Presentazioni già avvenute

 

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AnpiLibri, 6 ottobre 2016: Giulio Cuzzi, Sassi e Mar – Memorie de un istrian, con Roberto Cenati e Marco Cuzzi.

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AnpiLibri, 3 ottobre 2016: Stefano Valenti, Rosso nella notte bianca, con Aldo Bonomi e Gad Lerner.

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AnpiLibri, 3 ottobre 2016: Stefano Valenti, Rosso nella notte bianca, con Aldo Bonomi e Gad Lerner.

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16 marzo 2016 – primo piano

La trilogia della Festa della Donna (1, 8 e 16 marzo)

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Anna Paola Moretti, Maria Grazia Battistoni
Leda. La memoria che resta
Prefazione
di Lidia Menapace
A.N.P.I. sez. Leda Antinori – Fano, 2015
Ardemia Oriani ne discute con le Autrici

“La storiografia non si è interessata a Leda Antinori, giovane staffetta partigiana, ma c’è una rete femminile che racconta di lei e che ha tenuta accesa la fiamma del testimone, che è passata a noi. Agganciando la memoria ai documenti, abbiamo composto con amore quello che ci parla di lei e ricostruito la sua storia affinché non si perda. È la storia di una donna molto giovane ma capace di scelte determinate. La storia di Leda non è solo quella di una vittima del nazifascismo: è una ricerca di libertà dall’occupazione straniera e dall’ideologia fascista, ma anche la ricerca di una misura per sé, senza la necessità di dover corrispondere a modelli imposti. La storia di Leda è un’occasione per riguardare alla presenza delle donne nella Resistenza, che fu partecipazione di massa, silenziosa, anonima, collettiva.”
Anna Paola Moretti, co-fondatrice della Casa delle Donne di Pesaro, ha organizzato e coordinato incontri e seminari sulla deportazione femminile presso ISCOP (Istituto di Storia Contemporanea di Pesaro e Urbino, affiliato alla rete nazionale INSMLI). Ha pubblicato (con M. G. Battistoni, R. Giomprini e M. Moretti) La deportazione femminile. Incontro con Irene Kriwcenko. Da Kharkov a Pesaro: una storia in relazione (2010). È autrice di La guerra di Mariulì, bambina negli anni quaranta (2012).
Maria Grazia Battistoni è docente di Filosofia e Storia. Ha sempre collaborato presso l’ISCOP nell’organizzazione di eventi e incontri sulla storia delle donne e sul tema della deportazione femminile. Dal 2008 ha tenuto lezioni di filosofia e seminari sul pensiero femminista e la storia delle donne all’Università dei Saperi “Giulio Grimaldi” di Fano. È co-autrice di La deportazione femminile. Incontro con Irene Kriwcenko. Da Kharkov a Pesaro: una storia in relazione (2010).
Ardemia Oriani è membro della Segreteria Provinciale dell’Anpi di Milano.

Locandina Leda

8 marzo 2016

La trilogia della Festa della Donna (1, 8 e 16 marzo)

8 marzo 2016 – Festa della Donna

COPERTINA IL PANE BIANCO 2a edizione

Onorina Brambilla Pesce
Il Pane Bianco
Milieu, 2013
Ne discutono
Roberto Farina ed Edoardo Caizzi.

Introduce Tiziana Pesce

La storia partigiana di Onorina Brambilla, “Sandra”, giovane milanese figlia di operai, è un coraggioso esempio del percorso compiuto da tante donne italiane che dopo l’8 settembre del 1943 non esitarono a battersi per la libertà. Un memoir autobiografico, privo di accenti retorici, minuzioso nelle ricostruzioni temporali e ambientali, che ripercorre a ritmo incessante questo tragitto, cogliendo i momenti più intensi della vita di una ragazza schierata con il minuscolo ma temibile esercito dei Gap, votato alle imprese più disperate nel cuore della metropoli. Segue il dramma della prigionia a Bolzano in mano alle SS italiane a causa di una delazione, e la tanto agognata Liberazione, giunta il 30 aprile 1945. L’inizio di un lungo cammino che si concluderà, dopo una marcia a tappe forzate con altri compagni, attraverso la Val di Non e il passo del Tonale, in una Milano distrutta dalla guerra, dove riabbraccerà la famiglia e il suo comandante, Giovanni Pesce, “Visone”, di cui diverrà il 14 luglio 1945 la compagna di una vita. In appendice le lettere scritte durante la prigionia a Bolzano e le testimonianze inedite del suo lungo impegno politico nel dopoguerra con il sindacato. Raccolta negli ultimi anni di vita di Onorina Brambilla, questa toccante testimonianza ha il valore del documento storico, ma è al tempo stesso un poetico testamento civile dei valori che hanno animato la Resistenza in Italia.
Roberto Farina, scrittore e curatore di rassegne artistiche, ha scritto I dolori del giovane Paz (Coniglio editore), biografia su Andrea Pazienza, e La balena in fiamme. Ha anche pubblicato Giandante X e Flavio Costantini, l’anarchia molto cordialmente.
Edoardo Caizzi è il giovane editore che ha deciso, insieme a  Nicola Erba, di dare vita a questa nuova coraggiosa casa editrice.
Tiziana Pesce è figlia della Staffetta Partigiana, Onorina Brambilla e del Comandante Partigiano, Medaglia d’Oro della Resistenza, Giovanni Pesce.

