Relazione di Roberto Cenati alla conferenza Provinciale di organizzazione Sabato 8 Novembre 2014

Abbiamo convocato la Conferenza Provinciale di organizzazione per riflettere sullo stato della nostra Associazione e sugli obiettivi che ci prefiggiamo, anche in vista della Conferenza Regionale di organizzazione prevista per sabato 22 novembre alla Camera del Lavoro di Milano.

La pace in pericolo

Mai come oggi la pace, bene prezioso donatoci dalla Resistenza italiana ed europea che furono guerra alla guerra è messa in serio pericolo
Dall’Iraq alla Siria, alla Libia, al Libano all’Egitto, alla Palestina: il Medio Oriente è una regione destabilizzata, attraversata da conflitti sempre più sanguinosi.
Ne è stato un tragico esempio quanto è avvenuto in Palestina, dove rimane sempe più utopico il progetto di due popoli in due stati dopo quanto accaduto recentemente. Il riaccendersi del conflitto e i massicci bombardamenti dell’esercito israeliano hanno colpito anche ospedali e sedi dell’ONU e causato numerosissime vittime tra la popolazione della striscia di Gaza: donne, anziani, ma soprattutto bambini. Lo scrittore israeliano David Grossman osservava : “Nell’epoca in cui viviamo non ci sono più vittorie inequivocabili. Ci sono soltanto “fotogrammi” di vittoria che lasciano il tempo che trovano e il cui negativo ci mostra che nelle guerre ci sono unicamente perdenti e non esiste una soluzione militare al reale malessere del popolo che abbiamo di fronte. E fintanto che il senso di soffocamento della gente di Gaza non si dissiperà, nemmeno noi, in Israele, potremo respirare con agio, con entrambi i polmoni.” Ma c’è un altro elemento sconvolgente in questa situazione: la latitanza dell’Europa di fronte all’eterno massacro che si consuma in Medio Oriente.

Necessità di costruire un’Europa unita

E’ difficile vedere una via d’uscita per il vecchio continente se predominano le spinte liberistiche e l’Europa rimane prigioniera di una politica di austerità restrittiva e deflazionistica.
Quella che stiamo vivendo è la prima grande crisi che colpisce l’Europa dopo l’istituzione dell’Euro e, come Popper ci ha insegnato, nelle crisi, ognuno si rivolge all’autorità più vicina per trovare soluzioni adeguate. Ma la realtà è costituita dal fatto che nessuno di noi da solo ha le risorse per riuscire a garantirsi un futuro per le proprie generazioni. E’ questo l’argomento forte del bisogno d’Europa. Ma per farlo bisogna tornare a riscoprire l’Europa degli esordi: si volle allora mettere fine alle guerre tra potenze dopo due conflitti, ma anche alla povertà, causata dalla gravissima crisi recessiva del 1929 che aveva spinto i popoli nelle braccia del nazifascismo.
Occorrerebbe un forte segnale di contrarietà alla politica di austerità, ostile a un aumento delle risorse comunitarie, che consenta quei piani europei di investimento che Jacques Delors propose invano sin dal 1993-1994. L’impressione è invece che i Paesi europei più esposti alla crisi non siano in grado di esprimere un progetto politico unitario a favore dello sviluppo e del lavoro.

Movimenti populisti, neofascisti e neonazisti in Europa

Il vecchio continente è attraversato da tendenze autoritarie, da movimenti populisti e rigurgiti fascisti e neofascisti. Antiche ossessioni che pensavamo di esserci lasciati alle spalle sulla “purezza del sangue” e della “razza” sembrano tornare a galla. Fenomeni e tendenze che sono emerse con forza anche nelle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, nel quale preoccupa la presenza di un consistente gruppo di parlamentari antieuropeisti. L’Europa è poi travagliata da una delle crisi più gravi del dopoguerra, con la situazione determinatasi in Ucraina, dilaniata da un sanguinoso conflitto, con il pericolo di una pericolosissima tensione nei rapporti tra Europa, Russia, Stati Uniti e di uno sfaldamento trasversale di quel paese, in cui stanno riemergendo forze dichiaratamente antisemite, ultranazionalise e xenofobe come Svoboda.

Il dramma dell’immigrazione

Drammatiche sono state le vicende della immigrazione nel nostro Paese. L’Europa che nella sua carta dei diritti proclama i valori universali di dignità umana , di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, ha le sue responsabilità, ma l’Italia non ne ha di minori: il reato di clandestinità introdotto con la legge Bossi Fini che definisce un crimine in sé l’esodo senza permessi anticipati. Bisogna poi considerare che le guerre da cui evadono i migranti il più delle volte ci vedono protagonisti. Le abbiamo attizzate noi, pretendendo di portare ordine o di esportare la democrazia in Africa orientale, in Afghanistan, in Iraq, in Libia.
L’operazione Frontex plus, ora ribattezzata Tritone, è la versione europea della versione italiana Mare Nostrum. Ma la differenza appare sostanziale. Per Frontex plus si parla di pattugliamento della frontiera meridionale europea (in sostanza le nostre acque territoriali nel Mediterraneo) e non più di intervento a ridosso delle coste libiche. Frontex plus sposterà di molte miglia indietro l’intervento in mare. E ogni miglio marittimo in meno significa centinaia di morti in più.

