Relazione di Roberto Cenati all’Assemblea dei Presidenti di Sezione. Domenica 24 giugno 2018

Sabato 23 giugno ci ha lasciato la moglie di Emilio Gatti, Rosetta. Ad Emilio, Presidente della Sezione Anpi di Quarto Oggiaro esprimiamo tutta la nostra affettuosa e commossa vicinanza.

Situazione internazionale e nuova politica americana

Trump è il capofila di una nuova contro-cultura che va studiata con attenzione, perché in essa si fonda non soltanto la nuova politica americana, ma addirittura un tentativo di nuovo ordine mondiale. La nuova linea di politica americana nasce come frutto dello spaesamento democratico che la crisi lascia dietro di sé. Le tre emergenze concentriche di cui soffrono i nostri Paesi – ondata migratoria senza precedenti, terrorismo islamista che colpisce anche il vecchio continente, crisi economico-finanziaria che lascia dietro di sé una crisi drammatica del lavoro – hanno un risultato comune nel riflesso congiunto di insicurezza per il cittadino, che si sente esposto come mai in precedenza, davanti a eventi fuori controllo. Abituato a pretendere sicurezza dallo stato nazionale il cittadino si sente sempre più solo, soprattutto in un’epoca in cui i partiti si riducono a semplici comitati elettorali e non trasformano i problemi singoli in problemi comuni. Anzi: quelle che erano grandi questioni collettive stanno diventando preoccupazioni individuali, insormontabili. Le istituzioni e la politica ignorano il cittadino. Nel 2017 arriva qualcuno, con una tribuna universale quale l’America che evoca l’uomo dimenticato, eccita la contrapposizione (loro festeggiano, il popolo patisce) fino alla promessa finale: da oggi un movimento di portata storica scuoterà il mondo, “portando il popolo a ritornare sovrano.” Un discorso identitario – l’identità degli arrabbiati che devono rimanere tali – che si basa su finte promesse frutto di una semplificazione del mondo. La democrazia del Novecento rischia di andare in frantumi sotto la spinta di Trump in America, della Nuova internazionale della destra in Europa (pensiamo al Fronte nazionale di Marine Le Pen e alla lega di Salvini), dell’Austria, del blocco di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) che teorizza il ritorno a un continente fatto di nazioni, cui si devono aggiungere le tendenze protezionistiche della Brexit inglese. Ora il presidente Usa ha imposto dazi su acciaio e alluminio all’Europa, scatenando la reazione di Bruxelles, e alla Cina, principale nemico degli Stati Uniti. Un filo conduttore, c’è nella politica estera americana: il presidente non si fa forte del ruolo geopolitico dell’America e della sua sola politica militare. Preferisce invece usare come strumento di pressione, l’enorme forza d’urto dell’accesso al mercato interno americano, il più vasto e ricco del mondo.

Nell’aprile 2016, in piena campagna per le elezioni presidenziali, Donald Trump, nel suo discorso dedicato alla politica estera, sostenne che “come nazione dobbiamo essere totalmente imprevedibili. Non come oggi: siamo prevedibili in tutto.” L’imprevedibilità si è tradotta nella sciagurata decisione americana di trasferire la sede dell’ambasciata a Gerusalemme, nella rottura dei rapporti con l’Iran e nei mesi di altissima tensione con la Corea del Nord, sfociati poi nell’incontro tra Trump e Kim Jong-un.

Unità politica dell’Europa nella pace e nella solidarietà

L’Europa sta attraversando una crisi drammatica, accentuata dalla decisione della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea. Il vizio d’origine dell’Unione europea è da ricercare nel fatto che si è creata una moneta comune, senza però procedere speditamente all’unità politica e democratica dell’Unione. La necessità di costruire un’Europa unita politicamente e socialmente si pone in maniera particolarmente urgente in un mondo sempre più globalizzato, nel quale il nazionalismo non può essere una risposta. In un mondo globalizzato, a fronte di attori consapevoli del proprio potere come Usa, Russia, Cina, India, nessuno stato europeo può farcela da solo. L’Europa non ha altra scelta che quella di prefiggersi l’obiettivo della sua unità politica e sociale, non solo economica. O l’Europa, a oltre sessant’anni dai Trattati di Roma, recupera il suo spirito originario o rischia di disgregarsi. È tuttavia difficile vedere una via d’uscita per il vecchio continente se predominano le spinte liberiste e l’Europa rimane prigioniera di una politica di austerità restrittiva e deflazionistica. A cominciare dagli anni Ottanta è iniziata in Europa la progressiva conquista da parte del neoliberismo di un’egemonia culturale che dura tuttora. È stata una vera rivoluzione, la rivoluzione conservatrice. È stato ribaltato l’andamento del mondo precedente. Iniqua distribuzione dei redditi, critica globale allo stato sociale, che è stata tra le più grandi conquiste del Novecento, un vero e proprio ribaltamento del concetto di giustizia sociale.