1 marzo 2016

La trilogia della Festa della Donna (1, 8 e 16 marzo)

Laura Artioli, Storia delle Storie di Lucia Sarzi, Corsiero editore, 2014

Mauro Sarzi e i suoi Burattini
in
Resistenze d’Oggi

Cover Mauro Sarzi

“Arrestata con Otello nel dicembre 1939 ne uscii il febbraio successivo con due anni di ammonizione, e un foglio che mi definiva elemento capace di svolgere attività sovversiva e antinazionale. A detta di Suor Valentina, da quarant’anni secondina delle carceri di via Parma di Alessandria, ero la prima donna arrestata per politica. Mi disse che avevo sporcato le carceri.” (Lucia Sarzi)
Laura Artioli lavora nell’ambito socioeducativo e coltiva dai tempi della laurea in filosofia la passione per gli studi storici e antropologici. Si è occupata di storia delle donne: Paura non abbiamo. L’Unione donne italiane di Reggio Emilia, IBC 1993; di pellegrinaggi: Le long de la via Emilia: les hospitaux des pélerins entre XVI et XVII siècle, Eheés 2000; e di manoscritti medievali: Cronicon Regiense. La Cronaca di Pietro della Gazzata, Valdonega 2000.
Mauro Sarzi insegna nelle Università di Locarno (SUPSI) e di Cagliari ai futuri insegnanti ed educatori. Sin da giovanissimo lavora con le arti e il teatro di figura in ambito scolastico e ospedaliero, rivolgendosi in particolar modo al mondo dell’infanzia. Il suo percorso è stato naturalmente favorito dall’appartenenza a una famiglia di teatranti e burattinai che opera da diverse generazioni in ambito sociale.
Lidia Menapace, autrice della Prefazione, è una protagonista della storia sociale, politica e culturale degli ultimi sessant’anni in Italia. Staffetta partigiana, senatrice della Repubblica italiana, pacifista e femminista militante e membro del Comitato Nazionale ANPI.

Locandina Artioli Sarzi

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24 febbraio 2016

in collaborazione con l’Ente Educativo Mons. Andrea Ghetti – Baden

Carlo Verga – Vittorio Cagnoni
Le Aquile Randagie – scautismo clandestino lombardo nel periodo della Giungla Silente 1928-1945
Edizioni Fiordaliso, 2015 (4a ed.)

Vittorio Cagnoni
Baden – Vita e pensiero di Mons. Andrea Ghetti
Edizioni TiPi, 2014

Intervengono
Giulio Guderzo, Agostino Migone De Amicis 
e don Giovanni Barbareschi

 

AR Copertina 1 001   Baden Copertina 1 001

Le Aquile Randagie – La storia avventurosa di un gruppo clandestino di scout che, nonostante la soppressione voluta dal fascismo nel 1928, continuarono a vivere il loro ideale nascondendosi, ma non cambiando nulla nel loro stile, mantenendo acceso l’antico fuoco sotto la cenere. Sono le “Aquile Randagie”, che resistono fino al 1945 sulla strada della libertà rischiando o perdendo la vita, e aiutando ricercati, prigionieri scappati, renitenti alla leva, ebrei da condurre fuori d’Italia. Sono pagine che raccontano il desiderio di ieri divenuto realtà.

Baden – A quindici anni, quando il  regime fascista decretava lo scioglimento dei Reparti Asci, Andrea Ghetti-Baden pronuncia la Promessa scout. Sostiene il movimento clandestino Scout della Aquile Randagie e anima la FUCI milanese. Durante la guerra fonda la struttura clandestina “OSCAR” (Organizzazione Scout – termine poi sostituito con “Soccorso” – Collocamento Assistenza Ricercati) per il salvataggio dei perseguitati dal nazifascismo. Divenuto parroco, trasformerà la parrocchia di Santa Maria del Suffragio in una grande famiglia impegnata in attività di carità e di servizio ai più bisognosi.
Vittorio Cagnoni, seguace di mons. Ghetti-Baden, iscritto nel Reparto Scout Milano 1° Gilwell, è autore di diverse pubblicazioni e svolge la sua attività al servizio dello scautismo e nell’impegno sociale.
Giulio Guderzo, con un importante passato nello scautismo, è storico, professore emerito all’Università di Pavia,  pioniere della microstoria applicata agli studi contemporaneistici, in particolare per lo storia del fascismo e della Resistenza in Lombardia, ha fondato la rivista “Annali di Storia pavese” e diretto una collana di studi federalistici per il Mulino. Nel comitato direttivo delle riviste “Il Risorgimento” e “Storia in Lombardia”, è membro dell'”Istituto Lombardo di Scienze, Lettere e Arti” di Milano.
 Agostino Migone De Amicis è presidente della Fondazione Baden.

Locandina Aquile randagie

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16 febbraio 2016

Antonio Masi e Vincenzina Scarabeo Di Lullo
Voci di testimoni 1943-1945
Da Venafro a Niguarda

Edizioni Eva, 2015

Antonio Masi ne discute con Roberto Cenati e Beatrice Uguccioni. Testimonianza di Maria Aurora D’Auria

Cover

Venafro-Milano e ritorno con un’attenzione particolare a Niguarda, un quartiere milanese che ha avuto un ruolo essenziale nella lotta partigiana. Storie di resistenza armata ma soprattutto non armata; storie di uomini e di donne che, con le loro azioni quotidiane, hanno contribuito a liberare e a cambiare l’Italia; Nord e Sud, laici e cattolici uniti contro il nazifascismo. Questo e molto di più è Voci di testimoni: un libro che fa memoria della vita e del sacrificio delle persone – non dei personaggi – che nella loro eccezionale semplicità hanno salvato altre vite e hanno condiviso il percorso che ci ha permesso di vivere in una democrazia. E’ un insieme di emozioni che non troviamo nel libri di storia ma che, con grande umanità e passione, Antonio Masi e Vincenzina Scarabeo Di Lullo ci regalano e di questo dobbiamo senza dubbio essere loro grati. (Beatrice Uguccioni)

Roberto Cenati è Presidente dell’Anpi Provinciale di Milano.
Beatrice Uguccioni è Presidente del Consiglio di Zona 9 di Milano.
Il padre di Maria Aurora D’Auria faceva parte del gruppo dei cattolici collegati con Teresio Olivelli.