Il ruolo della Lega

In questo contesto preoccupante è il ruolo che sta svolgendo la Lega. La svolta di questo partito è consistita, in primo luogo, nel recupero pieno di tutti i temi di impianto razzista che avevano caratterizzato il partito al tempo del congresso di Assago. In quell’occasione, era il 2002, si assunsero ufficialmente da parte di Umberto Bossi tutti i tratti tipici di una formazione di estrema destra, dal rifiuto della “società multirazziale” alla “difesa della cristianità minacciata dall’invasione extracomunitaria”. “La Padania”, in quel contesto, quasi diveniva “una cittadella assediata”, un “ridotto” entro cui arroccarsi. In compenso ai migranti si addebitava la responsabilità di ogni male, dalla crescita della criminalità al dilagare delle droghe, fino al diffondersi di malattie vecchie e nuove. Nel rideclinare da parte di Matteo Salvini queste ossessioni razziste si è però provveduto a cambiare i destinatari del messaggio, non più circoscritti ai soli “padani” ma comprendenti l’insieme degli italiani. Una svolta di tipo “nazionalista” con la quale la Lega si è presentata alla tornata elettorale europea. Per la prima volta nella sua storia la Lega ha così tenuto e organizzato in una campagna elettorale iniziative nelle regioni del centro-sud. Anche
il taglio degli slogan è mutato per indicare il nuovo corso: “Basta tasse, basta immigrati, no Euro, prima gli italiani!”. La traduzione in pratica delle posizioni del Fronte nazionale francese di Marine Le Pen con il quale il partito di Salvini ha stretto un’alleanza in occasione del voto. Da qui il superamento del secessionismo che ha fortemente impattato nel mondo dell’estrema destra che, incapace di presentare proprie liste, è rifluito in larga parte in quelle della Lega. È stato il caso di Casa Pound, che ha sostenuto apertamente nel centro Italia la candidatura di Mario Borghezio, poi eletto con poco più di cinquemila preferenze.

L’ANPI coscienza critica

L’Anpi, in questa delicatissima fase della vita politica e istituzionale del Paese, deve svolgere il suo ruolo di coscienza critica, senza che ciò comporti la sua ingerenza nelle questioni che riguardano la vita e le scelte delle forze politiche e in quelle più strettamente partitiche. Coscienza critica significa osservare la situazione politica e istituzionale formulando valutazioni sulla base di un metro fondamentale: la Costituzione e i suoi valori. Bisogna evitare comunque un rischio nel nostro dibattito politico. Quello di credere che l’ANPI sia onnipotente e che da sola riesca a cambiare il nostro Paese.

Emergenza democratica

Siamo un Paese anomalo, dove il Presidente di un Partito, Silvio Berlusconi, condannato con sentenza definitiva, decaduto da Senatore, agisce tranquillamente sullo scenario politico italiano, sottoscrive e gli si fanno sottoscrivere patti ed è ancora una volta determinante nell’approvazione in Senato, l’8 agosto 2014, delle modifiche Costituzionali. Nel nostro Paese si consolida, dunque, l’asse Renzi Berlusconi e su questo si fondano le più rilevanti decisioni. Sarebbe a questo proposito opportuno, come sosteneva Ferruccio de Bortoli nell’editoriale del “Corriere della Sera” del 24 settembre 2014, “conoscere tutti i reali contenuti del patto del Nazareno, liberandolo dai vari sospetti.” La condanna definitiva di Berlusconi, inoltre, sembra quasi essere considerata secondaria, adducendo la giustificazione che, comunque Berlusconi rappresenta una grossa fetta dell’elettorato.
Ci vorrà poi molto tempo per debellare il berlusconismo che ha provocato profondi guasti nella coscienza degli italiani ed ha fatto breccia persino nella cultura e nei modi di essere della sinistra.

La crisi etica

Alla crisi economica e sociale si aggiunge una caduta senza precedenti dell’etica pubblica. La conseguenza inevitabile della deriva etica è costituita da una perdita di fiducia forse irreversibile da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della politica. La questione morale fa tutt’uno con una concezione distorta della politica, intesa come strumento al servizio di interessi personali.
La irrisolta questione morale ha aperto la strada al formarsi e al dilagare di poteri occulti ed eversivi, come la mafia, la camorra, la P2 che hanno inquinato e condizionano tuttora i poteri costituiti e legittimi, sino a minare concretamente l’esistenza stessa della nostra Repubblica. Fra qualche settimana ricorrerà il 45°
anniversario della strage di piazzaa Fontana e il nostro stato porta su di sé il grave peso di una democrazia non pienamente compiuta, per le stragi impunite, le deviazioni accertate, le vittime a cui non è stata resa giustizia. Uno dei momenti più drammatici per la democrazia nel nostro paese si verificò il 28 luglio del 1993 quando, nelle ore successive agli attentati mafiosi di quel giorno il Presidente del Consiglio Ciampi, anche a seguito del momentaneo black out delle linee telefoniche di Palazzo Chigi affermò pubblicamente di avere temuto in quelle ore il verificarsi di un colpo di stato. E Giorgio Napolitano nell’audizione concessa ai magistrati che indagano sulle bombe del 1993, si riferisce alla lettera del consigliere giuridico Loris D’Ambrosio,nella quale si parla di indicibili accordi tra Stato e mafia.
Nostro compito è di raccogliere la preziosa eredità lasciataci dai Combattenti per la libertà, rilanciando nella realtà in cui viviamo la cultura della legalità, il richiamo alla Costituzione repubblicana, alla politica intesa come servizio alla collettività, per tentare di contrastare il preoccuante fenomeno dell’astensionismo in occasione delle tornate elettorali, che può rappresentare un pericolo per la tenuta delle stesse istituzioni democratiche nate dalla Resistenza.
Quello della rigenerazione e del rinnovamento profondo della politica è uno dei compiti prioritari che ci attendono.