Virus nazionalista in Europa

Il nazionalismo, all’origine della Prima e della Seconda Guerra Mondiale sta riemergendo con estrema pericolosità. Il vecchio continente è pervaso da tendenze autoritarie, da una pericolosa deriva xenofoba, antisemita e razzista. Stiamo attraversando la più drammatica crisi migratoria in Occidente dalla Seconda Guerra Mondiale. La questione migratoria è la sfida più grande dell’Unione Europea. Di fronte alla crisi migratoria, ognuno difende il suo particulare. I ventotto paesi dell’Unione Europea rinnegano gli ideali umanitari contenuti nelle convenzioni internazionali, nelle costituzioni e nelle leggi che li declinano. L’Ungheria di Orban prevede addirittura un anno di carcere a chi aiuta i richiedenti asilo. Il trattato di Lisbona del 2009 all’articolo 2 enuncia una importante lista di valori fondamentali che i paesi dell’Unione Europea devono rispettare: i diritti umani riconosciuti a livello internazionale, lo stato di diritto, la nozione di rispetto delle norme costituzionali, il rispetto della democrazia, della dignità umana, dell’eguaglianza uomo-donna, delle minoranze.

L’azione antieuropeista di Trump

Bannon, l’ideologo di Trump ha dichiarato in un’intervista a “La Stampa” del 7 marzo 2018: “Per vedere il futuro dell’UE bisogna guardare al voto italiano. Salvini lo ha detto: l’euro non sopravviverà. Tutto è nelle mani dei cittadini. E l’onda populista è solo all’inizio, perché la storia è dalla nostra parte.” L’Internazionale populista sarà per Bannon un’Internazionale Sovranista, che rischia di portare a un tutto contro tutti (dalla guerra sull’acciaio varata da Trump in giù). “I britannici – sostiene Bannon – hanno votato e ora sono fuori. Se votassero gli italiani non so cosa succederebbe.

Bannon vuole aggregare le forze antisistema per dare la spallata ai governi europei e alle istituzioni di Bruxelles. Le prossime elezioni europee del 2019 saranno un evento chiave e una scadenza molto importante per contrastare la preoccupante deriva antieuropeista emersa anche dai dati elettorali del 4 marzo 2018.

Cambiamento delle politiche in Europa

In questo delicatissimo quadro si inserisce la crisi profonda della politica e delle sinistre a livello europeo. La sinistra non ha più peso in Francia, in Germania, in Olanda, in Austria, in Inghilterra e nel nostro Paese. I dati delle elezioni politiche del 4 marzo sono a questo proposito emblematici. Il Partito Democratico ha perso 2.600.000 voti.  Oltre un quinto degli elettori PD si è astenuto. Liberi e Uguali ha ottenuto 1.100.000 voti, Potere al popolo 372.000 voti. Preoccupanti i risultati delle elezioni amministrative. A Pisa e a Massa rischiano di vincere i candidati leghisti. Ballottaggi a rischio a Sondrio, a Cinisello e a Gorgonzola. Nella recente tornata amministrativa abbiamo perso un comune come Bresso.

