Relazione di Roberto Cenati alla riunione del Comitato Provinciale e dei Presidenti di Sezione – Sabato 7 Novembre 2015

Cari compagni è questa la prima riunione del Comitato Provinciale e dei Presidenti di Sezione che si svolge nella nuova sede della Casa della Memoria.
Prima di affrontare gli argomenti all’ordine del giorno voglio ricordare Gianfranco Maris e Tino Casali che ci hanno lasciato negli ultimi mesi.

Gianfranco Maris e Tino Casali
Gianfranco Maris, partigiano, deportato nel lager di Mauthausen è stato per decenni Presidente dell’Aned e Vicepresidente dell’ANPI Nazionale. Attualmente era membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI provinciale di Milano.
Il tema sul quale Gianfranco si è sempre battuto riguarda la Memoria.
Nella raccolta dei suoi interventi Scritti contro l’oblio, curata da Giovanna Massariello, viene riportato un suo discorso tenuto a Milano davanti al Monumento del Deportato il 4 maggio 2008. Maris osserva:
“Ogni giorno che passa aumenta, nel mio animo, il timore di “lasciare” senza avere avuto il tempo di rendere tutta la mia testimonianza, per contribuire a consolidare una conoscenza indelebile di ciò che hanno veramente rappresentato in Europa, il fascismo e il nazismo nel secolo degli stermini, con il loro disegno di un “ordine nuovo”, basato sul razzismo come ideologia e sulla violenza criminale come sistema di governo”. “Ogni giorno che passa – sottolinea Maris – mi conferma che non abbiamo saputo ancora mettere la “memoria dell’offesa” al riparo dall’assedio del revisionismo e dell’oblio, che si rinnovano a ogni stagione.”

Maris e Casali era uniti da una lunga reciproca conoscenza e dalla loro comune battaglia per realizzare a Milano la Casa della Memoria.

Tino Casali ci ha lasciato Giovedì 29 Ottobre 2015. Casali ha rappresentato per oltre quarant’anni, come Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano e poi come Presidente nazionale l’antifascismo non solo milanese, e ha svolto una instancabile e continuativa azione a difesa delle istituzioni democratiche e della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. E’ stato, durante la Resistenza, comandante partigiano nell’Oltrepò Pavese. Alla vigilia dell’insurrezione è stato commissario di guerra della Divisione d’Assalto Antonio Gramsci, la prima ad entrare a Milano il 27 aprile 1945.
Il suo contributo alla liberazione del nostro Paese dal nazifascismo e nel dopoguerra è stato di rilevante importanza. Come ininterrotta è stata la sua battaglia contro la deriva revisionista e nella difesa della Costituzione in occasione del referendum del 2006.
Nel maggio del 1969 Casali stato tra i promotori del Comitato Permanente Antifascista per la Difesa dell’Ordine Repubblicano, riferimento fondamentale negli anni della strategia della tensione e del terrorismo. Il suo instancabile impegno era volto a proiettare l’ANPI al di fuori delle cinque stanze di via Mascagni, per stabilire un prezioso rapporto con le altre Associazioni Partigiane, con la Comunità Ebraica di Milano, con le istituzioni, con le forze politiche e sindacali che facevano parte del Comitato Permanente Antifascista, con il presidio Militare di Milano e i rappresentati delle forze Armate. Sottolineavi sempre con fermezza, la natura dell’ANPI che non è quella di una Associazione qualsiasi, ma di una Associazione combattentistica, nata il 6 giugno del 1944, all’indomani della Liberazione di Roma. Nella relazione congressuale del 14 marzo 1981 Casali osservava: “La Resistenza in questo momento tormentato non può essere avulsa, non può essere staccata dalla lotta, non può essere spettatrice passiva, ma deve essere una protagonista onesta e fedele nella difesa degli ordinamenti costituzionali, per la ricostruzione di una Repubblica veramente madre di tutti gli italiani. Come la volevano allora i protagonisti, morti e vivi della Resistenza.
Dobbiamo con la mente, con l’azione, con la penna, riprendere i nostri temi, quelli dell’onestà, della libertà, della pace, della giustizia, i temi dell’ antifascismo e della Resistenza.”

