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Messaggio nella ricorrenza della Strage di Piazza Fontana del Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini

Piazza Fontana 12 dicembre 1969In questo giorno dedicato al ricordo della strage di Piazza Fontana, desidero esprimere alle famiglie delle vittime e alle loro associazioni la vicinanza della Camera dei deputati e quella mia personale. Insieme alla vicinanza, sento di dover manifestare anche un sentimento di riconoscenza per il grande valore civile della loro opera, volta a mantenere costantemente vive l’attenzione e la riflessione su questo tragico evento di 44 anni fa.

La strage di Piazza Fontana è in qualche modo emblematica delle minacce che la democrazia può ricevere anche in paesi avanzati. Fu il più sanguinoso attentato verificatosi sino ad allora in Europa in tempo di pace. Un evento tragico non solo per chi fu coinvolto, ma anche per l’intera comunità nazionale che rimase smarrita e spaventata. Fu l’inizio di una drammatica fase di “strategia della tensione” e di terrorismo politico che segnò un’intera stagione della storia repubblicana.

Le testimonianze dell’epoca, i filmati e le fotografie ci trasmettono un senso di generale turbamento di fronte all’enormità della strage, acuito dal timore per una minaccia che incominciava a gravare sulle vite di tutti. Le medesime fonti ci restituiscono, allo stesso tempo, anche il senso della dignità e della forza della reazione popolare; e questo sin dal giorno dei funerali delle vittime, alle quali partecipò una enorme folla composta ed unita da sentimenti di solidarietà e di desiderio di giustizia. La “strategia della tensione” non riuscì nell’intento di sovvertire l’ordine democratico e il nostro Paese, seppur a caro prezzo, seppe resistere e opporsi all’attacco eversivo.

Non altrettanto adeguata è stata, invece, la risposta alle legittime istanze di giustizia e verità, disattese e tradite per troppo tempo. Ancora oggi, dopo tanti anni e nonostante molti tasselli della strage siano stati ricostruiti grazie al lavoro della magistratura e delle Commissioni parlamentari di inchiesta, non si è ancora raggiunta la verità giudiziaria sugli ideatori e gli esecutori materiali della strage.

La ricostruzione storica del quadro di contesto in cui questa è maturata non può infatti sostituire l’individuazione delle specifiche responsabilità penali; e questo per una elementare esigenza di giustizia verso le vittime e verso l’Italia tutta. Comprendo perciò il senso di disaffezione e di delusione dei familiari delle vittime in quanto lo Stato non può non essere in grado di dare risposta dopo 44 anni. Sono consapevole, ad esempio, che in questi anni il vincolo di segreto è stato a volte apposto non a vantaggio dei cittadini ma per tutelare gli interessi e l’agire di pochi.

Sento un forte disagio per tutto ciò e anche per non poter dare, nelle funzioni che attualmente ricopro, completa soddisfazione alla domanda di verità che legittimamente sale da tanti cittadini. Desidero in ogni caso ribadire l’impegno di questa Presidenza a farsi promotrice di un “patto di verità” tra Istituzioni e cittadini, basato sul sostegno a tutte quelle iniziative che mirano a far luce su eventi come quello che oggi ricordiamo e sull’affermazione di una politica trasparente e saldamente ancorata ai valori di libertà e giustizia.

Si tratta di un dovere morale che le Istituzioni hanno nei confronti delle vittime, dei loro familiari e di tutti gli italiani, ma anche di una scelta di fedeltà ai principi democratici della nostra carta costituzionale. Allo stesso tempo, analogo dovere lo si ha anche nei confronti delle nuove generazioni; a loro favore deve essere infatti mantenuta viva la consapevolezza di queste pagine drammatiche della storia del nostro paese e, attraverso questa consapevolezza, far comprendere a queste nuove generazioni il valore di una democrazia compiuta. È un compito che spetta alla scuola, al dibattito pubblico, alla politica, alle Istituzioni.

Laura BOLDRINI

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