C’è un’ondata mondiale che si chiama populismo. Pur nella indecifrabilità delle soluzioni interpreta un problema centrale della gente nel mondo contemporaneo: l’insicurezza economica, la paura sociale e identitaria. La paura di non farcela è tremenda. Le ingiustizie e le diseguaglianze sociali si sono accentuate nel corso dei decenni trascorsi e si sono sommate alla dissoluzione della classe media (proletarizzazione per dirla con Marx) terribile tendenza di tutte le economie sviluppate e di mercato. Oggi siamo di fronte ad una sinistra senza identità, che ha volutamente rimosso e dimenticato la propria stessa storia. Ma ciò ha significato portarsi via anche la traccia di senso che la storia lascia dietro di sé, comprese le competenze e le esperienze, quel legame tra le generazioni che forma il divenire di una comunità e si chiama trasmissione della conoscenza e del sapere. I partiti, anche quelli di centro sinistra si sono trasformati in comitati elettorali, perdendo quasi completamente il contatto con la gente e la capacità di dedicare una maggiore attenzione alla sofferenza che c’è nella società. Si assiste, così, al disarmo di una sinistra di combattimento sui temi sociali.  La destra si erge a paladina del popolo contro l’emergere della politica di austerità dell’Unione europea.

Tema della sicurezza e affermazione della Lega

La vittoria del centro destra e l’affermazione della Lega si è costruita sui temi della sicurezza e dell’esodo delle centinaia di migliaia di migranti.

Sulla questione migranti e sul richiamo nazionalista e di chiusura egoistica, la storia si ripete.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, l’antisemitismo portatore di grandi semplificazioni mistificanti, suggeriva comode risposte di fronte al senso di catastrofismo della civiltà. Si verificarono sanguinosi pogrom in Ungheria, Polonia, Romania, Lituania e Lettonia dove si aveva l’impressione che la fragile identità nazionale fosse minacciata dalle popolose minoranze ebraiche. Oggi le società del vecchio continente sembrano chiudersi nella propria egoistica sfera, quasi che la sicurezza e l’identità dei cittadini possa essere minacciata dalla presenza di persone che cercano solo ospitalità e rifugio fuggendo dalle guerre e dalla fame. 

Sul dramma dei migranti si è inserita la grande criminalità organizzata che strumentalmente Salvini mette in relazione alle ONG. Abbiamo appreso con orrore che la ‘ndrangheta ha messo per ben dieci anni le mani sul centro di accoglienza di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, il più grande d’Europa. La criminale operazione ha fatto guadagnare alle mafie, nell’ultimo decennio, 36 milioni di euro su 103 milioni di fondi dell’Unione Europea girati dallo Stato per la gestione del centro.

Il problema migranti è avvertito molto meno nelle grandi città come Milano, città multietnica, mentre è molto più percepito nei piccoli comuni.

Il tema della sicurezza è molto sentito, soprattutto nelle periferie delle grandi città.

Mafia, racket e droga non mancano nelle case popolari a Milano. La questione sicurezza è stata troppo spesso trascurata dalla sinistra, ma cavalcata dalla destra. Non è un caso che la Lega ottiene a Milano i suoi maggiori consensi proprio nelle periferie della città.

Governo Conte: linee programmatiche

All’indomani della vittoria del centrodestra e dei 5Stelle, Marine Le Pen dichiara: “L’avanzata di Salvini è importante perché mostra al popolo francese che non è solo nel rifiutare l’immigrazione di massa e nel desiderio di ritornare libero. L’Europa delle nazioni è più vicina.” L’obiettivo della strategia politica di Salvini è l’Europa che si vuole disgregare con l’affermazione del sovranismo e del nazionalismo.

Il sovranismo potrebbe diventare l’asse della politica estera dell’Italia, basata sulla centralità dell’interesse nazionale e sul principio di non ingerenza negli affari interni dei singoli stati. Giustamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha osservato: “Pensare di farcela senza l’Europa significa ingannare i cittadini”. Ancora: “Il sovranismo è inattuabile”. “Tutti sanno che nessuna delle grandi sfide, alle quali il nostro continente è oggi esposto, può essere affrontata da un qualunque Paese membro dell’Unione, preso singolarmente”.