Il dramma della disoccupazione

Nei confronti del drammatico problema della disoccupazione e della crisi depressiva che investe il nostro Paese si continua su una strada che parte da un presupposto completamente sbagliato: che la mancanza di investimenti, di sviluppo, di crescita, dipenda dalle rigidità del mercato del lavoro. Il governatore della BCE Draghi recentemente sottolineava: “Il problema non è quello di licenziare; il problema è quello che nei modi possibili si creino nuovi posti di lavoro, curando la formazione dei giovani e promuovendo un sostegno che mantenga l’equità duramente toccata dai sacrifici imposti dalla situazione europea.” In questa situazione il Sindacato viene dal Presidente del Consiglio e da più parti considerato come una forza di conservazione dello status quo, come elemento ingombrante e di freno. Si trascura il ruolo fondamentale che esso ebbe nella drammatica fase della strategia della tensione, del terrorismo, e come protagonista di importanti conquiste per il mondo del lavoro. Si procede parlando niente meno che di una completa “riscrittura dello Statuto dei Lavoratori”, di abolizione di quel che resta dell’ articolo 18, di maggiore elasticità nelle regole del lavoro. In mezzo a tutto questo fragore di argomenti fuorvianti, ci sarebbe probabilmente, qualcosa da rettificare e migliorare, magari estendendo qualche diritto in più a quelli che non ne dispongono; ma questo non basterebbe a risolvere il problema di fondo, che presuppone scelte più ampie, di vera politica economica e del lavoro. Bisogna dire, con forza, che la riduzione delle garanzie non aumenta i posti di lavoro, anzi costituisce un autentico attentato a quella dignità nel lavoro, che è uno dei temi ricorrenti nella Costituzione.
Se il tema del lavoro è di grande importanza e rappresenta una priorità, sarebbe stato logico aspettarsi una discussione molto ampia in seno ai partiti, ai gruppi parlamentari, al Governo e infine al Parlamento. Al contrario si è preteso di procedere
in tempi ristrettissimi. Nel Governo non c’è discussione perché ciò che pensa il Presidente del Consiglio non si discute, ai gruppi parlamentari viene riservato uno spazio oltremodo ristretto. I parlamentari devono votare tenendo conto della disciplina di partito e non dell’articolo 67 della Costituzione nel quale si legge: “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.” Infine al Parlamento, sede privilegiata per la discussione, viene lasciato pochissimo tempo. Erano già previsti tempi ristretti, ma ora essi diventano ristrettissimi perché il Governo ha fatto votare dal Senato, l’8 ottobre 2014, la fiducia sul maxi-emendamento governativo che contiene una delega per le future decisioni da prendere sulla riforma del lavoro. La logica vorrebbe che sulle leggi delega la fiducia non fosse mai messa: il governo chiede infatti al Parlamento di potere eccezionalmente acquisire poteri legislativi. L’articolo 76 della Costituzione, prevede: “L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.” La delega consessa su un tema delcatissimo, come quello del lavoro è, al contrario, molto ampia. Il ministro del lavoro ha fatto capire che la delega prevede l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. I decreti attuativi, previsti dalla delega, vengono discussi dal governo, previo parere di un comitato parlamentare. Ma il comitato si limita ad emettere un parere non vincolante, dopodichè i decreti diventano immediatamente esecutivi e non passano più attraverso le Camere. In conclusione l’articolo 18 sarà abolito per decreto non soggetto al visto del Parlamento. La sua abolizione non interessa nessuno, salvo i diretti interessati. Non interessa l’Europa. L’abolizione dell’articolo 18 costituisce un profondo cambiamento ma verso il vecchio, non verso il nuovo.