Casa della Memoria
Siamo oggi nella Casa della Memoria. Il luogo e lo spazio sono accoglienti ed adeguati. Ci vorrà del tempo per sistemare tutto. Rivolgo un vivo ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato alla impegnativa fase del trasloco. Oltre alla Segreteria ringrazio, in particolare, Nica, Daniele Leonardi, Francesco e Renato Gianotti, Fusetti, Pirovano, Antonio Masi.
Anche la Convenzione da noi sottoscritta è molto buona. Ma si è arrivati a questo risultato dopo una contrattazione difficile e a volte anche aspra con l’Amministrazione Comunale, battaglia che l’ANPI ha condotto, per mesi, da sola. Si sono ottenuti importanti risultati: non si è accettata la responsabilità solidale che compariva nella prima bozza, secondo la quale tutte le Associazioni accolte nella Casa della Memoria erano legate da un patto indissolubile, da una responsabilità solidale e comune anche sotto il profilo economico. Se qualche Associazione fosse stata morosa stava alle altre ripianare i debiti. Altri due fondamentali risultati sono stati ottenuti: la durata, portata da 12 a 19 anni e le spese. Nella convenzione si parla di comodato d’uso gratuito. L’affitto è quindi gratuito. Le spese, nella bozza, invece dovevano essere forfettarie. Abbiamo insistito per una loro quantificazione Saranno di 6700 Euro annui. Ciò significa per l’ANPI un significativo risparmio, tenuto conto che nella sede di via San Marco pagavamo 24.000 euro all’anno tra affitto e spese.
Una seconda importante battaglia è stata da noi condotta, sempre in solitudine, per ottenere che all’ingresso fosse garantita una custodia comunale adeguata, per controllare chi entra e chi esce dall’edificio. Anche sotto questo profilo abbiamo sostenuto un duro confronto con l’Amministrazione Comunale protrattosi dal primo di luglio sino alla fine di settembre.
Ma siamo riusciti ad ottenere questo rilevante risultato: dalle 9,00 alle 17,00 è garantito il servizio di portineria, fondamentale in un edificio così vasto che potrebbe diventare un obiettivo sensibile.

Sedicesimo Congresso nazionale ANPI
Siamo chiamati ad una impegnativa campagna congressuale. E’ stato ultimato il documento politico sul quale dovrà vertere la discussione e il regolamento nazionale. Il Congresso nazionale si svolgerà, in una data ancora da definire, entro le prime due settimane di maggio. Il Congresso Provinciale dovrà svolgersi entro la fine di marzo 2016, preceduto dai Congressi di sezione. A questo proposito ogni comitato provinciale dovrà redigere un apposito regolamento per il congresso delle sezioni e di quello provinciale.
I congressi di sezione devono essere concordati con la Segreteria provinciale, dopo la stesura del regolamento da parte Comitato Provinciale di Milano.

La pace in pericolo
Stiamo attraversando un periodo in cui la pace, bene prezioso donatoci dalla Resistenza italiana ed europea che furono guerra alla guerra è messa in serio pericolo. Dall’Iraq alla Siria, alla Libia, al Libano, alla Palestina, all’Egitto, alla Tunisia: il Medio Oriente è una regione destabilizzata, attraversata da conflitti sempre più sanguinosi, aggravati dal ripresentarsi del fenomeno del terrorismo jihadista, resonsabile dell’abbattimento dell’aereo di linea russo sul Sinai. L’Europa sta vivendo una delle crisi più gravi del dopoguerra, con la pericolosissima tensione nei rapporti tra Russia e Nato e con la situazione drammatica determinatasi in Ucraina, dilaniata da un sanguinoso conflitto, in cui stanno riemergendo forze dichiaratamente antisemite, ultranazionalise e xenofobe.