L’Anpi non è un partito politico e non spetta a noi dare giudizi su formule politiche di governo, mentre ci compete pienamente ragionare sul merito. E il merito è questo: si rispetti la Carta Costituzionale nella sua essenza, cioè nei valori fondanti della nostra società che sono l’antifascismo, il rifiuto di ogni discriminazione, il diritto al lavoro e alla giustizia sociale, il rispetto dei diritti umani, la pace. Il governo c’è. Faticosamente, ma c’è. Eppure è la prima volta, nella storia dell’Italia repubblicana, che si è determinato un caos come quello a cui abbiamo assistito. Non mi riferisco solo al doppio colpo di teatro della inaspettata richiesta di messa in stato di accusa, imperiosamente avanzata in prima serata e in diretta Tv da Luigi Di Maio, ritirata il giorno dopo. Mi riferisco anche a tutto l’iterquasi tre mesi – di questa vicenda sconcertante.

Si è peraltro determinata una circostanza paradossale, in cui si è avanzato un programma di governo senza copertura finanziaria e si è proposto un Presidente del Consiglio vincolato ad un programma (il “contratto”) precedentemente scritto e condiviso da due capi di partito, che mi pare contraddica l’articolo 95 della Costituzione, che recita “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile, attribuendo quindi a lui la necessaria autonomia ed autorevolezza che questo “contratto” di fatto gli nega.

È nato un soggetto strano: un governo politico con un premier tecnico, un governo con pericolose caratteristiche populiste e antieuropeiste. Un presidente del Consiglio (si è definito populisticamente, avvocato del popolo italiano) che sarà un esecutore del programma. E il ministro del lavoro Di Maio dichiara nella giornata del 2 giugno: “Lo Stato siamo noi”. Estremamente preoccupanti, per l’attacco ai diritti e alla legge 194 sono le dichiarazioni del Ministro della famiglia Fontana: “Le famiglie arcobaleno non esistono per legge in questo momento”. E ancora: “Se l’Ue sta invecchiando ha bisogno di fare figli” e “bisogna potenziare i consultori per cercare di dissuadere ad abortire”.

Comitato di conciliazione

Pericolosi sono anche i tentativi di modifica costituzionale. Nella bozza del contratto 5Stelle-Lega era proposto un Comitato di conciliazione per dirimere i conflitti tra i contraenti o raggiungere posizioni comuni su temi extra programmatici. Se questa proposta andasse in porto, rappresenterebbe un esproprio degli organi costituzionali competenti: governo e Parlamento. Altrettanto preoccupante è la decisione di introdurre per i parlamentari il vincolo di mandato che si contrapporrebbe a quanto previsto dall’art. 67 della Costituzione.

Attacco alle istituzioni

Le Istituzioni della nostra Repubblica, le regole della nostra democrazia hanno subito un attacco senza precedenti nella fase di costituzione del nuovo governo. Non era mai successo che in 70 anni di democrazia il Presidente della Repubblica che garantisce l’interesse generale di tutti i cittadini fosse sottoposto a un pesantissimo diktat per costringerlo a violare le regole della nostra Costituzione. La senatrice Liliana Segre osserva in una intervista a “L’Espresso”: “Ho paura della perdita della democrazia, perché io so che cos’è la non democrazia. La democrazia si perde piano piano, nell’indifferenza generale, e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui”. La democrazia svanisce progressivamente, per slittamenti successivi, per i leader che aizzano anziché placare. Amare la Repubblica significa attuare la Costituzione e difenderla dai fantasmi del passato. Mai come oggi la Costituzione deve essere bussola, guida e faro della nostra democrazia.

Salvini: presi di mira migranti e rom

Nel primo mese di vita del nuovo governo, il vero presidente del Consiglio sembra essere Salvini. I Cinque Stelle stanno rivestendo un ruolo molto secondario. Rispetto al 4 marzo, secondo i sondaggi, la Lega sarebbe il primo partito con il 30,1%, contro il 29,9% del movimento 5Stelle.

Matteo Salvini annuncia le prime operazioni che hanno di mira i centri di accoglienza migranti, le domande di asilo, le decine di campi rom irregolari, ma anche quelli regolari (16.400 sono i rom regolari a fronte dei 9.660 irregolari). “Non è con le baraccopoli – dichiara Salvini – a ridosso dei centri abitati che possiamo garantire una pacifica convivenza”. È da Roma che l’operazione “ruspa” prenderebbe il via. Si parla addirittura di un censimento dei Rom presenti sul territorio nazionale. L’iniziativa, sulla quale purtroppo concorda il 55% degli Italiani, ricorda il censimento della famigerata “Demorazza” degli ebrei italiani nell’agosto del 1938. La linea politica sembra orientata su due capisaldi: la discriminazione razziale, l’odio per lo straniero, la ricerca del capro espiatorio, risposte tragicamente già date nel secolo appena trascorso e il richiamo all’uomo forte, l’uomo della Provvidenza che deve risolvere le situazioni difficili e intricate.

