milano

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