Il dramma dell’immigrazione
E’ oggi impossibile sottrarci alle sfide globali, come quella costituita dagli spostamenti di grandi e dolenti masse umane (sono 232 milioni i migranti nel mondo) che cercano di sottrarsi alle guerre, alla fame, alla violenza.
Contro questo vero e proprio esodo epocale si contrappone la Lega di Salvini, alleata di Casa Pound che individua, come è già avvenuto nel corso del Novecento, un nemico esterno su cui scaricare tutte le responsabilità e le frustrazioni.
Scriveva Primo Levi: “La dottrina da cui i campi sono scaturiti è molto semplice, e perciò molto pericolosa: ogni straniero è un nemico, ed ogni nemico deve essere soppresso: ed è straniero chiunque venga sentito come diverso per lingua, religione, aspetto, costumi o idee. Che questa dottrina abbia portato, nel giro di pochi anni a milioni di vittime, è un segno infausto: è segno che, accanto al bisogno d’amore si annida il seme dell’intolleranza, e può germogliare e ingigantire se le circostanze lo consentono.”

Populismi e destra in Europa
L’Unione Europea non ha esitato a parlare dell’uscita dalla Grecia dall’euro, ma non ha fatto il minimo cenno a sanzioni contro l’Ungheria di Orbàn che ha eretto muri di filo spinato contro i profughi e che due anni fa voleva censire gli ebrei presenti in quel Paese o contro la Repubblica Ceca che addirittura ha marchiato ogni immigrato che metteva piede sul suo territorio.
Particolarmente preoccupante è la situazione creatasi in Polonia, dopo il voto di domenica 25 ottobre 2015. L’onda nera dell’Est ha raggiunto quel Paese in cui si è registrata la vittoria del partito della destra anti Unione Europea e anti immigrati, che vuole una Nato più forte contro la Russia di Putin. Lo slogan in campagna elettorale del Pis basta a dire tutto: “Portiamo Budapest a Varsavia”. Coscienti o meno stiamo andando verso un’Europa orientata dagli egoismi nazionali. Oggi, oltre ai populismi, preoccupano le recrudescene neonaziste, antisemite xenofobe e razziste presenti nell’Europa che aveva sconfitto settant’anni fa il nazismo.
Non è questa l’Europa che volevano i Combattenti per la Libertà e quella sognata da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi: un’Europa politicamente e socialmente unita che guardasse ai bisogni e alle sofferenze dei popoli.

Intransigente difesa della Costituzione e dei suoi valori
Nel documento congressuale c’è un capitolo dedicato all’intransigente difesa della Costituzione e dei suoi valori. Ciò non significa rifiuto di ogni modifica, ma contrarietà ad ogni tentativo di stravolgere le linee portanti, i valori, i principi della Costituzione.
La Costituzione sta correndo un grave rischio. Lo si può dedurre dalle dichiarazioni molto chiare dell’allora Presidente del Consiglio Enrico Letta che il 29 maggio 2013 sosteneva: “Oggi dobbiamo dirci che abbiamo di fronte una grande opportunità: l’opportunità di iniziare un percorso che ci porti a cambiare la nostra Costituzione nelle parti che l’hanno resa oggi non adeguata allo spirito dei tempi e alla necessità di efficacia e rapidità nelle decisioni che il nostro sistema richiede.
Se abbiamo istituzioni che non riescono a decidere, il risultato è l’abbassamento del tasso di competitività del nostro sistema. Questo è uno degli elementi che ci sprona ad affrontare la questione con la massima urgenza”.
Si sostiene quindi la tesi di una modernizzazione della Cosituzione, per adeguare la nostra Carta alle necessità del mercato e della competitività. E’ bene, a questo proposito, precisare che il nostro approccio è sempre stato e sarà sempre di natura costituzionale e non politico-partitico. Il nostro interesse prevalente è e deve essere costituito dalla Costituzione repubblicana e non deve essere distratto da preoccupazioni di altro tipo. Non si può cedere e non si possono accettare compromessi sul terreno della difesa della costituzione, perchè in gioco è il nostro sistema democratico.

