La Costituzione compie 70 anni, venne promulgata il 27 dicembre 1947

Art 111 costituzione

La Costituzione della Repubblica italiana compie 70 anni. Venne firmata e promulgata il 27 dicembre del 1947, dopo 18 mesi di lavoro dell’Assemblea Costituente, dall’allora Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, in una sala di Palazzo Giustiniani. Entrata in vigore il primo gennaio 1948, consta di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali.

La Repubblica italiana è la sua Costituzione. E’ stata conquistata grazie al sacrificio di tutti coloro che in vario modo sono stati i protagonisti della Resistenza e della Liberazione. Occorre mantenere limpido l’orizzonte della sua piena attuazione. Dev’essere conosciuta, studiata e amata da tutti, in particolare le ragazze e i ragazzi del nostro Paese: nelle sue pagine e nei suoi articoli è racchiuso il sistema di valori che fa crescere la speranza e che motiva all’impegno sociale e civile.

Piero Calamandrei, membro dell’Assemblea Costituente, durante il suo famoso discorso agli studenti milanesi, svoltosi nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria, il 26 gennaio 1955, disse fra l’altro: «Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.»

«Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.»

 

Devastazione al Liceo Parini: la condanna dell’ANPI Provinciale di Milano

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L’Anpi Provinciale di Milano denuncia la gravissima incursione compiuta un paio di giorni fa all’interno del Liceo Classico Parini, con la vandalizzazione di tre aule, la distruzione di vocabolari, di libri, di computer. Su una scrivania sono comparse alcune svastiche e scritte inneggianti a Mussolini.
Con questa deprecabile azione si sono voluti prendere di mira il sapere e la conoscenza, che costituiscono le fondamenta della democrazia e della libertà, solennemente sancite dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
Se questa pericolosissima deriva viene imboccata allora vuol dire che sono a rischio le stesse basi della convivenza civile nel nostro Paese.
Mentre chiediamo che i responsabili di questo ignobile gesto siano individuati, esprimiamo agli studenti e ai docenti del Liceo Parini la solidarietà di tutta l’ANPI Provinciale di Milano.

Roberto Cenati – Presidente ANPI Provinciale di Milano

Aldo Aniasi, Sindaco di Milano

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Aldo Aniasi Sindaco di Milano (1967-1976)
Cinquanta anni fa, nel 1967, Aldo Aniasi veniva nominato Sindaco di Milano, città che guidò fino al 1976. Aniasi è per tutti noi una figura prestigiosa e limpida di socialista, un uomo delle istituzioni, un combattente per la libertà e un amministratore capace. A poco più di vent’anni Aniasi comandò una Brigata partigiana che liberò e poi difese con le armi la Repubblica dell’Ossola strappata all’occupazione tedesca nell’estate del 1944. E’ grazie ad uomini come lui che il nostro Paese si è liberato dall’oppressione nazifascista ed è grazie ad uomini come lui che, nella stagione terribile degli anni di piombo, delle stragi fasciste l’Italia ha saputo conservare le sue istituzioni democratiche.
Voglio ricordare Aniasi come sindaco di Milano, in uno dei momenti più terribili della storia della nostra città, nel giorno della strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969. “In quel giorno – ricordava Aniasi in occasione del trentesimo anniversario di Piazza Fontana – io ero in Piazza Cavour, in un Convegno internazionale – e fui avvertito che una caldaia era scoppiata in piazza Fontana. Corsi, e vidi uno spettacolo – come tutti sanno – orribile, e già le autorità dello Stato erano qui riunite e fui accolto da una dichiarazione che trovava da più parti conferma: “ricordate la strage del 1921, la strage del Diana: gli Anarchici”. E fu subito indicato immediatamente che quella non era solo una pista – anzi era una certezza.
“Debbo dire che chiedevo a me stesso – continua Aldo Aniasi – come potevano essere già, con precisione, individuate le responsabilità. Corsi a Palazzo Marino, convocai la Giunta, e nella Giunta si manifestarono i primi dissensi: forti dissensi sulle responsabilità; una parte degli assessori indicavano le responsabilità della sinistra, e sia pure in maniera un po’ velata, mi consideravano fra i responsabili morali per avere tollerato, o per aver favorito, manifestazioni della sinistra. Erano le giornate dell’autunno caldo, le giornate nelle quali i lavoratori scendevano nelle piazze per il rinnovo dei contratti, e particolarmente per quello dei metalmeccanici.
Si discuteva in quelle giornate dello Statuto dei Lavoratori, della istituzione delle Regioni; c’erano convinzioni che in Italia si stesse tentando una svolta, o quantomeno un passaggio verso sinistra.
Ecco, la strage va collocata in quel contesto: noi ricordiamo anche la bomba non scoppiata nella Banca Commerciale, le bombe di Roma all’Altare della Patria. Indubbiamente, però, fu chiaro sin dall’inizio, che si trattava di un tentativo di criminalizzare la sinistra. Milano era al centro dell’offensiva perché città simbolo per il ruolo che esercitava ed esercita nel Paese e nell’economia.
Milano e l’Italia corsero allora un grave pericolo. Se Milano avesse ceduto alla paura, il corso degli avvenimenti – forse – avrebbe potuto essere un altro. Milano democratica si mobilitò. La città reagì con compostezza, con fermezza e con senso di responsabilità; i sindacati, gli studenti, le associazioni democratiche, il municipio di Milano ed i comuni dell’hinterland. Ai funerali la piazza del Duomo era affollata all’inverosimile: c’era un silenzio impressionante.”
“Un ricordo personale – continua Aniasi – Io attraversavo la piazza accompagnando Pietro Nenni: egli disse: “questa gente è garanzia di democrazia”.
Questo era Aniasi che, come primo cittadino, capì subito la matrice fascista di quella strage e fu punto insostituibile di riferimento per Milano negli anni della strategia della tensione.
In uno dei bellissimi quaderni dal titolo “Città di Milano” dedicato alle Giornate della Liberazione, Aldo Aniasi, il partigiano “Iso” scrive: “La lotta contro il fascismo nazionale e internazionale che è ingiustizia, che è oppressione, deve essere lotta senza sosta e senza tentennamenti per la pace e per l’umanità. La Resistenza non è un pezzo da museo, non deve essere mummificata, appartiene alla nostra vita, è continuata in questi anni, deve essere un elemento dell’impegno civile di ogni giorno”.

Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano