Intervento di Roberto Cenati alle esequie del Partigiano Enzo Galasi

Intervento Roberto CenatiCaro Enzo siamo qui per darti l’ultimo commosso saluto. Ci stringiamo attorno a Wilma, a tuo figlio, ai tuoi amici, ai tuoi compagni, a chi ha avuto la fortuna di conoscerti e di apprezzarti.
Ci siamo incontrati tanti anni fa in occasione di una assemblea annuale dell’ANPI di Dergano, un tempo sede della storica Sezione del PCI dedicata ad Elio Sammarchi.
Si è tra noi subito stabilita una corrente di reciproca simpatia e di comunanza di intenti e di opinioni.
Mi invitavi spesso a casa tua in via De Conti 10 importante sede per la Resistenza milanese.
E’ iniziata così la nostra conoscenza e profonda amicizia. Passavo delle giornate intere con te e ascoltavo i racconti della tua vita da gappista.
E oggi voglio ricordare alcuni di quei nomi, di quei tuoi compagni di lotta che non ti stancavi mai di menzionare perchè a te e a tutti loro noi dobbiamo  immensa gratitudine.
Eri figlio di Alfonso Galasi appartenente alla 85a Divisione Flaim ed abitavi con la famiglia in una villetta in via De Conti 10 che diventerà per il gappismo milanese un importante punto di riferimento sia per il deposito d’armi che come rifugio di partigiani. Lì passeranno Gigi Campegi, Albino Abico, Giovanni Alippi, Ruggero Brambilla, Enzo Passariello, Melchiorre De Giuli e tanti altri.

Tuo padre Alfonso e Ruggero Brambilla si incontreranno verso la fine del novembre del 1943 e da allora, sempre in sintonia tra loro, svolgeranno un importante ruolo nella Resistenza, collaborando con Egisto Rubini e Gigi Campegi, comandanti della 3a Gap in periodi diversi.
Al fianco di Alfonso c’eri tu, Enzo, allora giovanissimo. Tra i vari compiti svolgevi anche quello di abilissimo falsario. Accanto a te agivano Enzo Passariello, un coraggioso brigadiere della Guardia di Finanza, Melchiorre De Giuli, un trentanovenne operaio comunista dell’Autelco, già confinato per attività sovversiva.
L’attività del gruppo non si limitava al solo recupero di materiale, ma si estendeva al disarmo di numerosi militi nazifascisti.
Intanto, però erano cominciate le cadute e le rappresaglie. Il 19 dicembre 1943 è fucilato all’Arena di Milano insieme ad altri sette partigiani, Carlo Mendel, già collaboratore del gruppo Galasi Brambilla; il 31 dicembre 1943 è la volta di Capettini. La difficoltà del momento non fiacca però la combattività del gruppo, al quale si uniscono due giovani tuoi cari amici Sergio Bassi ed Elio Sammarchi.
La lotta è dura e il gruppo deve incassare altri gravi colpi. De Giuli, catturato, morirà in un lager nazista. Bravin, Galimberti e Mastrodomenico saranno fucilati il 10 agosto 1944 in piazzale Loreto. Abico, Alippi, Clapiz e Del Sale vengono fucilati in via Tibaldi. Sammarchi morirà a Chesio e Sergio Bassi sarà fucilato con altri quattro partigiani al Forlanini, il 31 luglio 1944.
Tu ricordavi sempre, con commozione, la perdita di questi tuoi cari compagni di lotta.
Il colpo più grave per il gruppo arriva però il 5 settembre 1944. Tuo padre Alfonso, denunciato da un vicino di casa, viene preso dalla banda Koch di Villa Triste. E’ torturato, ma non parlerà. Sarà liberato ai primi di novembre del 1944 e, nonostante le sue condizioni, riprenderà la lotta. Il gruppo di Galasi opera in stretta collaborazione con Luigi Campegi, nominato comandante della 3a Gap dal settembre 1944. La storia di Galasi-Brambilla-Campegi è quella di una profonda amicizia che durerà, purtroppo, poco tempo: a metà gennaio 1945 Campegi è catturato insieme a Ruggero Brambilla, ma mentre quest’ultimo riesce a fuggire, Campegi viene ripreso e fucilato il 2 febbraio 1945 al Campo Giuriati. Ormai individuato e braccato, Ruggero Brambilla deve lasciare Milano e si reca presso l’85a Brigata  Valgrande Martire di cui diventa il commissario politico. Tuo padre in contatto con il Comando garibaldino assume la guida del gruppo in città. Alfonso Galasi e i suoi uomini continuano a recuperare armi, a fabbricare documenti falsi, e conducono le trattative da mesi avviate da Brambilla, Campegi e Passariello con il colonnello Alfredo Malgeri, comandante della Guardia di Finanza di Milano. Il 24 aprile 1945 alla presenza di tuo padre, in una casa di via Volturno a Milano, Malgeri si dichiarerà pronto ad appoggiare apertamente l’imminente insurrezione e all’alba del 26 aprile 1945 guiderà i suoi finanzieri all’occupazione della Prefettura.
Nelle giornate insurrezionali il Gap Mandel comandato da Galasi, cambia la propria denominazione in 3a Gap – II distaccamento.
Poi, dopo la Liberazione, tu insieme a tutti gli altri siete tornati al vostro lavoro, senza nulla chiedere, dopo 18 mesi dedicati interamente alla lotta armata. Tuo padre, di cui tu hai sempre avuto un commosso ricordo, ti lascerà all’inizio del 1951 per le terribili sofferenze patite a Villa Triste.
Ecco, questa è stato l’importante contributo che tu, con i tuoi compagni gappisti avete dato per la liberazione dal nazifascismo e per costruire una società più giusta.
Ho passato con te giornate indimenticabili. Io lavoravo allora alla Bovisa, in una banca. Quel lavoro non mi è mai piaciuto e chiedevo dei permessi o delle giornate di ferie per incontrarmi con te e riprendermi dalla monotonia del lavoro e da quell’ambiente che mi opprimeva. Tu mi raccontavi del periodo resistenziale e di quei giorni drammatici ma gloriosi. A fatica riuscivo a tenere a mente i nomi dei tanti tuoi compagni di lotta. Quando ritornavo a casa cercavo di ricostruire quello che mi avevi detto. Quegli incontri sono stati per me importanti anche per conoscerci a fondo e costruire un rapporto di reciproca e profonda amicizia. Ci scambiavamo le nostre  opinioni sulla situazione politica che si andava sempre più deteriorando e trovavamo sempre punti di vista comuni.
Tu eri profondamente amareggiato perchè sentivi che i sacrifici di tanti tuoi  compagni non erano serviti a costruire un mondo migliore. Siamo infatti di fronte al preoccupante rifiorire di movimenti antisemiti, xenofobi e neofascisti, ad una gravissima crisi economica, ad una caduta senza precedenti dell’etica pubblica, al manifestarsi quasi quotidiano di fenomeni di corruzione in una società che celebra ogni giorno, il rito dell’effimero, del successo individuale, della scomparsa della solidarietà. Particolarmente grave è il “marciume” come amavi chiamarlo, di questa società, sempre più corrotta. Tutto ciò era inconcepibile per te che avevi dato tutto te stesso, durante la Resistenza e negli anni successivi, in modo disinteressato e generoso, senza nulla chiedere in cambio, per il bene della collettività.
Non era sicuramente questa la società che tutti voi, Combattenti per la Libertà volevate. Ma un bene prezioso ci avete lasciato in eredità, con la vostra lotta e il vostro sacrificio: la Costituzione repubblicana, antifascista in ogni suo articolo,che ora si vuole cambiare e completamente stravolgere.
Caro Enzo, ci mancherai moltissimo, mancherai tantissimo a me, che avevo trovato in te un vero compagno e un amico sincero. L’ultima volta che ti ho visto in Casa di Cura mi hai subito riconosciuto e mi hai chiesto: “ come va l’ANPI ?” Ecco, era questa la tua preoccupazione perchè la Resistenza e l’impegno politico sono stati la tua scelta di vita. Nella tua vita hai fatto tanto per tutti noi. Ora ti diciamo: riposa in pace.
Ma noi non ci possiamo riposare, non possiamo dire di essere stanchi. Dobbiamo continuare a difendere quelle conquiste che tu e i Combattenti per la Libertà ci avete dato e batterci per un mondo più giusto. E’ questo il compito gravoso che ci attende e il modo migliore, ne sono certo, per ricordarti.

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