Locandina Masi

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19 gennaio 2016

in collaborazione con ANED, ISEC e INSMLI

Luigi Borgomaneri
Li chiamavano terroristi. Storia dei Gap milanesi (1943-1945)
Edizioni Unicopli, 2015

L’Autore ne discute con
Roberto Cenati, Giovanni Scirocco, Dario Venegoni e Marzio Zanantoni

Li chiamavano terroristi_sovracop

Basata sulla consultazione di una ampia documentazione archivistica, carte riservate di fonte comunista e testimonianze di protagonisti, l’opera ricostruisce nella sua interezza la storia dei Gruppi di azione patriottica (Gap) operanti a Milano dall’ottobre 1943 al maggio 1945. Integrate dal recupero di decine di biografie di combattenti dimenticati e di accadimenti e figure espunti dalla narrazione ufficiale, le vicende del più attivo e longevo dei gappismi sono per la prima volta riconsiderate criticamente alla luce delle complesse relazioni intercorse con l’apparato comunista. Il nuovo apporto di conoscenze che ne scaturisce configura il caso milanese come specchio e terreno di verifica delle problematiche politico-militari del gappismo nazionale, inserendolo nella più ampia storiografia resistenziale e contribuendo così a una nuova lettura delle ragioni e della dialettica interna che guidarono il Pci nel passaggio dalla fase terroristica a quella della guerriglia urbana di massa.
Luigi Borgomaneri è dal 1976 ricercatore e collaboratore della Fondazione ISEC. Oltre a saggi sulla lotta partigiana e sul rapporto tra classe operaia e Pci clandestino a Milano, ha pubblicato Due inverni, un’estate e la rossa primavera. Storia delle Brigate Garibaldi a Milano e provincia 1943-1945 (1985), Hitler a Milano. I crimini di Theo Saevecke capo della Gestapo (1997), Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino. Storie di antifascismi (2014) e ha curato Crimini di guerra. Il mito del bravo italiano tra repressione del ribellismo e guerra ai civili nei territori occupati (2006).
Roberto Cenati è Presidente dell’ANPI provinciale di Milano, Giovanni Scirocco (INSMLI) è storico all’Università di Bergamo, Dario Venegoni è Presidente nazionale dell’ANED, Marzio Zanantoni è direttore delle Edizioni Unicopli.

Borgomaneri Locandina

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12 gennaio 2016

Giordano Dall’Armellina
(chitarra e voce)

Storia e origini di “Bella Ciao”

Bella Ciao

Da musiche ebraiche, chansons de gestes, ballate occitane, francesi, italiane e canti per bambini, le parole e la melodia della canzone italiana più famosa nel mondo. Concerto/conferenza con ballate eseguite alla chitarra da Giordano Dall’Armellina.

 Giordano Dall’Armellina da più di 35 anni si occupa di ballate popolari europee delle quali è anche interprete attraverso il canto e la chitarra. Ha tenuto più di 1800 concerti nei 5 continenti.
Ha all’attivo diversi CD e saggi. L’ultimo si intitola Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan con cd contenente 81 ballate eseguite con l’aiuto di più di 70 artisti. Nel saggio anche gli appunti su Bella Ciao e la storia della ballata dai tempi di Dante alle reinterpretazioni di Bob Dylan.

Dall’Armellina Locandina

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14 dicembre 2015


Patrizia Zangla
1943-1945: l’Italia in camicia nera
Storia e costume dall’Italia fascista alla Resistenza
Leone Editore, 2014

L’Autrice ne discute con Maria Chiara Acciarini

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Un saggio avvincente dallo stile fluido e ricco. Un’indagine critica e attenta che con un taglio nuovo nell’impostazione e nell’accostamento delle fonti storiche rigorosamente esaminate fa il punto delle diverse interpretazioni storiografiche. Dall’orrore e l’ambiguità della macchina dittatoriale all’asprezza della guerra civile, la penna della storica tratteggia il Ventennio attraverso note personalità e volti anonimi, indaga con ‘sguardo femminile’ le vicende della storia, consegnando il ritratto maschile e femminile degli italiani in camicia nera. “E’ un affresco storico multiforme dell’Italia nel precipizio della Seconda guerra mondiale, la biografia della nostra nazione negli anni drammatici del fascismo e della Liberazione. L’accurata ricostruzione del triennio 43-45 procede attraverso l’analisi dei grandi eventi e di episodi periferici, significativi, ma sconosciuti ai più. Una narrazione volta a ragionare su cosa sia stata la dittatura e cosa ancora rappresenti nella storia del nostro Paese, per recuperare l’identità storica e comprendere che la democrazia raggiunta è tuttora un bene da preservare” (Silvana Mazzocchi).

Patrizia Zangla, docente, giornalista pubblicista, saggista e storica, è specialista di Storia Contemporanea e dei regimi totalitari. Ha analizzato gli aspetti della xenofobia antisemita e dei totalitarismi, ha indagato il mondo familiare e sociale della mafia in rapporto al ruolo delle donne, ha esaminato l’importanza della cultura di Genere. E’ responsabile dei Progetti Educativi del Centro Studi Documentazione sulla Mafia “Chinnici-Falcone” dell’Univ. di Messina, diretto da Saverio Di Bella. Ha anche scritto sul terremoto del 1908 di Messina e Reggio Calabria.

Maria Chiara Acciarini è senatrice della Repubblica. Laureata in Economia e Commercio e in Lettere, è stata docente e preside. Sottosegretaria al Ministero della Famiglia del secondo governo Prodi, è attualmente vice presidente dell’ANPI di Torino.

Zangla Locandina

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24 novembre 2015


ASPETTI DELLA RESISTENZA ROMANA
in collaborazione con il Museo Storico della Liberazione di via Tasso


Massimo Sestili
I Ragazzi di via Buonarroti
Marlin, Filo Spinato, 2015
Con la testimonianza di Cornelio Michelin Salomon (uno dei Ragazzi di via Buonarroti)

Cover

La vicenda dei ragazzi di via Buonarroti va ben oltre la Resistenza romana e coinvolge territori, ambienti sociali e culturali, eventi storici e personaggi delle diverse fasi della Resistenza: il Sud, Napoli, Giaime Pintor, le missioni alleate, Roma e le Fosse Ardeatine, il Nord, Nuto Revelli, la Liberazione, le missioni alleate, la prigionia in Germania di Vera e Enrica.