Superamento del bicameralismo perfetto
Col pretesto di modificare alcuni difetti del bicameralismo paritario “perfetto” si è messo mano ad una riforma che ha tutta l’aria di togliere di mezzo (o comunque svuotare) uno strumento di garanzia, cioè un Senato degno di questo nome. Si è andati avanti su questa strada, che condurrebbe – in definitiva – con l’aggiunta di una legge elettorale aberrante, a concentrare tutti i poteri su una sola Camera, riducendo, se non eliminando, il prestigio e il connotato di “contro potere” che il legislatore costituente aveva attribuito al Senato.
Una soluzione fortemente contrastata dall’ANPI, non per conservatorismo ma perché, così facendo, si ridurrebbero gli spazi di democrazia, si inciderebbe fortemente sulla rappresentanza dei cittadini, si svilirebbe il ruolo di quel Senato che, in molti Paesi, è addirittura la Camera più “alta”, quella più prestigiosa, dotata di maggiori competenze anche sul piano culturale e scientifico. La legge elettorale, poi, più volte rimaneggiata, sembra fatta a vantaggio di un presunto vincitore che, con l’aiuto di un forte premio di maggioranza potrebbe diventare – senza neppure più l’ostacolo del Senato – il padrone del Paese o quantomeno del Parlamento. Ed anche in questo caso, anziché restituire la parola ai cittadini, come ha invocato la stessa Corte costituzionale, la si toglie ancora una volta, prefiggendo una platea con troppi “nominati” oltreché un sistema che, in caso di ballottaggio, consentirebbe di diventare “padroni” del Paese con pochi voti, in uno scenario caratterizzato dal preoccupante fenomeno dell’astensionismo. Di fatto, questa riduzione degli spazi di democrazia si è realizzata anche in altri modi, imponendo una sorta di supremazia del Governo sul Parlamento (è il Governo che, spesso, detta l’agenda e i tempi del Parlamento), svuotando quest’ultimo del suo potere-dovere di discussione e riflessione, attraverso il sistema dei decreti legge, delle leggi delega in bianco (contrariamente al disposto dell’art. 76 della Costituzione ), e dei numerosissimi voti di fiducia, con i quali si toglie la possibilità stessa di discutere e formulare proposte.

Seconda lettura al Senato
C’è molta soddisfazione, nel Governo e nella maggioranza, perché il traguardo si considera raggiunto. Però c’è poco da rallegrarsi per il modo con cui il Parlamento, di non eletti, ma di designati dai partiti,in virtù di una legge elettorale incostituzionale, ha svolto il suo ruolo. Si potrebbe immaginare, su riforme della Costituzione, un confronto serio e pacato, tipo Assemblea costituente ma la bagarre che c’è stata, e l’assenza di un dibattito veramente approfondito, contrastano fortemente con ciò che aveva ritenuto il legislatore costituente quando approvò l’art. 138. Si era parlato, riguardo all’elezione diretta dei senatori, della necessità di dare la parola ai cittadini, ma il meccanismo che si è escogitato non è chiaro, tanto che perfino i più favorevoli parlano di una soluzione “simile” all’elezione diretta ed altri si riservano di vedere come saranno sciolti i nodi dalla legge ordinaria che verrà presentata sei mesi dopo l’approvazione della revisione costituzionale. I sindaci da eleggere sono 21 e possono considerarsi eletti dai cittadini per fare i Sindaci, non per fare i Senatori. E poi, come faranno a svolgere l’uno e l’altro impegno?

