QUELLA LEGGE NON ERA TRUFFA – Luciano Belli Paci

Raramente una campagna politica ha avuto un successo così pieno come quella che venne condotta contro la legge elettorale n° 148 promulgata il 31.3.1953 ed applicata nelle elezioni del 3 giugno di quell’anno.

Quella legge venne definita dagli oppositori “legge truffa” e, da allora, quell’appellativo si è imposto ed è entrato nella memoria collettiva, sia per i politici di ogni orientamento, sia per gli storici, sia per la gente comune.

L’approvazione della legge elettorale del 1953 ebbe caratteristiche in effetti molto discutibili, giacché le regole elettorali vennero cambiate nell’imminenza della consultazione politica, a colpi di maggioranza e con il ricorso al voto di fiducia. Inoltre, per come era congegnata, la legge appariva scritta su misura per la coalizione centrista che governava il Paese (Dc, Psdi, Pri, Pli) e che mirava alla riconferma.

Tuttavia, nel merito, il meccanismo elettorale voluto dal governo De Gasperi non era per nulla truffaldino, specie se confrontato con le solenni buggerature che ci sono state rifilate prima con il Porcellum del 2005 e poi con l’Italicum del 2015.

Infatti, la “legge truffa” assegnava sì un elevato premio di maggioranza (65 % dei seggi), ma solo alla lista o alla coalizione che avesse superato il 50 % dei voti validi: dunque un autentico premio dato alla maggioranza espressa dall’elettorato, per favorire la governabilità, non un espediente per trasformare la maggiore delle minoranze (Porcellum) o addirittura, potenzialmente, una seconda ed esigua forza (Italicum), in una larga maggioranza parlamentare.

Se nessuno avesse raggiunto la soglia del 50 % + 1 dei consensi, il premio non sarebbe scattato ed i seggi sarebbero stati ripartiti con criterio rigorosamente proporzionale.

Ed è proprio ciò che accadde nel 1953: la coalizione centrista ottenne il 49,8 % e per soli 54.000 voti il meccanismo maggioritario non scattò.

Il 31 luglio dell’anno successivo la “legge truffa” venne abrogata e si tornò al sistema proporzionale rimasto in vigore fino al 1993.

L’abrogazione non era un atto dovuto, visto che la “legge truffa” non era stata dichiarata (ed obiettivamente non era) incostituzionale e visto che la bocciatura da parte dell’elettorato era avvenuta per un soffio.

Ma erano altri tempi ed il rispetto della sovranità popolare era ancora qualcosa di sacrale.

De Gasperi morì pochi giorni dopo, il 19 agosto 1954.

Mi piacerebbe che l’ANPI ed il Comitato del NO alla deforma costituzionale il prossimo 19 agosto, nel 62°anniversario della morte, organizzassero un gesto riparatorio davanti alla tomba di Alcide De Gasperi nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura, a Roma.

Perché la sua legge, rispetto a ciò che abbiamo visto in questi anni, era la “truffa” più onesta del mondo.