Costituzione repubblicana: faro della democrazia

Fra mille problemi, quelli delle riforme Costituzionali sembrano, a tanti, ben poca cosa, di cui è giusto che si occupi chi ha il dovere di farlo. Ma non si comprende che proprio questo è il guaio, perché i cittadini non possono consentire di essere privati di una parte della propria sovranità e permettere radicali cambiamenti della Costituzione che, secondo il pensiero dominante dovrebbe essere adeguata alle necessità del mercato e della competitività. Nel nostro Paese il rischio è che possano saltare gli equilibri costituzionali e ridursi gli spazi di democrazia diretta, con un sistema fortemente maggioritario, con un ampio premio di maggioranza e un’elevata soglia di sbarramento, previsti dalla legge elettorale approvata alla Camera e con una sola Camera politica. La nostra Costituzione, antifascista in ogni suo aspetto, anche se questo termine viene ormai considerato superato dagli stessi ultimi tre Presidenti del Consiglio, va oggi difesa e conservata nella sua impalcatura fondamentale rappresentata dall’equilibrio dei tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) che sono alla base della democrazia repubblicana, senza nessun sbilanciamento a favore dell’esecutivo. Nel disegno di legge costituzionale approvato in prima lettura dal Senato, si prevede però che “il governo può chiedere alla Camera dei Deputati che un disegno di legge sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla votazione finale entro 60 giorni”. Tutto ciò, se realizzato, rappresenterebbe un passo
avanti nella direzione del rafforzamento del potere esecutivo e della riduzione al minimo del legislativo. La stessa ratifica Parlamentare che si fa al contempo obbligata (con la fiducia) e vaga (con la delega, come nella materia del lavoro), contribisce a trasferire sempre più il potere dal legislativo all’esecutivo. Il parlamentare conta sempre meno, legato com’è ad un ferreo vincolo di mandato, che si pone in netto contrasto con quanto prevede l’articolo 67 della Costituzione.

No al Presidenzialismo

La nostra Repubblica è stata concepita come parlamentare dall’Assemblea Costituente e non deve essere trasformata in repubblica presidenziale. Siamo fermamente contrari ad ogni ipotesi di repubblica presidenziale o semipresidenziale che, secondo autorevoli esponenti del governo, potrebbe essere messa all’ordine del giorno, dopo le modifiche costituzionali di ben 40 articoli della nostra Carta, approvate dal Senato nella seduta dell’8 agosto scorso. Abbiamo anche manifestato la nostra contrarietà ad una troppo rapida e non meditata modifica di parti fondamentali della Costituzione, come la riforma del Senato, che, a nostro parere, dovrebbe essere eletto direttamente dai cittadini e trasformato in una vera Camera Alta. Rimane poi il problema di fondo rappresentato dalla burocrazia ministeriale.Il Parlamento ha approvato 750 leggi durante i Governi Monti, Letta e Renzi che però non sono entrate in vigore perchè mancano i regolamenti attuativi che dovrebbero essere studiati dalla burocrazia ministeriale. Si vuole riformare il Senato per snellire il potere legislativo, si parla di balletti fra le due Camere ma il monocameralismo non farà diminuire i tempi nemmeno di un giorno se la burocrazia ministeriale, in gran parte in mano al Consiglio di Stato, resta quella che è. Il Paese va cambiato, l’economia deve ripartire. E affrontare subito il drammatico problema della disoccupazione non solo giovanile. Per far questo non occorre modernizzare la Costituzione. Il Paese lo si può cambiare attuando pienamente la Costituzione nei suoi principi e valori fondamentali.

Accordo ANPI MIUR

La situazione è difficile. Non mancano però alcuni positivi spiragli. Dopo 70 anni è stato siglato un importante protocollo di intesa ANPI MIUR che potrebbe consentirci di entrare con maggiore facilità nelle scuole.L’accordo punta a promuovere e sviluppare progetti didattici per divulgare i valori della Costituzione repubblicana, della Resistenza e gli ideali di democrazia, libertà, solidarietà e pluralismo culturale, soprattutto in vista del 70° Anniversario della Liberazione. L’accordo prevede la costituzione di un Comitato direttivo paritario, che gestirà l’operazione e le iniziativive.

Il futuro dell’ANPI

Alle questioni riguardanti il futuro dell’ANPI sono stati dedicati un Comitato e un Consiglio nazionale. Il futuro, si è detto, è già nel presente. Su tre questioni, in particolare, si potrebbe giocare il futuro dell’ANPI: la necessità del mantenimento della coesione nella nostra Associazione, quella di conservare e garantire la nostra autonomia da condizionamenti partitici e il superamento di una certa fragilità
organizzativa diffusa.

Natura dell’ANPI

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi 135.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani. Il 4 giugno 1945, con la Liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow” e Cino Moscatelli. Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 rappresentanti e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Questa è l’ANPI. E questa la sua gloriosa storia. Per Annunziata Cesani, la nostra Ceda, che all’ANPI ha dedicato tutta se stessa, l’ANPI veniva per lei sempre prima di tutto e non doveva essere anteposta a direttive di partito, sindacali o di altre associazioni. “L’ANPI è l’ANPI” diceva Ceda e non vogliamo che si trasformi in una Associazione qualsiasi. E’ questo un punto fondamentale che dobbiamo sempre tenere presente: quello di mantenere e conservare le caratteristiche che hanno fatto dell’ANPI un’Associazione, stimata e tenuta in grande considerazione da tutti.

Rispetto delle regole

Sul rispetto delle regole è opportuno richiamare la necessità che, a tutti i livelli, Sezioni, Comitati Provinciali osservino quanto prevedono lo Statuto e il regolamento nazionale. Non è pensabile che, una volta assunta una decisione a livello nazionale o Provinciale, le Sezioni la disattendano. Questo è negativo, oltre che sul piano del rispetto delle regole, anche su quello politico e dell’immagine che viene percepita all’esterno. Una volta definita la linea politica o assunta una decisione è deleterio che poi qualche sezione faccia a modo suo. Questo tipo di atteggiamento, a lungo andare, può mettere seriamente in discussione la tenuta complessiva della nostra Associazione. Frequenti episodi si sono verificati in occasione di contromanifestazioni, come risposta al corteo neofascista del 29 aprile 2014, o alla manifestazione nazionale della Lega a Milano del 18 ottobre 2014, promosse da alcune forze politiche e dai centri sociali alle quali hanno dato l’adesione alcune delle nostre sezioni.

