Piero Terracina testimone della Memoria della Shoah ci ha lasciato

Piero Terracina nasce a Roma il 12 novembre 1928, ultimo di quattro figli di Giovanni Terracina e di Lidia Ascoli.
Nell’autunno 1938, a causa dell’emanazione da parte del regime fascista, delle leggi antiebraiche, Piero viene espulso dalla scuola pubblica, per la sola colpa di essere nato.
Dopo essere sfuggito al rastrellamento del Ghetto ebraico del 16 ottobre 1943, Piero viene arrestato a Roma il 7 aprile 1944, su segnalazione di un delatore, con tutta la famiglia: i genitori, la sorella Anna, i fratelli Cesare e Leo, lo zio Amedeo, il nonno Leone David.
Detenuti per qualche giorno nel carcere di Roma di Regina Coeli, dopo una breve permanenza nel campo di concentramento di Fossoli, il 16 maggio del ’44 furono avviati alla deportazione, con destinazione Auschwitz Birkenau.
Degli 8 componenti della sua famiglia, Piero Terracina sarà l’unico a fare ritorno in Italia.
Il dramma si consuma il giorno stesso dell’arrivo a Auschwitz-Birkenau.
«Arrivammo dentro il campo di concentramento, dalle fessure vedevamo le SS con i bastoni e i cani. Scendemmo, ci picchiarono, ci divisero. Formammo due file, andai alla ricerca dei miei fratelli, di mia madre, noi non capivamo, lei sì: mi benedì alla maniera ebraica, mi abbracciò e disse “andate”. Non l’ho più rivista. Mio padre, intanto, andava verso la camera a gas con mio nonno. Si girava, mi guardava, salutava, alzava il braccio.
Noi arrivammo alla “sauna”, ci spogliarono, ci tagliarono anche i capelli. E ci diedero un numero di matricola. “Dove sono i miei genitori?”, chiesi a un altro sventurato. E lui rispose: “Vedi quel fumo del camino? Sono già usciti da lì”».
Piero Terracina ha rappresentato il coraggio di voler ricordare, superando il dolore straziante rappresentato dallo sterminio della sua famiglia e dall’inferno di Auschwitz.
Ha saputo trasmettere un messaggio di consapevolezza e speranza alle giovani generazioni.
Mancherà tanto a tutti noi la sua lucida testimonianza delle nefandezze del nazifascismo, in una fase attraversata da sempre più pericolosi segnali ed episodi di antisemitismo.

Roberto Cenati – Presidente Anpi Provinciale di Milano

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