So che vi è un elevato numero di probabilità di perdere la vita e che in ogni modo sarà una prova durissima e dolorosa, pure ho deciso di affrontarla perché tale è il dovere (non verso l’umanità come assieme di uomini, ma per l’Umanità, cioè per quei pochi che soli vivono). Se non cadrò mi sentirò riscattato e degno di vivere, se andrà altrimenti, la coscienza di non essermi sottratto al dovere mi aiuterà ad affrontare la prova suprema. (Paolo Buffa)

Massimo Sestili, docente di Letteratura e Storia nelle scuole superiori, laureato in Filosofia (tesi su Jean Paul Sartre). Negli ultimi anni si è interessato dell’errore giudiziario in letteratura. Ha pubblicato libri e articoli sull’affaire Dreyfus; ha tradotto opere di Bernard Lazare, Jules Verne ed Émile Zola. Attualmente si occupa di Resistenza a Roma e della lotta per la casa a Roma nel secondo dopoguerra. E’ formatore di didattica della Storia e della Letteratura. Collabora con varie riviste. Nel 2015 ha pubblicato con Mario Fiorentini, Sette mesi di guerriglia urbana. La Resistenza dei GAP a Roma, Odradek. http://massimosestili.blogspot.com/

Omaggio a Carla Capponi e Rosario Bentivegna
Letture di Maria Teresa Di Gennaro e Giovanni Receputi

Il bel fiore

Lettura a due voci di brani delle autobiografie di Carla Capponi e Rosario Bentivegna, grandi protagonisti della Resistenza, per conoscere dalle loro stesse parole le vicende che segnarono i momenti più drammatici della nostra storia recente. “Dopo la triste conclusione della vicenda delle ceneri dei due valorosi partigiani, cui fu rifiutata la sepoltura nel cimitero degli acattolici, e le cui urne il Museo storico della Liberazione di via Tasso era disposto ad accogliere, ci sembra un gesto affettuoso e di memoria civile, dedicare a essi un omaggio.” Letture incrociate dell’attrice Maria Teresa Di Gennaro e dell’attore Giovanni Receputi.

Locandina Sestili

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17 novembre 2015

Lalla Romano e la Resistenza a Demonte e in Valle Stura
Ist. St. Res. e Soc. Cont., Cuneo, 2013
a cura di Antonio Ria che ne parla al pubblico

Letture di Maria Matarrese e Marco Cavallarin

Cover

Una gioia che faceva male, quasi. Qualcosa s’era spezzato, dentro, la dura crosta della costrizione. Si combatté tutto il giorno, si susseguirono le fucilate, gli allarmi, ma la strada era stata, subito, liberata. Liberata dall’incubo dell’odio, dell’oppressione della lunga attesa. Quanto durò quella mattinata? Un tempo lungo, un lampo. Il tempo delle cose grandi e nuove, non quello degli orologi. […] I partigiani passavano, ora lenti e guardinghi, ora correndo, si appostavano, sparavano. Bizzarri, colorati, diversi come è la vita. Fazzoletti rossi, fazzoletti verdi, o anche niente, vestito borghese e fucile. (Lalla Romano, Una strada qualunque)
C’è una doppia dimensione dell’impegno politico di Lalla Romano, quella biografica e quella riflessa nella narrazione, che non si sovrappongono. Tanto la prima è concreta, maturata fra le due guerre negli ambienti culturali antifascisti a lei congeniali e poi immersa nelle vicende e nella cronaca della guerra e del dopoguerra, tanto la seconda è parte di una visione dell’esistenza che fa della grande storia una componente, non l’unica né la principale, dell’esperienza. La capacità di Lalla Romano di trasformare l’esperienza in opera d’arte è testimoniata dalle sue poesie, dai romanzi autobiografici e costituisce un punto centrale della sua poetica. (Ersilia Alessandrone Perona)
Antonio Ria, fotografo, giornalista e saggista, è stato compagno di vita e di lavoro di Lalla Romano, di cui ha curato numerosi libri e mostre sull’opera pittorica e letteraria. Ria ha raccolto l’eredità spirituale e materiale dell’artista: tutto ciò che ha scritto, ha dipinto e le è appartenuto è conservato a Milano, in via Brera 17. Antonio Ria condivide oggi tutto ciò aprendo al pubblico le porte di casa.

Locandina Romano

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10 novembre 2015

Antonella Cocolli – Nadia Pagni – Anna Rita Tiezzi
Norma Parenti. Testimonianze e memorie
Edizioni Èffigi, 2014

Cover

Un libro importante per chi è interessato alla storia della Resistenza nel grossetano. Un’opera frutto di una ricerca collettiva curata da tre appassionate studiose che per anni hanno raccolto testimonianze orali attorno alla commovente figura della partigiana Norma Parenti, uccisa a 23 anni (con un figlio ancora nel petto, come disse ai nazifascisti prima che la accoltellassero e poi le sparassero) proprio il giorno prima che le truppe americane entrassero nel suo paese, Massa Marittima [Norma Parenti è una delle 19 donne italiane Medaglia d’Oro al Valor Militare]. Commuove Norma per la sua giovinezza, per la sua bellezza, per il suo anticonformismo (vestiva coi pantaloni o con la gonna sopra il ginocchio durante il fascismo), ma anche per la sua forza (andava in piazza da sola a recuperare i corpi dei partigiani uccisi nonostante il divieto dei fascisti). Commuove tutti noi, ma non il fascista e il nazista che la giustiziarono. Le pagine più belle del libro sono quelle delle memorie orali dei testimoni che ricostruiscono la vicenda di Norma e le tragiche ultime giornate di guerra, con il fronte che saliva da un lato e i neri in fuga che si dedicavano a colpire in maniera spietata i partigiani e le loro staffette. (Dalla recensione di Alberto Prunetti).

Antonella Cocolli, nata a Massa Marittima nel 1953, scrive per passione e sentimento. Lavora presso il Museo Archeologico di Massa Marittima ed è fondatrice di una cooperativa di donne. Ha pubblicato nel 2008 il suo primo racconto Le meravigliose avventure di Dick, ispirato alle vicende vissute dal padre, combattente partigiano. Da allora ha pubblicato numerosi racconti su giornali e in antologie per case editrici toscane.

Nadia Pagni, nata a Prato nel 1949, laureata in sociologia, ha iniziato 15 anni fa a raccogliere storie pubblicando, oltre questa, altre tre raccolte.

Anna Rita Tiezzi, nata a Milano nel 1950, sceglie di vivere in Maremma nel 1986, dove insegnerà Inglese nel piccolo Liceo di Massa Marittima fino al suo pensionamento.