Manifestazione Lega dl 18 Ottobre 2014

Abbiamo ritenuto di non aderire alla contromanifestazione dei centri sociali del 18 ottobre scorso. L’Anpi non può manifestare con associazioni di cui non condivide parole d’ordine e aderire a piattaforme precostituite. C’è stata una presa posizione nostra che ha avuto visibilità anche sulla stampa e della Diocesi di Milano contro la deriva xenofoba e razzista della Lega, incentrata sull’importanza di sviluppare un’azione di sensibilizzazione nei confronti delle giovani generazioni, nelle scuole, sulla Costituzione. Siamo profondamente convinti che la sconfitta della xenofobia e del razzismo non siano configurabili con una o più contromanifestazioni.

Le novità sul fronte della magistratura milanese

L’ANPI, contro i rigurgiti neofascisti sta combattendo una battaglia soprattutto istituzionale e i risultati non sono mancati anche grazie ad alcuni interventi, come l’esposto presentato al Questore, al Prefetto e alla nostra denuncia alla Procura della Repubblica per istigazione a delinquere e apologia di fascismo per gli organizzatori della manifestazione del 29 aprile 2014. Importanti novità stanno emergendo sul fronte della magistratura, come la sentenza della Corte di Cassazione che condanna alcuni esponenti di Casa Pound per apologia di fascismo. Inoltre in autunno si svolgerà a Milano un processo per apologia di fascismo nei confronti dei partecipanti alla manifestazione per Ramelli del 29 aprile 2013. E’ molto probabile anche il rinvio a giudizio per istigazione a delinquere e apologia di fascismo, come da noi chiesto nella denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Milano, per gli organizzatori della manifestazione svoltasi il 29 aprile 2014. Nel corso del prossimo anno è nostra intenzione presentare un ulteriore esposto al Prefetto e al Questore chiedendo, questa volta, alla luce dei processi in corso, il divieto della manifestazione che ogni anno viene promossa per il 29 aprile. E’ opportuno anche esercitare la nostra pressione sul sindaco Pisapia per un suo autorevole appello contro lo svolgimento di manifestazioni neofasciste per tutto l’arco del 70° della Liberazione.

Cosa intendiamo per antifascismo

Un dato vorrei sottolineare, a questo proposito: la nostra concezione dell’antifascismo è profondamente diversa da quella di chi lo considera autentico solo se ci si mobilita scendendo in strada e manifestando. Essere antifascisti significa per noi anche battersi per difendere la legalità repubblicana e la democrazia non solo dal fascismo in camicia nera, ma da tutti i fascismi e gli autoritarismi comunque si presentino. Osservava Vittorio Foa nel libro Il cavallo e la torre che “essere antifascista significa resistere sempre al dominio arbitrario di altri su noi stessi. Antifascismo è pluralismo politico e pluralismo sociale, cioè legittimazione delle differenze. Antifascismo è l’ansia di intervenire contro l’ingiustizia, piccola o grande che sia, di intervenire contro ogni minaccia alla libertà. E’ la democrazia come
partecipazione e non solo come garanzia. E’ il rifiuto di ogni delega globale, la fiducia nelle spinte che vengono dal basso.”

Agire a più livelli

Riteniamo che di fronte ai rigurgiti ormai frequentissimi, si debba adottare una strategia che si diversifichi di volta in volta. Bisogna agire ai vari livelli: intervenendo sulle istituzioni :siamo riusciti, con una nostra ferma presa di posizione, anche a far annullare dal Presidente della Provincia Podestà un’iniziativa di Casa Pound a Palazzo Isimbardi. La nostra azione deve dispiegarsi nei confronti delle autorità preposte alla tutela dell’ordine pubblico e della magistratura. Da non escludere sono poi le iniziative e le mobilitazioni che devono vedere però il più ampio schieramento possibile di forze sociali, sindacali e politiche (come avvenuto il 12 settembre 2013 nel corso della grande e unitaria manifestazione antifascista svoltasi a Como davanti al monumento dedicato alla Resistenza europea, in occasione del raduno nazifascista europeo di Cantù). Ribattere colpo su colpo, a volte, soprattutto di fronte a iniziative neofasciste scarsamente partecipate (banchetti od altro) può essere controproducente, perchè rischia di fare da cassa di risonanza alle stesse. Anche lo strumento del comunicato o del presidio, se continuamente riproposto, rischia di inflazionarsi.
Per quanto riguarda il Concerto nazi rock svolosi in una discoteca di via Corelli a Milano il primo novembre scorso, debbo precisare che: 1) abbiamo come ANPI Provinciale, oltre ad aver emesso un comunicato, agito in stretto contatto con l’ANPI di Trezzano e di Gaggiano e con i rispettivi sindaci dei due Comuni. Abbiamo interpellato nella tarda serata di giovedì 30 ottobre la Digos che ha escluso lo svolgimento del concerto a Trezzano. Sul sito dell’Osservatorio democratico delle nuove destre, da noi consultato nei giorni succesivi, non veniva riportata alcuna notizia, tranne quella di un presidio che avrebbe avuto luogo il 31 ottobre, sotto il Comune di Gaggiano. Il 2 novembre ci è stata segnalata la possibilità che il concerto si potesse svolgere a Milano. La Digos, da noi interpellata, ci ha confermato che il concerto aveva avuto luogo la sera prima, in una discoteca di via Corelli, quasi di nascosto, anche per la pressione esercitata nei giorni precedenti. L’ANPI Provinciale di Milano era completamente all’oscuro dello svolgimento del concerto nella nostra città. Nei giorni successivi nessun giornale ne ha parlato o ha ripreso la notizia, facendo cadere nell’oblio il concerto nazi-rock.