Impegno dell’ANPI per la Costituzione
Dobbiamo impegnarci a fondo contro riforme che incidono non solo sul tessuto costituzionale, ma sulla struttura dello Stato e sui diritti dei cittadini. L’ANPI in questa fase seguirà con attenzione la costituzione dei Comitati referendari, tenendo conto che l’iter parlamentare non è ancora finito, perché il Disegno di Legge deve tornare alla Camera e forse subire altre letture, di cui le ultime, a maggioranza assoluta dei componenti. Sarà interessante vedere se ci sarà questa maggioranza, e come risulterà composta.
Nel frattempo nostro non facile compito deve essere quello di fare chiarezza tra i cittadini.Il Disegno di legge Costituzionale Boschi, ha infatti un titolo significativo: “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”. Una riforma costituzionale di grande peso, come quella che attiene alla eliminazione o trasformazione di una delle due Camere, non può essere neppure concepita per semplici ragioni di risparmio di spesa, come frequentemente si sostiene. Il problema è quello della funzionalità, non quello dei costi.
Sarà quindi molto difficile spiegare alla gente i contenuti di questa revisione costituzionale che sin dal suo titolo si incentra, sui tagli alla politica. Stiamo attraversando infatti un delicatissimo momento caratterizzato dalla crescente ostilità dei cittadini nei confronti della politica, per gli ormai quotidiani episodi di corruzione e di infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni comunali. Tutto ciò è confermato dal fatto che solo il 50% degli elettori va a votare.

Attuazione della Costituzione
Forte deve essere l’impegno nel pretendere che, finalmente i princìpi costituzionalali vengano attuati ed i diritti resi effettivi ed esercitabili. Non si tratta, in questo caso, di ingaggiare singole battaglie, che spesso sono di competenza dei partiti, dei sindacati e di altre forme associative. L’ANPI deve essere ferma sul principio che le indicazioni che la Costituzione dà in ripetute occasioni, ai futuri governi, sono, in realtà “ordini” e come tali vanno eseguiti, certamente in conformità con i tempi e con i problemi economici, ma mai trattati come se fossero mere astrazioni, e deve pretendere, con forza e consapevolezza, che il lavoro venga rimesso al centro della politica e della stessa realtà sociale del Paese.

Rispetto delle regole e autonomia dell’ANPI
Nel documento si richiama il ruolo dell’ANPI come coscienza critica del Paese, la sua autonomia dalle forze poltiche, la necessità di rispettare le regole statutarie e il regolamento nazionale. Il rispetto delle regole è fondamentale se vogliamo contare nella società e avere un peso significativo. In particolare ogni sezione deve svogere la sua attività nell’ambito del proprio territorio ed è tenuta a segnalare al Comitato Provinciale l’eventuale partecipazione a manifestazioni promosse da altri soggetti.
Nel documento viene dato ampio spazio alla formazione e al valore della memoria attiva.

Movimenti neofascisti e neonazisti
Contro i movimenti neofascisti che si pongono in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione, sempre più frequenti anche a Milano, Capitale della Resistenza, va sviluppata una ampia e intensa azione a livello culturale ideale e storico per denunciare, a un’opinione pubblica troppo passiva e indifferente, il vero volto del fascismo, sconfitto militarmente il 25 apile 1945, ma non idealmente e culturalmente. Ma come si può pensare, d’altra parte, che in Italia ci sia una decisa azione contro le ideologie e i movimenti neonazisti e neofascisti se la parola antifascismo è quasi scomparsa dalla terminologia e dal dibattito politico?
Certo va sconfitta l’indifferenza della gente. Ma c’è un altro grosso problema da affrontare che riguarda le giovani generazioni. Uno dei guai della nostra scuola è che l’insegnamento della storia contemporanea si ferma troppo presto. Sulla Seconda Guerra Mondiale, sul fascismo, sulla Resistenza e sul processo costituente si insegna e si conosce ben poco, come è dimostrato dal fatto che tra i temi della maturità solo il 2% di maturandi abbia scelto la Resistenza, certamente non per disamore, ma per difetto di conoscenze sufficienti.
Bisogna quindi agire su più piani: quello della controffensiva ideale, culturale e storica per scalfire l’indifferenza della gente, quello della pressione nei confronti delle istituzioni e delle autorità pubbliche, quello dell’iniziativa rappresentata, dove se ne individui l’opportunità, di presidi contro le manifestazioni neofascite.

