Conferimento diplomi – 70° della Liberazione

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Conferimento diplomi – 70° della Liberazione

Sabato 15 Ottobre 2016Intervento di Roberto Cenati

Ringrazio il Prefetto di Milano Alessandro Marangoni, l’Assessore al Comune di Milano Maria Carmela Rozza, il Comandante del Presidio Militare Gen. Settimo Caputo, il Sottosegretario alla Regione Lombardia Augusto Cioppa, le autorità civili, militari e religiose intervenute. Ma ringrazio soprattutto voi, Combattenti per la Libertà, per avere lottato non solo per la libertà di noi tutti ma per la costruzione di un mondo migliore. Questo importantissimo appuntamento di oggi avviene proprio alla vigilia di una tragica ricorrenza per il nostro Paese. Settantatre anni fa, sabato 16 ottobre 1943, 1024 ebrei romani vennero rastrellati dai nazisti e deportati nel campo di sterminio di Auschwitz, dal quale solo in sedici ritornarono. Dopo l’8 settembre del 1943, iniziò nell’Italia centro-settentrionale occupata dai nazifascisti, la deportazione di ebrei, di oppositori politici, di lavoratori impegnati negli scioperi del dicembre del 1943 e del marzo del 1944 e di chiunque si opponesse consapevolmente al disegno di sopraffazione delle forze nazifasciste che volevano imporre in Europa e nel mondo un regime oppressivo, fondato sul razzismo, sull’antisemitismo, sul terrore e sulla riduzione in schiavitù dei popoli considerati “inferiori”. Da non dimenticare il ruolo nefasto svolto dalla Repubblica di Salò nella denuncia e nella cattura di ebrei, oppositori politici e lavoratori. Contro la barbarie nazifascista combatterono i Resistenti italiani ed europei per la libertà di tutti noi e per la costruzione di un mondo migliore.

Se si vuole intendere cosa fu la Resistenza italiana non si deve fare riferimento soltanto al periodo che va dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945. La Resistenza non attese Kesselring: essa aveva già avuto inizio sin da quando era cominciata l’oppressione, cioè sin da quando lo squadrismo fascista aveva iniziato la sistematica distruzione delle Camere del lavoro, delle cooperative, delle organizzazioni operaie e contadine sia socialiste che cattoliche, seminando il terrore e la morte. Senza l’opera dei primi oppositori al regime fascista tempratisi attraverso processi e carceri non ci sarebbe stata la nostra Resistenza, che tra le sue prime vittime ha visto uomini come Giacomo Matteotti, Antonio Gramsci, Giovanni Amendola, i fratelli Rosselli, Don Minzoni, Piero Gobetti. La Resistenza ha avuto i suoi antecedenti più diretti nella partecipazione degli antifascisti a difesa del governo repubblicano, nel corso della guerra civile spagnola di cui quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario. E’ il caso di dire che se il fascismo in Spagna vinse la battaglia iniziale della Seconda Guerra Mondiale, in Spagna l’antifascismo creò i quadri e le premesse per la vittoria finale del 25 aprile.

La Resistenza italiana si è caratterizzata per una sua particolare complessità. Non è stata solo delle partigiane, dei partigiani del Corpo Volontari della Libertà che agivano nelle montagne e nelle città, ma di quelle unità italiane che cancellarono la vergogna del fascismo, che combatterono e caddero nelle isole dell’Egeo, a Cefalonia, a Lero, a Rodi; dei militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943, deportati nei lager tedeschi (furono complessivamente 650.000, 50.000 dei quali non fecero ritorno) che preferirono la prigionia alla promessa di rientrare in Italia, subordinata alla loro adesione alla Repubblica di Salò; degli oppositori politici al regime nazifascista, dei lavoratori deportati nei campi di concentramento a seguito dei grandi scioperi del novembre-dicembre 1943 e del marzo 1944; degli ebrei che videro spegnere la propria vita nei campi di sterminio nazisti. Notevole e di grande peso fu la partecipazione delle donne alla lotta di Liberazione che conquistarono il diritto di voto, di cui erano prive, militando nelle file della Resistenza italiana. Ad esse va tutta la nostra infinita gratitudine. Un particolare ringraziamento rivolgiamo a due partigiane ultracentenarie presenti alla nostra cerimonia: Emma Fighetti e Rosa Boniforti. C’è stata quindi una Resistenza armata e una Resistenza non armata: entrambe hanno svolto un ruolo fondamentale per la Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. Determinante fu il largo schieramento unitario di tutti i partiti, dal Partito comunista a quello monarchico che, all’indomani dell’8 settembre 1943 costituirono il Comitato di Liberazione Nazionale per “chiamare gli italiani alla lotta e alla Resistenza”. E Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza ha voluto ricordare i Combattenti milanesi per la Libertà incidendo i loro nomi sotto la Loggia dei Mercanti, luogo simbolo della Resistenza milanese.

A distanza di settantuno anni dalla Liberazione dal nazifascismo, la pace, bene prezioso conquistato dalla Resistenza italiana ed europea che furono guerra alla guerra, è in serio pericolo. La guerra è – di per sé – il contrario dei diritti umani, perché ogni guerra, necessariamente, li calpesta e non di rado li annulla. Ma i diritti umani sono il fondamento della nostra convivenza, messa oggi seriamente in discussione dallo stragismo jihadista che ha provocato centinaia di vittime innocenti a Parigi, a Nizza, a Bruxelles e in altre parti del mondo.
Dalle guerre e dalla fame stanno fuggendo centinaia di migliaia di esseri umani che cercano accoglienza e rifugio nel nostro continente. Ma l’Europa, nella quale si sta pericolosamente ripresentando il virus del nazionalismo, della xenofobia, dell’antisemitismo, sembra soltanto capace di erigere muri, reticolati e barriere di filo spinato. E’ un’Europa profondamente diversa da quella prefigurata da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni nel Manifesto di Ventotene e dai Resistenti europei. Quella era un’Europa fondata sui principi di solidarietà, accoglienza e che guardava alle sofferenze della gente.

Viviamo in una società che registra la caduta sempre più preoccupante dell’etica pubblica, che sembra vivere solo nel presente e che celebra ogni giorno il rito dell’effimero, dell’egoismo, del successo individuale, della scomparsa della solidarietà. “Non è questo il paese che sognavo”, titolava un bel libro del Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che recentemente ci ha lasciato. Non dobbiamo però perdere la speranza, perché i lineamenti fondamentali, le prospettive del nostro Paese sono contenuti nella eredità più preziosa della Resistenza italiana, la Costituzione repubblicana, che a distanza di quasi 70 anni dalla sua entrata in vigore deve essere ancora attuata nei suoi principi fondamentali. Nostro compito è di contribuire alla sua attuazione e di far rivivere i valori della pace, della solidarietà, della politica intesa come servizio alla collettività e al bene comune che furono patrimonio dei Combattenti per la Libertà. “La Resistenza – ricordava Aldo Aniasi – non è un pezzo da museo, non deve essere mummificata, appartiene alla nostra vita, deve essere un elemento dell’impegno civile di ogni giorno”.