Sconfiggere l’indifferenza della gente

Ma al di là delle valutazioni sull’opportunità o meno delle iniziative da intraprendere. Siamo davvero convinti che con qualche manifestazione antifascista (e anche come ANPI provinciale ne abbiamo nel passato promosse, ma con un largo arco di adesioni) riusciamo a scalfire, sia pure marginalmente la stragrande maggioranza della cittadinanza ?
Il problema fondamentale è vincere l’indifferenza della gente non solo di fronte di episodi di aperta apologia di fascismo, ma della cosa pubblica in generale. Non sembra che la gran parte dell’opinione pubblica e della cittadinanza reagisca con indignazione e sdegno di fronte a provocatorie iniziative neofasciste e leghiste che sembrano scivolare via come acqua. La ragione sta nel fatto che, se il fascismo è stato sconfitto militarmente il 25 aprile 1945, non lo è stato culturalmente, storicamente e idealmente.
I problemi quindi riguardano sia la pressochè totale indifferenza dell’opinione pubblica sia le modalità per scuoterla. Per farlo dobbiamo avviare una forte ed estesa controffensiva sul piano culturale, ideale e storico, partendo dal far conoscere la Costituzione repubblicana nelle scuole di ogni ordine e grado.

Corsi di formazione

Per queste ragioni riteniamo importanti i corsi di formazione, perchè forniscono ai Presidenti di Sezione e ai quadri dirigenti gli strumenti per poi intervenire all’interno dell scuole e delle varie realtà. Negli ultimi tre anni abbiamo promosso un corso di formazione sulla Resistenza italiana, uno sulla Resistenza europea e un corso sul fascismo ieri e oggi. I corsi hanno avuto successo, ma abbiamo notato una scarsa presenza di Presidenti di Sezione, motivata dal fatto che l’argomento è già di loro conoscenza. Non si parte, in questi casi, dall’affermazione di Socrate: “So di non sapere”.

Fragilità organizzativa

L’altro preoccupante aspetto è costituito da una certa fragilità organizzativa dell’ANPI. C’è una sproporzione tra elevato numero degli iscritti e quado attivo. Anche questo elemento può costituire un grave rischio per la continuità della nostra
Associazione. Se dovessero venire meno, per varie ragioni, figure di riferimento ai vari livelli, l’organizzazione complessiva rischierebbe di sfaldarsi. Una organizzazione più articolata ci consentirebbe di far fronte, in modo migliore, ai numerosissimi impegni che ci attendono quasi quotidianamente.

Comunicazione

Abbiamo, non senza fatica e in alcune occasioni, ottenuto una certa visibilità sui quotidiani e realizzato uno strumento di comunicazione “ANPI Oggi” che si prefigge soprattutto di riportare le iniziative che le sezioni propongono. Ma sia per ANPI Oggi che per le e-mail che inviamo relative alle iniziative promosse dall’ANPI Provinciale vale il discorso che la comunicazione non si deve fermare ai Presidenti di Sezione, ma giungere a tutti gli iscritti. Altrimenti serve a poco. Notiamo invece, che molto spesso, l’informazione si ferma ai Presidenti di sezione e non viene coinvolto l’insieme degli iscritti.

Rafforzamento del rapporto con il Comitato Provinciale

E’ importante rafforzare il rapporto delle Sezioni della città e della Provincia con il Comitato Provinciale. A Milano città riscontriamo, tranne qualche eccezione, grosse difficoltà nel funzionamento dei Coordinamenti di Zona, indispensabile per il rapporto con i 9 Consigli di Zona della città e con il Provinciale. In Provincia c’è la necessità di essere presenti in ogni comune con una sezione. E’ necessario ritentare di costituire, pur mantenendo la centralità di ogni sezione, i coordinamenti di zona, non sulla base dello spontaneismo, ma ragionando insieme e trovando le soluzione più idonee. Avere un riferimento per ogni zona della Provincia è fondamentale per costruire un rapporto meno macchinoso e più efficiente con il Provinciale.
Sezioni in città: 38. In Provincia: 66. Nel corso del 2014 si sono costituite 3 nuove sezioni. Le tessere consegnate: 9.782. Centodue iscritti in più rispetto al 2013.