Ruolo della Magistratura
Se almeno in due occasioni, la Suprema Corte di Cassazione ha manifestato attenzione al problema delle manifestazioni neofasciste, confermando sentenze di condanna per il saluto romano in luogo pubblico, siamo costretti a rilevare che nella Magistratura di merito affiorano sensibilità molto più contenute rispetto al problema e qualche volta anche disinvolte, che manifestano qualcosa di peggio rispetto alla semplice disattenzione. Il 10 giugno 2015 a Milano, a seguito delle denuncia dell’ANPI alla Procura della Repubblica, è stata emessa una sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”, di un gruppo di fascisti imputati dal Pubblico Ministero di concorso in apologia del fascismo per la manifestazione neofascista del 29 aprile 2014, per la quale era stato richiesto il rinvio a giudizio. L’episodio è paradossale perchè per gli stessi episodi accaduti il 29 aprile 2013, un altro giudice della stessa Procura ha rinviato a giudizio 16 neofascisti per concorso in apologia di fascismo. Ma il fatto resta e l’assoluzione dei neofascisti è davvero inaccettabile, sia perchè gesti e simboli di chi manifestava avevano una chiara connotazione fascista, sia per il netto contrasto con i valori cui deve ispirarsi la nostra Repubblica.

Iniziativa ANPI Provinciale
Contro il rifiorire dei movimenti neofascisti e neonazisti a Milano e nei Comuni della Città Metropolitana l’ANPI si è mossa bene. Ne è testimonianza la nostra opposizione allo svolgimento a Milano e nei Comuni dell’hinterland della festa nazionale di Casa Pound. Come Comitato Permanente Antifascista siamo riusciti ad ottenere l’intervento del Sindaco di Milano e siamo stati ascoltati in Prefettura nel Comitato per l’ordine e la sicurezza. Venerdì 12 settembre 2015 abbiamo promosso un presidio alla Loggia dei Mercanti e il giorno successivo una manifestazione a Castano Primo, dove sia il Sindaco che il Prefetto non avevano autorizzato la manifestazione neofascista, svoltasi poi non ottemperando al divieto.

Petizione per lo scioglimento dei movimenti neofascisti
Quanto avvenuto nei confronti di Casa Pound sta a dimostrare che l’azione combinata nei confronti delle istituzioni, delle autorità pubbliche e la mobilitazione sul territorio, può avere successo.
In questi giorni sta circolando un appello per una raccolta di firme lanciata da alcune realtà e movimenti antifascisti, da presentare alle massime autorità dello Stato. Non ci convince questa proposta perchè non è con una raccolta di firme che si possa pensare di esercitare una influente azione volta al rinnovamento dello Stato, perchè diventi realmente antifascista.
Il cammino che si vuole percorrere e proporre è già stato intrapreso dal Presidente Nazionale Carlo Smuraglia che, recentemente, proprio in occasione di due raduni neofascisti in Lombardia, ha scritto alle più alte cariche dello Stato. Soltanto Laura Boldrini ha risposto al suo appello.
La nostra Associazione ha quindi già compiuto questo importante passo istituzionale,con risultati non certo incoraggianti.
L’operazione proposta da alcuni movimenti antifascisti si caratterizza per una notevole carica anti-istituzionale e contiene una implicita critica all”ANPI di non sapersi contrapporre con energia ai rigurgiti neofascisti.
Se si voleva coinvolgere l’ANPI e altre Associazioni della Resistenza, lo si doveva fare senza presentare preventivamente una piattaforma già scritta, sulla quale dovevamo semplicemente apporre la nostra firma.
Tutto ciò si è poi verificato al di fuori della sede deputata a tali questioni: il Comitato Permanente Antifascista, sorto nel maggio del 1969, nel quale, oltre alle Associazioni della Resistenza, sono presenti le forze politiche, i sindacati e le Associazioni democratiche.
I contenuti dell’appello, oltre a diverse inesattezze, non sono condivisibili, per la loro carica anti-istituzionale e per il fatto che si accomunano tutti i questori e i prefetti in un atteggiamento di acquiescenza verso le formazioni neofasciste. Si sostiene che le questure e le prefetture “organizzano, tutelano e garantiscono l’agibilità politica dei gruppi neofascisti”.
La realtà è molto diversa. Lo ha dimostrato Milano, dove il prefetto Tronca è intervenuto per negare l’autorizzazione alla festa nazionale di Casa Pound. E’ poi da respingere, perchè appare inaccettabile, l’equiparazione movimenti neofascisti, questure e prefetture.
Ci sembra poi scorretto rivolgersi alle singole sezioni dell’ANPI, chiedendo la loro adesione alla petizione, quando è ben nota la posizione dell’ANPI provinciale di Milano.