Chiusura dei porti

La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius del ministro Salvini, è stata una soluzione inaccettabile, anche se il 60% degli Italiani, secondo un sondaggio, la condivide. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo.

Il Ministro Salvini sembra ignorare non soltanto le Convenzioni internazionali, ma la stessa Costituzione repubblicana sulla quale ha giurato. L’articolo 2 così recita: “La Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. L’Italia non può diventare l’Ungheria del Mediterraneo. Ma la politica dei porti chiusi convince il 59% degli Italiani. La destra si propone come paladina del popolo.

Per i clandestini -annuncia Salvini – è finita la pacchia. Devono fare le valigie con calma ma sene dovranno andare.” Salvini parla di realizzare con l’Austria un campo profughi nei Balcani per i richiedenti asilo che si sono visti respingere la domanda in Europa ma che non vengono ripresi dai loro paesi di origine. Annunciata anche la stretta sulle ONG che operano nel Mediterraneo e che hanno coadiuvato le operazioni di soccorso italiane in questi giorni. Le ONG che operano per azioni umanitarie vengono definite dal leader leghista “vice scafisti”. Monsignor Paglia, presidente della Pontifica accademia per la vita, così risponde: “Nella tradizione cristiana e dell’umanesimo laico è un imperativo categorico quello di accogliere chi fugge dalla guerra e da situazioni drammatiche. Guai poi a distorcere la realtà e a favorire la percezione dell’insicurezza che si dice generata dagli immigrati fomentando la rabbia collettiva. Si dimentica un dato positivo: sono più di 5 milioni gli immigrati residenti in Italia, provenienti da 200 nazioni a dimostrazione che abbiamo saputo accogliere.”

In un’intervista al “Corriere della Sera” del 13 giugno scorso, Matteo Salvini afferma: “Il piano è che l’Unione europea si occupi finalmente della difesa dei suoi confini. Che poi sono anche i nostri.” E aggiunge: “Da luglio ridurremo il contributo per chi chiede asilo.” Salvini non sembra tenere conto che in un anno gli arrivi in Italia sono diminuiti dell’82%, in Spagna sono raddoppiati e in Grecia salgono del 40%.

La realtà e ben diversa. L’Europa è investita dal dramma dell’immigrazione, ma non nei termini con i quali questo fenomeno viene dipinto. Se allarghiamo lo sguardo al mondo constatiamo che cresce l’universo degli uomini che vivono in un paese diverso da quello di nascita. Nel 2013 se ne contavano 232 milioni. Si espande, inoltre, il numero di coloro che sono stati costretti a fuggire dalla terra d’origine in cerca di salvezza altrove. Coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame nel 2017 erano 69 milioni (23 milioni dei quali sono i richiedenti asilo), in teoria la ventiquattresima nazione al mondo. A ricevere la massa dei rifugiati sono soprattutto i paesi in via di sviluppo: Pakistan, Libano (ospita un milione e mezzo di profughi), Iran, Etiopia, Kenya e Giordania. L’invasione dei migranti è anzitutto un dramma interno al Sud del mondo, nel quale si concentrano miseria, conflitti armati, traffici clandestini, epidemie e carestie.