Locandina Norma Parenti

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20 ottobre 2015

Antonella Braga
Gisella Floreanini
Unicopli
Novecentodonne Collana diretta da Luisa Steiner, Antonella Braga e Marzio Zanantoni
Ne discutono Mauro Begozzi, Antonella Braga, Luisa Steiner e Marzio Zanantoni

Collage copertine   Braga

L’intento di questa collana, dedicata a biografie di donne, vere protagoniste e vere “rivoluzionarie” del secolo scorso, è di mettere in evidenza, all’interno del contesto storico, le figure e le personalità di coloro che, con le loro prese di posizione e il loro lavoro, senza apparire, senza guerre, spesso solo con piccole lotte quotidiane, scelte, gesti e idee hanno radicalmente cambiato la nostra società e il nostro modo di vivere e di pensare… L’idea della collana era nata con Miriam Mafai con la quale abbiamo constatato che c’era ancora un vuoto di analisi storica sulle figure femminili, sulle vite e sull’apporto fondamentale delle donne nella ricostruzione e nell’assetto della Repubblica Italiana. A Miriam Mafai va dunque dedicato questo progetto, con la speranza che sia di stimolo all’analisi di un periodo travagliato, di grandi trasformazioni ma anche di grandi speranze. (Luisa Steiner).

Gisella Floreanini: Io sono diventata “ministro” dell’Ossola quando ancora le donne non avevano diritto di voto. Anche questo fatto la storia deve esaminare: perché una donna per la prima volta nella storia del nostro Paese, una donna che non fosse una regina, una principessa o una badessa, è diventata una dirigente di governo … Un atto nuovo e unico nella storia d’Italia.

Lica Steiner: Ieri mi sono detta: è ora di rimuovere la testa, ovvero di farla ragionare, ma profondamente e con costanza, cosa assai difficile perché l’abitudine a “non pensare” è come un muscolo inattivo e indurito e inabilitato!!!

Livia Turco: Le donne sono state protagoniste della nascita e della costruzione della nostra Repubblica. Hanno partecipato alla battaglia di liberazione contro il fascismo e il nazismo, per la libertà e la democrazia. Hanno conquistato attraverso il loro impegno, che si è dispiegato a partire dal Risorgimento, il diritto di voto. Ancora oggi, troppe volte, si nominano solo i padri e si dimenticano le madri.

Locandina 20 ottobre 2015

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13 ottobre 2015

1915-2015 CENTENARIO DEL GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO

Michel Mikaelian, Haigaz chiamava: Mikael… Mikael…

a cura di Alessandro Litta Modignani – Postfazione di David Meghnagi
Libriliberi, 2015

Il curatore ne discute con Stefano Magni

Haigaz

Un adolescente armeno, che non ha ancora compiuto 14 anni, è costretto a vivere e patire la deportazione della sua famiglia e lo sterminio del suo popolo. Tutti i fatti abominevoli narrati in questo libro sono realmente accaduti, così come riferiti. Anche questa testimonianza, come le moltissime altre provenienti da località diverse, concorre a dimostrare il carattere intenzionale di quella che fu la “soluzione” del problema armeno, adottata dal governo dei Giovani Turchi per ottenere uno stato etnicamente “pulito”. Nel centenario del genocidio armeno, un contributo alla conoscenza e all’affermazione della verità.

Michel Mikaelian (1901-1984) miracolosamente scampato allo sterminio armeno del 1915, inizia la carriera medica in Etiopia, presso la “Compagnie du Chemin de Fer Franco-Ethiopien” ad Addis Abeba. Per due volte viene arruolato dalla Francia, il suo Paese d’adozione, e raggiunge – rispondendo alla chiamata del generale De Gaulle – le Forze Armate della Francia Libera. In seguito fu, per un ventennio, il responsabile medico del porto di Marsiglia.

Alessandro Litta Modignani, curatore del volume, è un giornalista milanese, armeno da parte di madre. Iscritto al Partito Radicale dal 1974 al 2013, è stato consigliere regionale in Lombardia nella legislatura 2000-2005.

Stefano Magni, giornalista e saggista, ha curato l’edizione italiana di Stati Assassini – La violenza omicida dei governi di Rudolph J. Rummel (Rubbettino 2005) ed è autore di Quanto vale un Laogai – L’Occidente e il mistero della Cina (Libri di Libertates, 2012). E’ cultore di “Analisi della Politica Estera” presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano.

Locandina Haigaz

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17 giugno 2015

Stefania Consenti
Luoghi della memoria a Milano.
Itinerari nella città Medaglia d’Oro della Resistenza
Guerini e Ass., 2015

L’Autrice ne discute con Roberto Jarach (v. pres. Memoriale Shoah) e Roberto Cenati (pres. Anpi prov.le Milano). Intervengono Ruggero Gabbai e Giorgio Mortara.

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Dal Piccolo Teatro di via Rovello alla Loggia dei Mercanti, nell’omonima piazza, passando per la Stazione Centrale e le Officine di via Tedosio … è il filo sottile della memoria che unisce questi splendidi edifici dal valore non esclusivamente architettonico, luoghi della Resistenza che svelano un lato nascosto di Milano, città dell’Expo, e che videro sfilare un’umanità dolente, uomini e donne vittime della repressione nazifascista, i tranvieri che dettero vita agli scioperi del ’44, gli ebrei rinchiusi prima nel carcere di San Vittore e poi deportati ad Auschwitz da quel binario 21 che è oggi diventato un Memoriale. In forma di racconto, con testimonianze e ricostruzioni, ecco una mappa inedita per ricordare che Milano non è solo la capitale della moda, del design, della finanza, ma è anche la Città della Liberazione, Medaglia d’Oro della Resistenza.

Questa guida, che ricompone una trama dei fatti ormai fragile per l’usura del tempo, ha anche il merito di restituire al lettore una più corretta conoscenza della successione dei fatti. E di convincerlo a guardare la città con occhi diversi (dalla Prefazione di Ferruccio De Bortoli).

L’ANPI Provinciale di Milano, nella ricorrenza del 70° anniversario della Liberazione, ha realizzato un progetto volto a valorizzare e a far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, i luoghi della memoria di Milano. L’operazione che ci si è prefissi è quella di risvegliare la coscienza di Milano che vive troppo nel presente, ma che negli anni del fascismo e della guerra è stata la città della Resistenza, tanto da essere definita come capitale della Resistenza (dalla Presentazione di Roberto Cenati).