Iscrizione di Franco Servello al Famedio
In questte ultime settimane ci siamo trovati di fronte alla gravissima decisione, votata all’unanimità dalla Commissione per il Famedio, dell’ iscrizione di Franco Servello.
Anche in questa occasione ci siamo mossi bene, riuscendo a dare rilievo mediatico alla nostra posizione, che per primi abbiamo manifestato, nel silenzio generale. L’ANPI e l’ANED hanno poi confermato, in due successivi comunicati, la loro netta contrarietà all’iscrizione di Franco Servello al Famedio del Cimitero Monumentale decisa all’unanimità dalla Commissione Consiliare per le onoranze al Famedio. Franco Servello, senatore del Movimento Sociale Italiano, non ha mai rinnegato il suo passato e le sue nostalgie fasciste e fu tra gli organizzatori, con altri esponenti del Movimento Sociale Italiano, della manifestazione neofascista del 12 aprile 1973, vietata dalla Questura di Milano. Nel corso della manifestazione e degli incidenti provocati dai neofascisti venne ucciso Antonio Marino, Guardia di pubblica sicurezza, insignito il 5 maggio del 2009 dalla Presidenza della Repubblica della Medaglia d’Oro al merito civile.
Riteniamo che compito della Commissione per le onoranze al Famedio sia quello di scegliere i cittadini che hanno dato lustro a Milano. Per le ragioni sopra esposte, pur con tutto il rispetto che abbiamo per i defunti, non ci sembra questo il caso di Franco Servello.
Così Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza vedrà iscritto accanto ai Combattenti per la Libertà il nome di chi si è sempre richiamato alle nostalgie del ventennio fascista. Il Giornale di martedì 3 novembre 2015 parla, non a caso di “svolta storica compiuta”.
Non ci aspettavamo davvero che si arrivasse a questa inaccettabile equiparazione tra resistenti e fascisti nella ricorrenza del settantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo dell’Italia e di Milano, proprio quando la nostra città è amministrata da una Giunta che, tra le priorità inserite nel suo programma di governo, ha posto il valore dell’antifascismo.
Riteniamo inaccettabile questa dolorosa ferita a Milano, Capitale della Resistenza.

Tesseramento
Le tessere consegnate sono state 10.269. Se i resi non saranno numerosi dovremmo raggiungere i 10.000 iscritti. Le Sezioni di Milano e Provincia sono 108.
Le tessere per l’anno 2016 saranno disponibili attorno a metà novembre.
Il lancio del tesseramento a Milano e Provincia lo effettueremo nella giornata di domenica 13 dicembre 2015 nella Casa della Memoria, con una iniziativa anche musicale, dedicata al nostro ingresso ufficiale nella nuova sede. Interverrà il Presidente Nazionale Carlo Smuraglia.
Diamo comunque indicazione alle Sezioni di Milano e provincia di rimanere aperte domenica 29 novembre, fissata dall’ANPI nazionale come giornata del tesseramento.

Appuntamenti
Gli appuntamenti che ci attendono sono numerosi. Il più importante è costituito dal 46° Anniversario della strage di piazza Fontana che quest’anno cade di sabato.
Il corteo partirà attorno alle 15,30 da piazza della Scala, per raggiungere piazza Fontana. Dopo la posa delle corone alle 16,37 inizieranno gli interventi ufficiali. Concluderà la manifestazione il Presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia.

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