Natura e ruolo dell’ANPI

Il ruolo dell’ANPI, in questo contesto, è fondamentale: combattere e contrastare razzismo, antisemitismo e xenofobia, rilanciando i valori della tolleranza, della solidarietà, della pace, dell’antifascismo, della Costituzione repubblicana, in una società sempre più divisa e lacerata. Riteniamo che Casa Pound e Forza Nuova, siano senz’altro una minaccia per la nostra democrazia. Sono associazioni dichiaratamente neofasciste che andrebbero sciolte. Il pericolo maggiore, però, è rappresentato dalla Lega, o almeno dal suo attuale gruppo dirigente, vera manipolatrice delle coscienze degli Italiani. Per contrastare il rifiorire di movimenti neofascisti, neonazisti, per contrastare la sempre più preoccupante deriva razzista e xenofoba, occorre avviare una intensa e continuativa iniziativa di carattere storico, ideale e culturale. Se infatti il nazifascismo è stato sconfitto militarmente il 25 aprile 1945, non lo è stato idealmente e storicamente. Gli Italiani non hanno mai fatto seriamente i conti con il fascismo. Occorre allargare il più possibile il fronte antifascista includendo movimenti come Libera gli stessi 5 Stelle ed evitare l’arroccamento e l’isolamento. Teniamo presente che a Milano il Movimento 5Stelle fa parte del Comitato Permanente Antifascista. In questo delicatissimo momento, in cui numerose Amministrazioni comunali sono in mano al centro destra, dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili per mantenere con le istituzioni un buon rapporto.

Tesseramento e comunicazione

Tesseramento: alla data del 20 giugno 2018 quasi 500 tessere in più (10.125) sono state ritirate dalle Sezioni, rispetto alla stessa data del 2017. Occorre ora che al ritiro segua l’effettiva iscrizione all’Anpi. Chiediamo alle sezioni che sono su facebook di autorizzare un componente di poter pubblicare e trasmettere le locandine e i comunicati dell’ANPI provinciale di Milano. In questo modo potremmo raggiungere un numero molto più consistente di persone.

Iniziative e programma Anpi

Nostro compito è rilanciare in questi mesi, attraverso la sottoscrizione, l’appello “Mai più fascismi, mai più razzismi” che non ha raggiunto l’obiettivo sperato. È uno strumento importante per avvicinare molte persone.

Numerose sono state le iniziative dell’Anpi sul piano culturale come la mostra “Dichiarazioni di pace”, visitata da migliaia di persone, a Milano, in Provincia di Milano e in Lombardia.

Successo anche della Mostra “Dal Pane nero al pane bianco”: è stata portata in 11 Comuni della nostra Regione. L’ultima tappa è stata Sondrio.

Le iniziative culturali hanno registrato un grande successo.

Si è svolto il quinto incontro su fascismo e Resistenza con i richiedenti asilo alla Casa della Memoria, realizzati con l’associazione Farsi Prossimo, in accordo con il Comune di Milano.

Notevole successo hanno anche avuto gli affollatissimi corsi sulla Costituzione, organizzati con Libera e Radio Popolare.

Quest’anno ricorre l’80° anniversario delle famigerate leggi antisemite emanate dal regime fascista. L’ANPI di Milano, l’ANPI Scala in accordo con la Comunità Ebraica di Milano hanno ottenuto dal Teatro alla Scala di dedicare la prima del Fidelio alla memoria di Vittore Veneziani ed Erich Kleiber. Nel 1938 Veneziani, allora Direttore del Coro del Teatro, fu allontanato proprio in ragione della sua origine ebraica. Erich Kleiber, che avrebbe dovuto dirigere Fidelio quell’anno, rinunciò per solidarietà con gli ebrei discriminati da quelle odiose leggi. Sarà poi Toscanini a imporre il reintegro di Veneziani dopo la guerra.

L’ANPI, in accordo con il Conservatorio di Milano realizzerà, alla Casa della Memoria, nei quattro giovedì di ottobre, a partire dal 4 ottobre, quattro concerti con musiche di compositori italiani che le leggi del 1938 ridussero al silenzio. A completamento del progetto abbiamo previsto un quinto concerto il 6 novembre in Conservatorio alle 20,30.

Per la fine di ottobre prevediamo un seminario dedicato ai docenti delle scuole medie superiori di Milano sulle leggi del 1938, con la partecipazione di Liliana Picciotto, storica del Cdec e di Marco Cuzzi, docente di Storia Contemporanea.

Stiamo preparando, come Comitato Permanente Antifascista, le iniziative a ricordo dell’eccidio dei 15 Martiri di piazzale Loreto. La mattina del 10 agosto prevediamo la cerimonia istituzionale attorno alle ore 10, mentre la sera promuoveremo, sempre in piazzale Loreto, la manifestazione unitaria.

Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano

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