Stefania Consenti, laureata in Filosofia all’Università di Bari, è giornalista professionista dal 1995. Ha iniziato nel 1989 come collaboratrice nel quotidiano L’Unità per poi approdare nel 1991 nella testata Il Giorno dove in Cronaca si occupa di politica e temi sindacali. Dopo un intenso viaggio con gli studenti ad Auschwitz, ha scritto prima Binario 21. Un treno per Auschwitz (2010) e poi Il futuro della memoria. Conversazioni con Nedo Fiano, Liliana Segre e Piero Terracina, testimoni della Shoah (2011).

Roberto Jarach è vice presidente della Fondazione Memoriale della Shoah e vice presidente della Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Ruggero Gabbai è regista cinematografico e Consigliere Comunale; Giorgio Mortara è presidente dell’Ass. Medici Ebrei e ass. UCEI.

Locandina Consenti

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27 maggio 2015

Giorgio Buridan
In cielo c’è sempre una stella per me.
Diario di guerra partigiana
Tararà, 2014

Ne discutono Roberto Cenati (pres. ANPI prov.le Milano), Giovanni Cerutti (dir. Ist. Storico della Resistenza, Novara), e le curatrici Maria Silvia Caffari e Margherita Zucchi

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La straordinaria testimonianza di un protagonista della Resistenza, lo scrittore Giorgio Buridan. Attraverso le pagine del diario si possono ripercorrere numerosi episodi del 1944 che hanno portato alla Liberazione di Domodossola e alla Repubblica dell’Ossola, fino alla sua caduta, all’esodo dell’Autore in Svizzera, all’internamento, all’odissea del rientro in Italia, ai rapporti della Resistenza locale con il CLN e con il Service Intelligence degli Alleati, per arrivare fino alla Liberazione di Stresa, Lesa e Milano, a cui l’autore ha partecipato in qualità di Commissario del Raggruppamento Divisioni Patrioti “Alfredo Di Dio”, quale addetto stampa per il giornale «Valtoce». Ma la scelta antifascista e partigiana dell’Autore ha radici prima ancora del 25 luglio 1943, a Stresa, suo paese natale, dove con altri giovani amici aderisce al Partito d’Azione. Renato Boeri, l’amico delle tante estati passate a Stresa, è lui a presentarlo a Ferruccio Parri. Inizia così la Resistenza del ragazzo Giorgio (era nato nel 1921), con la distribuzione della stampa clandestina per Giustizia e Libertà e l’’opera di staffetta con i messaggi da portare tra il Mottarone, dove è stata paracadutata la Missione Radio Sàlem, e Milano, dove in via Marcia su Roma (ora via San Marco) sotto falso nome abita il comandante dei Servizi informazioni delle Radio clandestine, Enzo Boeri, fratello di Renato, quel caro amico Renato Boeri che Giorgio incontrerà ancora durante l’’estate del ’44, quando si trova in Ossola presso la formazione Valtoce, e a Stresa, quando trascriverà il discorso da lui fatto dopo la liberazione. Altri personaggi occupano un posto particolare nel racconto, fra tutti i due amici caduti: Mario Greppi, “Mariolino”,  l’eroico figlio di Antonio Greppi, primo sindaco di Milano dopo la Liberazione; Alfredo Di Dio, il comandante “Marco”, a cui il commissario Giorgio dedica il suo diario, questo diario di mezze carte veline cucite tra loro da un cordoncino e rimasto per settant’anni nascosto nell’archivio degli scritti di tutta una vita.

Locandina Buridan

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20 maggio 2015

Giovanni Rubino
Fare Memoria
Mostra antologica dell’opera grafico-pittorica
Inaugurazione e Presentazione del catalogo

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Giovanni Rubino ricopia, ricalca nomi, luoghi, date, nascite, morti per assassinio nazi-fascista. Costruisce ed elabora memoria per chi ha coscienza, e per chi non sa, non vorrebbe sapere e nega. Quando nomi nuovi saranno affiorati dalla ricerca, Rubino tornerà a ricalcare a frottage anche quelli. Nomi, di luoghi e di persone, denominatori di assenze/presenze profonde: conoscere il nome è possederne l’essenza/presenza profonda.

Conoscere un nome non significa solo facilitare l’identificazione: il nome rappresenta l’identità, l’essenza degli esseri. Questo vale per tutti gli esseri viventi ma vale a maggior ragione per gli esseri umani. Sa bene Rubino che ogni lettera di ogni nome, ogni nome è vettore di energia che lega l’umanità al divenire. Una delle decisioni simbolicamente più terribili dei nazi-fascisti è stata la cancellazione dei nomi, la trasformazione delle persone in numeri.

Conoscere il nome è conoscere l’essenza/presenza dell’universo, è fare memoria per costruire consapevolezza e vigilanza per la democrazia e il rispetto degli/tra-gli esseri; significa ridare identità a quelle persone che ne sono state violentemente private.

Locandina Rubino

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20 maggio 2015

Lidia Menapace
Io, partigiana. La mia Resistenza
Prefazione di Carlo Smuraglia
Manni, 2014

L’Autrice ne discute con Eleonora Bonaccorsi (Punto Rosso) e Rosangela Pesenti (UDI).
In collaborazione con Puntorosso, associazione culturale

Cover Menapace

Lidia Menapace (Novara, 1924) è una protagonista della storia sociale, politica e culturale degli ultimi sessant’anni in Italia. Staffetta partigiana, prima donna consigliera e assessora della provincia di Bolzano, cattolica, simpatizzante del PCI, senatrice della Repubblica italiana, pacifista e femminista militante, in questo libro racconta per la prima volta la sua esperienza nella Resistenza attraverso i grandi eventi storici e gli episodi di eroismo personale e collettivo. La tessera del pane e i bombardamenti, la solidarietà tra famiglie e le fughe in bicicletta, la distribuzione dei giornali clandestini e la paura dei posti di blocco dei nazifascisti, la consegna dei messaggi in codice imparati a memoria, l’aiuto prestato a un giovane ebreo nella fuga in Svizzera, i libri sui sindacati letti di nascosto, lo studio al lume di candela durante il coprifuoco … E poi, la presa di coscienza graduale del valore politico della Resistenza, che coinvolse le energie migliori della Nazione, e che pose le fondamenta teoriche e pratiche del progetto di una società solidale e partecipata il quale, se trovò un seguito forte nella Costituzione, fu poi tradito nella storia reale dell’Italia. Ma, come le scriveva in un bigliettino il generale Alexander, al comando delle forze alleate, “Lidia resisté”; e la Menapace continua ancora oggi a combattere. Una fondamentale testimonianza, storica e coinvolgente, corredata da schede di approfondimento che guidano nella lettura anche un pubblico di giovani.