Anagrafe iscritti

L’anagrafe degli iscritti è un lavoro fondamentale per conoscere l’identità, la professione, l’età, la composizione degli iscritti. Ma soprattutto per acquisire l’indirizzario e-mail. Succede infatti che le numerose e-mail che inviamo ai Presidenti di Sezione si fermino a loro e le informazioni non vengono trasmesse agli iscritti della Sezione.
Abbiamo, a Milano e Provincia, raggiunto il 60% dell’anagrafe. Questo dato non è ancora sufficiente.

Inziative ANPI Provinciale del 2013-2014

Sostenere che l’ANPI di Milano è immobile, assente nelle scuole e ricorda solo il passato, non è in grado di mobilitare nessuno (manifestazione di 50.000 persone per il 25 aprile 2014), come spesso si sente dire, è falso e non tiene conto della mole di lavoro e delle iniziative che vengono intraprese.Nonostante i numerosi problemi di carattere organizzativo, l’ANPI Provinciale ha sviluppato, nel corso del 2013 e del
2014, una serie molto fitta di iniziative. Basti pensare che nell’arco di un anno l’ANPI Provinciale di Milano da sola o insieme ad altre Associazioni, promuove ben nove iniziative centrali previste dal calendario.
Proprio Giovedì 30 Ottobre 2014 abbiamo organizzato la Cerimonia al Campo della Gloria. Per la prima volta due ragazze e due ragazzi del Liceo artistico di Brera hanno letto alcune lettere dei Condannati a morte della Resistenza italiana. Ricordo, a questo proposito che per Venerdì 12 Dicembre 2014 si svolgeranno manifestazioni nella ricorrenza del 45° Anniversario della strage di piazza Fontana. E’, tra l’altro previsto, un Consiglio Comunale aperto. Martedì 27 Gennaio 2015 ricorre il Giorno della Memoria. Giovedì 23 Aprile 2015 avrà luogo avrà luogo la Cerimonia al Campo della Gloria. Sabato 25 Aprile 2015 si svolgerà a Milano la manifestazione nazionale nella ricorrenza del 70° Anniversario della Liberazione. Il 9 Maggio promuoviamo la manifestazione per fine della Seconda Guerra Mondiale al campo inglese e sovietico ed è il giorno della Memoria per le vittime della strategia della tensione e del terrorismo. Il 17 Maggio, ha luogo la cerimonia in Questura per le vittime dell’attentato di via Fatebenefratelli e per i caduti della polizia di Stato. Il 2 Giugno promuoviamo e lo faremo anche nel 2015 la manifestazione per la Festa della Repubblica e della Costituzione. Lunedì 10 Agosto 2015 si svolgeranno le manifestazioni in piazzale Loreto nella riorrenza dell’eccidio dei 15 Martiri.
Nel corso del 2013 abbiamo organizzato, due importanti iniziative alla Loggia dei Mercanti, con l’esposizione di quadri riguardanti gli scioperi del marzo del 1943, e il concerto jazzistico di Intra, con interventi di storici in occasione del 70° anniversario dell’8 settembre.
Nel corso del 2014 abbiamo promosso:

  • numerose inziative, incontri ed assemblee nelle scuole di Milano e Provincia;
  • il 18 gennaio 2014 a Sesto San Giovanni, il Convegno “La Costituzione nata dalla Resistenza: un valore da realizzare” con: ACLI, ANED, FIAP, CGIL, ANPC;
  • il 24 gennaio 2014 – iniziativa presso la sede dell’ex Albergo Regina e a Palazzo Reale l’incontro di Liliana Segre e di Venanzio Gibillini con oltre trecento studenti delle Scuole Medie Superiori;
  • il 15 marzo 2014 alla Sala Alessi: Convegno sugli scioperi del marzo 1944, promosso dalla Fond1azione Di Vittorio, con Smuraglia e Susanna Camusso;
  • l’11 aprile 2014 alla Camera del Lavoro: incontro con le scuole sugli scioperi del marzo 1944;
    25 aprile: manifestazione piazza Duomo – 50.000 persone con interventi di Smuraglia,Elena Cattaneo, Angeletti, Artali;
  • 9 maggio: manifestazione per la fine della Seconda Guerra Mondiale a Musocco, campo sovietico;
  • 17 maggio: cerimonia in Questura;
  • 2 Giugno, iniziativa per la festa della Costituzione e della Repubblica in piazza Mercanti;
  • 9 giugno al Circolo De Amicis, convegno unitario su Ettore Troilo, prefetto di Milano e comandante partigiano della Brigata Majella;
  • 13 giugno alla sala Alessi convegno su eccidio di piazzale Loreto, con intervento di storici e conclusioni di Carlo Smuraglia;
  • 14 giugno – Convegno sul 90° anniversario dell’uccisione di Giacomo Matteotti promosso dalla Fondazione di Vittorio, Buozzi e Pastore, al De Amicis;
  • 10 Agosto – piazzale Loreto, settantesimo anniversario dell’eccidio dei 15 Martiri;
  • 7 Settembre – dibattito alla Festa del PD su “Settant’anni fa, le radici della democrazia”;
  • 14 Settembre – avvio celebrazioni del 70° alla Loggia dei Mercanti, con Suoni e L’ANPI e gruppi musicali etnici. Inziativa che ha visto la presenza di circa seicento cittadini.

