Il museo della Resistenza non decolla. Due anni di litigi su collocazione e spazi

Scende in campo anche l’Anpi nazionale contro il progetto del museo della Resistenza al piano terra della Casa della Memoria. I partigiani chiedono di rivedere il progetto «che, fatto grave, è portato avanti senza di noi e in un luogo angusto e non all’altezza».

L’annuncio del museo della Resistenza venne dato quasi a sorpresa due anni e mezzo fa dal ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini. La Casa della Memoria non era nemmeno stata inaugurata, eppure il governo volle premiare il rendimento milanese di creare in tempi nemmeno esagerati un luogo che celebrasse la storia del Dopoguerra con 2,5 milioni per la nuova opera. Da realizzare, però, al piane terra dello stesso edificio all’Isola. Apriti cielo. Fin da subito le associazioni ospitate insorsero, «onorate che si faccia a Milano ma se si fa che si faccia bene, con un vero museo». Da allora la polemica non è mai rientrata, tanto meno ora che la giunta Sala ha confermato che si farà proprio lì, ai piedi del Bosco Verticale. Anche se i tempi ancora non si conoscono. Lo slancio iniziale appare però ridimensionato: non si parla più di un museo, ma di uno «Spazio Resistenza 1943-1945».

Il centro nazionale di interpretazione della Resistenza, come lo si definisce nel progetto di uno studio di architettura toscano, prevede un percorso espositivo in una «agorà multimediale». Documenti originali dell’archivio dell’Istituto della Resistenza, tavoli interattivi, video e citazioni da Pavese a Quasimodo, suoni che rieccheggiano bombe e sirene e sette stazioni cronologiche, come “il paese che muore e rinasce”, “dai ribelli ai partigiani”, “l’estate della libertà”, “un altro rigido inverno”. Il percorso occuperà quasi tutti i 400 metri quadri al piano terra dell’edificio inaugurato due anni fa in via Confalonieri, riservati alle attività delle associazioni ospitate ai piani superiori, l’Anpi ma anche gli ex deportati, l’Associazione vittime del terrorismo e quelle di Piazza Fontana oltre all’Istituto nazionale Parri presieduto da Valerio Onida che tiene le fila del progetto. E che difatti così aveva lanciato il suo appello alla collaborazione un mese fa: «La presenza del museo farà sì che la Casa della Memoria non resti un insieme di uffici e archivi, ma sia aperta a scolaresche e visitatori», aveva detto il costituzionalista. Per l’Anpi farlo lì invece è come mortificarlo: «È un’ipotesi riduttiva e non degna di inserirsi nella “linea museale” da cui il Comune trae grande vanto», è l’attacco dei vertici nazionali che rilanciano la questione. Mai davvero sopita.

L’ex giunta Pisapia abbracciò «l’opportunità» data dal governo. Alla giunta Sala l’Anpi aveva segnalato altre sedi papabili, dal Museo del Risorgimento all’ex Collegio Calchi Taeggi, lo ricorda oggi ancora furibondo il presidente milanese di Anpi, Roberto Cenati. Ma Sala ha di recente tagliato corto che «il Comune ha condiviso la scelta del ministero su via Confalonieri dopo una ricognizione di ogni possibile alternativa».

Salvo sorprese, lo “Spazio di interpretazione” nascerà lì. Dove però, rilevano i critici, il progetto dello studio Baukuh lo lasciava volontariamente spazio libero: «Il progetto è sbagliato – attacca l’architetto Stefano Boeri, padre di un primo studio preliminare della Casa della Memoria – occupa in modo molto discutibile e totale uno spazio pensato per essere aperto a continui eventi e incontri: snatura lo spirito della Casa della Memoria». La giunta Sala difende la scelta del luogo, «è l’ideale – dice l’assessore alla Cultura, Filippo Del Corno -. Auspico che tutte le associazioni attualmente ospiti della Casa della Memoria vorranno dare il miglior contributo possibile alla realizzazione del progetto».

ILARIA CARRA, Repubblica 9 Luglio 2017

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