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“La rivolta morale alla quale ci chiamano i Caduti per la libertà”

La rivolta moraleBasta con gli scandali, basta con la corruzione che corrodono le fondamenta della democrazia e delle istituzioni repubblicane.

Quanto sta avvenendo a Milano con l’inchiesta sugli appalti dell’Expo 2015 e della sanità lombarda e a Venezia con il terremoto giudiziario, per lo scandalo Mose, generato da un gigantesco giro di tangenti, è di una gravità senza precedenti.

A distanza di ventidue anni da Tangentopoli dobbiamo registrare una nefasta e ricorrente potenza della corruzione sulla legalità. Un vero e proprio terremoto morale si sta abbattendo sul nostro Paese. La conseguenza inevitabile di questa deriva etica che ha determinato, fra l’altro, una preoccupante assuefazione della gente alle numerosissime situazioni di illegalità, è costituita dal venir meno della speranza nella possibilità di costruire una società più giusta e da una perdita di fiducia forse irreversibile da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della politica.

La questione morale non si esaurisce nel fatto che essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti, fa tutt’uno con una concezione della politica intesa come strumento al servizio di interessi personali.

La irrisolta questione morale ha alimentato il formarsi di poteri occulti ed eversivi, come la mafia, la camorra, la P2 che hanno inquinato e condizionano tuttora i poteri costituiti e legittimi, sino a minare concretamente l’esistenza stessa della nostra Repubblica.

Occorrono radicali cambiamenti di prassi, di costume, di modo di essere dei singoli,ma soprattutto occorre un forte sussulto delle coscienze, una vera e propria rivolta morale, alla quale ci chiamano i Combattenti per la Libertà.

I partigiani, gli oppositori politici, i lavoratori, i militari italiani deportati nei lager nazisti, lottarono per liberare l’Italia dal nazifascismo in modo disinteressato, senza nulla chiedere in cambio e posero a fondamento della loro azione la questione della rigenerazione e della rinascita etica della società.

Nostro compito è di raccogliere quella preziosa eredità, rilanciando nella realtà in cui viviamo la cultura della legalità, il richiamo alla Costituzione repubblicana, alla politica intesa come servizio alla collettività come l’intera vicenda resistenziale ci ha insegnato.

Il disinteresse e il distacco sempre più accentuato dei cittadini dalla “cosa pubblica”, testimoniato dal preoccupante fenomeno dell’astensionismo in occasione delle tornate elettorali, rappresenta un pericolo per la tenuta delle stesse istituzioni democratiche nate dalla Resistenza. E’ indispensabile, quindi, restituire alla politica il suo significato originario di partecipazione e impegno disinteressati per il bene comune.
Ma questo non basta.

La politica si salva solo se è capace di rinnovarsi profondamente, se non si appiattisce sui problemi dell’immediato, sulla pratica del piccolo cabotaggio, se non si riduce a giochi di potere, a iniziative di corto respiro, ma se si dota di progettualità e si caratterizza per la sua tensione e proiezione verso l’avvenire.

Sul tema della questione morale e della necessità di un profondo rinnovamento della politica l’ANPI Provinciale di Milano lancia un forte appello alle Associazioni, ai sindacati, alle forze democratiche milanesi, considerando tali questioni tra i problemi più seri che il Paese deve affrontare.

Milano 11 Giugno 2014

Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano

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