ANPI libri

Abbiamo organizzato numerose presentazioni che ci consentono di consolidare rapporti significativi, con varie realtà, in particolare con Cdec e Comunità ebraica di Milano. Particolare successo ha riscosso la presentazione libro di Stella Bolaffi “La balma delle streghe” alla presenza di Roberto Jarach, del libro dedicato a Leopoldo Gasparotto, e di quello di Antonio Quatela sul carcere di San Vittore, con la partecipazione e l’intervento di Suor Wandamaria Clerici.
Mercoledì 22 ottobre sono stati presentati i libri di Anna e Michele Sarfatti su Costituzione, Resistenza e Shoah raccontate ai bambini.
Martedì 28 ottobre è stato ricordato Raffaellino De Grada, con Stefano Pizzi e Andrea Del Guercio dell’Accademia di Brera, Antonio Pizzinato e Libero Traversa, alla presenza di Basilio Rizzo;
Giovedì 6 novembre 2014 – presentazione del libro di Nunzia Augeri sulle repubbliche partigiane, con Giorgio Galli e Aldo Giannuli.
Donazione totem Loggia dei Mercanti
Abbiamo ottenuto l’iscrizione al Famedio del Monumentale di Pina Re, partigiana, sindacalista e parlamentare del PCI.
L’Amministrazione Comunale di Milano con delibera del 26 settembre 2014 ha deciso di accogliere la donazione del totem realizzato dall’arch. Cini Boeri, dopo un anno e mezzo di pressione da parte nostra. Ciò costituisce un risultato importante della nostra iniziativa. Altro risultato importante è rappresentato dall’ accoglimento della nostra richiesta di iscrizione al Famedio del Monumentale di Pina Re, partigiana, sindacalista e parlamentare del PCI.

Linee programmatiche per il Settantesimo della Liberazione

Sono state programmate due importanti mostre per il 70° della Liberazione.

  • Mostra sulla storia dell’alimentazione e sulla Resistenza, per il 70° della Liberazione e in vista dell’EXPO 2015. La mostra si propone di ricostruire il quadro dell’alimentazione negli anni compresi tra il 1935 e il 1945, dalla politica autarchica del regime fascista alle condizioni di vita durante il secondo conflitto mondiale, in parallelo con le vicende relative alla caduta del fascismo e alla Resistenza, soprattutto nella dimensione di “guerra alla guerra” e con una particolare attenzione alla realtà di Milano.
    La mostra verrà ospitata al Museo del Risorgimento dal 22 aprile al 28 giugno 2015. Si prevedono anche visite guidate ed eventuali incontri-conferenze sulla Resistenza da tenersi sempre al Museo del Risorgimento.
  • Mostra sulla Resistenza europea, dislocata in diverse sedi, consistente in una esposizione di opere di artisti storici individuati nell’ambito del gruppo Corrente. Verrà esposta anche una straordinaria collezione di disegni eseguii durante o immediatamente dopo la Resistenza, da un gruppo di artisti di rilevante importanza, collezione che fu a suo tempo raccolta da Mario De Micheli. Il periodo previsto va da marzo a maggio del 2015;
  • Convegno su Eugenio Curiel nel 70° Anniversario della sua uccisione – 24 Febbraio 2015. Si terrà presso l’Università Statale di Milano;
  • Organizzazione, con le altre Associazioni partigiane, con la Fondazione Di Vittorio di un convegno sull’insurrezione di Milano, come già abbiamo fatto nella ricorrenza degli scioperi del marzo 1943 e del marzo 1944;
  • Ristampa dell’opuscolo itinerari della Memoria curato da Luigi Borgomaneri ed edito dallo SPI, come utile guida per le scolaresche nei luoghi del terrore nazifascista e della Resistenza milanese;
  • Iniziativa, in prossimità del 25 aprile al Comando di Via Messina dei Vigili del Fuoco per ricordare il loro contributo alla Resistenza. Coinvolto il Prefetto di Milano che è stato capo dipartimento dei Vigili del Fuoco. Nel corso dell’incontro verrà presentata una ricerca sui Vigili del Fuoco milanesi nella Resistenza;
  • Viaggio a Mauthausen con le scolaresche nella ricorrenza del 70° Anniversario della liberazione del lager, avvenuta il 5 maggio 1945. Iniziativa di ampio respiro, promossa dal Comune di Milano, da ANPI e ANED che ben si collega al carattere europeo della Resistenza.

Assemblee annuali di Sezione e tesseramento

Da novemnbre ed entro marzo 2015 dovtanno svolgersi le assemblee annuali di Sezione, particolarmente importanti in vista del 70° della Liberazione. E’ necessario un nostro rafforzamento organizzativo, con l’obiettivo di aumentare il numero degli
iscritti. Disponibilità ad incontri, da parte della Sgreteria, per le Sezioni che lo richiedono.
Sabato 29 Novembre 2014 in via Mercanti, proprio di fronte alla Loggia, dalle ore 14,00 alle 18,00 avrà luogo l’iniziativa dell’ANPI Provinciale per la Giornata nazionale del tesseramento. Sarà anche l’occasione per ribadire le nostre posizioni sulle riforme istituzionali e sulla deriva xenofoba e razzista che sta investendo il nostro Paese.

Annunci