Lidia Menapace, membro del Comitato nazionale ANPI, ha pubblicato:  Il futurismo. Ideologia e linguaggio (1968); L’ermetismo. Ideologia e linguaggio (1968); Per un movimento politico di liberazione della donna (1973); La Democrazia Cristiana (1974); Economia politica della differenza sessuale(1987); Né indifesa né in divisa (1988); Il papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno? (2000); Resisté (2001); Nonviolenza (2004); Lettere dal Palazzo a cura di M. Lanfranco e L. Martocchia,(2007); Un anno al senato – Lucido diario di fine legislatura a cura di L. Martocchia – una cronaca impietosa sulla fine legislatura del Governo Prodi (2008).

Eleonora Bonaccorsi è membro della redazione delle Edizioni Punto Rosso.

Rosangela Pesenti,  insegnante, councellor, analista transazionale, formatrice, scrittrice e saggista, è attiva nell’Unione Donne in Italia e nel Gruppo Sconfinate di Romano di Lombardia.

Locandina Menapace

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15 aprile 2015

Miriam Rebhun
Due della Brigata.
Heinz e Gughy dalla Germania nazista alla nascita di Israele
Salomone Belforte, 2015

L’Autrice ne discute con Guido Guastalla, Davide Romano e Annie Sacerdoti.

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Tornando sui suoi passi, Heinz scorge il fratello che, appena arrivato, già parla con una ragazza, una bionda ben vestita, un tipo da città non da kibbutz. È la sua specialità, proporsi con una battuta, sfoderare un sorriso, sfoggiare la galanteria mitteleuropea per combinare un incontro, imbastire una storia. Heinz guarda infastidito e, mentre pensa che non è questo il momento per una nuova conquista, intercetta lo sguardo del cameriere. La sua espressione divertita mostra che solo ora ha capito cosa voleva dirgli qualche minuto prima. Sorride anche lui e nel vedere il suo doppio, come sempre, si tranquillizza. Gughy è arrivato e lui ora si sente completo, ancora una volta possono scegliere, insieme.

Due gemelli europei trapiantati in Medio Oriente, sradicati, ognuno unico riferimento dell’altro, combattenti contro il nazismo e il fascismo, “salvati” dalla Shoah, due vite attraversate dal razzismo, dai totalitarismi e dalla guerra, tessere diverse e indivisibili del grande mosaico del secolo scorso. Tra Germania nazista, Palestina britannica, Italia del dopoguerra e nascente Stato di Israele, tra il 1936 e il 1948, si snoda la loro storia. Su racconti familiari, degli amici e dei vicini di un tempo, su lettere, documenti militari e diari inediti, dando voce alle persone che figurano in foto in bianco e nero, Miriam Rebhun ricostruisce, immagina, ambienta, le vicende, gli sforzi individuali, i dubbi, le scelte, le speranze di quanti volevano semplicemente vivere.

Miriam Rebhun, di padre tedesco e madre italiana, vive a Napoli dove ha insegnato italiano e storia negli istituti superiori.Testimone di seconda generazione, partecipa a progetti didattici che riguardano la Shoah. Dal suo breve Un nome e poche date, finalista del concorso “Con gli occhi del racconto” (I Festival Int. di Letteratura Ebraica, Roma, 2008), è nato il suo primo romanzo, Ho inciampato e non mi sono fatta male (l’Ancora del Mediterraneo, 2011), un memoir in cui la storia della sua vita si intreccia con quella dei nonni scomparsi e mette in luce il bisogno di chi, privo di ricordi personali, riesce a non spezzare il filo della Memoria. Con Due della Brigata, ispirato alla vita di suo padre e del suo gemello, riprende in mano quel filo, gli dà colore e consistenza e lo consegna a chi vuole entrare nella trama della grande Storia.

Locandina Due della Brigata Rebhun

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8 aprile 2015

Mimmo Franzinelli e Nicola Graziano
Un’odissea partigiana.
Dalla Resistenza al manicomio
Feltrinelli, 2015

Gli Autori ne discutono con
David Bidussa, Marco Cavallarin e Roberto Cenati.

In collaborazione con Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e Giangiacomo Feltrinelli Editore.

Franzinelli_Un'odissea partigiana

Una pagina di storia contemporanea, sinora ignorata. A ridosso della Liberazione la magistratura processa centinaia di ex partigiani, accusati di gravi reati commessi durante la lotta clandestina e nell’immediato dopoguerra. Sono perlopiù imputazioni relative a casi di “giustizia sommaria”  contro persone sospettate di spionaggio, coinvolte nell’apparato repressivo fascista o comunque invise ai patrioti. Per diverse decine di imputati la strategia difensiva – impostata da Lelio Basso, Umberto Terracini e da altri avvocati di sinistra – punta a mitigare le pene mediante il riconoscimento della seminfermità mentale. Quando poi, dall’estate del 1946, l’amnistia Togliatti apre le porte alla grande massa dei fascisti condannati o in attesa di giudizio, anche i partigiani beneficiano del provvedimento, dal quale è tuttavia esclusa la detenzione manicomiale. Ex partigiani perfettamente sani di mente devono dunque adattarsi alla detenzione in strutture dove gli internati non hanno diritti e sono sottoposti a quotidiane vessazioni. All’esterno le famiglie, i comitati di solidarietà democratica e singoli militanti cercano – con esiti alterni – di mantenere i rapporti con i parenti o i compagni di militanza politica. In alcuni casi la macchina manicomiale mina la salute mentale degli ex partigiani e li porta alla tomba anzitempo. Tornano finalmente alla luce – dai documenti inediti custoditi all’opg di Aversa – oscure vicende della lotta di liberazione e della guerra civile, affrontate dalla magistratura (passata indenne dal regime fascista a quello democratico) con estrema severità e quindi coperte dal velo dell’oblio, e si ripercorrono problematici itinerari individuali dentro le carceri e i manicomi, nell’Italia della Guerra fredda.

Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo e dell’Italia repubblicana, ha pubblicato, tra gli altri, I tentacoli dell’Ovra (premio Viareggio 2000), La sottile linea nera (2008), Il Piano Solo (2010), Autopsia di un falso. I Diari di Mussolini (2011), Delatori (2012), Il prigioniero di Salò (2012), Il Duce e le donne (2013), Il Giro d’Italia (2013), Bombardate Roma! Guareschi contro De Gasperi (2014), L’arma segreta del Duce. La vera storia del carteggio Churchll-Mussolini (2015). Sito internet: http://www.mimmofranzinelli.it.

Nicola Graziano, magistrato presso il Tribunale di Napoli, autore e curatore di pubblicazioni di argomento giuridico e amministrativo, collabora con riviste di cultura, approfondimento e discussione, in particolare “Guida al Diritto” e “Dirittoitalia”. Vive ad Aversa dove ha sede l’Ospedale psichiatrico giudiziario, teatro delle vicende narrate nel presente volume, ed è da sempre impegnato nella battaglia per la tutela dei diritti civili fondamentali.

Locandina Franzinelli Graziano

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12 marzo 2015

Giuseppe Deiana
Nel nome del figlio.
La famiglia Puecher nella Resistenza
Mursia, 2013
L’Autore presenterà il suo libro. Letture di Marco Cavallarin.

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Tra il dicembre del 1943 e l’aprile del 1945 si consuma la tragica storia dei Puecher, una famiglia della borghesia milanese distrutta dalla guerra, tra Resistenza e deportazione: il giovane Giancarlo, ventenne, cattolico, idealista, partigiano subito dopo l’8 settembre, fucilato dai fascisti alla fine del ’43; e il padre Giorgio, notaio, arrestato, deportato e morto di stenti a Mauthausen in nome della passione civile per cui era stato ucciso suo figlio. La drammatica fine di questi due eroi dimenticati della Seconda guerra mondiale viene raccontata in un lavoro meticoloso di ricerca di documenti e testimonianze, che la ricolloca in un quadro storico più ampio, dove Resistenza e deportazione sono strettamente connesse in un’unica lotta per la libertà e la democrazia. Vengono così analizzati i confini storico-geografici di Resistenza e deportazione in Italia, la nascita delle formazioni partigiane intestate a Giancarlo attive nel comasco fino alla Liberazione, le operazioni di riabilitazione e commemorazione dell'”eroe borghese” nel dopoguerra. Una ricostruzione storica che ha come fine la ricerca nell’Italia di oggi di quei valori per cui Giancarlo e Giorgio Puecher hanno sacrificato la loro vita, per trasmetterne la memoria alle nuove generazioni senza revisionismi e senza retorica.

Giuseppe Deiana è stato docente di storia e filosofia nei licei ed è presidente delle associazioni Centro Comunitario Puecher di Milano. E’ autore di numerosi libri.

Locandina Deiana-Puecher

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25 febbraio 2015

Livio Isaak Sirovich
«Non era una donna, era un bandito». Rita Rosani, una ragazza in guerra.
CIERRE edizioni, 2015
Erminia Dell’Oro e Marco Cavallarin ne discutono con l’Autore. Letture di Elena BonoManola Rotunno.

In collaborazione con Unione Lettori Italiani e Biblioteca Sormani – Sala del Grechetto.

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Cosa pensò Rita, la giovane maestra ebrea dai capelli rossi, quando vide i nazifascisti venirle addosso? Perché era rimasta indietro a sparare, mentre gli altri partigiani, incluso il suo uomo, si erano dati alla fuga? Aveva forse saputo che il suo ex fidanzato era stato ammazzato ad Auschwitz? Non voleva più vivere nell’Italia avvelenata dalle leggi razziali? Una storia piena di ombre, con domande cui nemmeno un processo per omicidio e una medaglia d’oro – l’unica concessa a un’italiana morta in combattimento – riescono a dare risposta definitiva. Le vicende di Rita e dei due uomini della sua vita: Kubi, un triestino di origine polacca di cui l’Autore trova le ultime appassionate lettere in Abruzzo in un palazzotto in rovina, e il colonnello Ricca, reduce di Russia, guascone e tombeur de femmes. Tre vite nella tempesta, nelle quali è impossibile non immedesimarsi. (Paolo Rumiz).

Il titolo di questo libro evoca verbali e testimonianze dell’epoca. Si è appena concluso il breve scontro del 17 settembre 1944 sul Monte Comune, a nord di Verona, fra 15 inesperti partigiani e 130 militari italiani e tedeschi. Il parroco, chiamato per l’estrema unzione dei partigiani caduti, e alcuni paesani si trovano ad ascoltare il dialogo fra un milite fascista e il suo comandante, che ha appena ucciso la nostra Rita: «E adesso come farà Sior Tenente, che ha ucciso una donna?» E lui (in seguito assolto per insufficienza di prove): «Non era una donna, era un bandito».

Nato nel 1949 nella Trieste allora contesa tra Italia e Jugoslavia da madre ebrea tedesco-lituana e da padre di origine dalmata, Livio Isaak Sirovich lavora nel campo del rischio sismico in un Istituto nazionale di ricerca ma la vita in una terra che ha subìto le disgrazie del Novecento lo ha portato a scrivere anche di Storia. In pace con le proprie radici miste, si firma sia con il cognome materno, sia con quello paterno (temporaneamente cambiato in “Siro” durante il fascismo). Ha pubblicato: Cari, non scrivetemi tutto; gli Isaak, una famiglia in trappola fra Hitler e Stalin (Mondadori, 1995; edizione tedesca: Kunstmann, 2001); Cime Irredente; un tempestoso caso storico alpinistico (Vivalda, 1996); La notte delle faville (Mursia, 2007).

21. Sirovich Rosani 25.2.2015

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19 febbraio 2015

Gaetano Liguori
Confesso che ho suonato
Skira, 2014

Francesco Vaia ne discute con l’Autore.

In collaborazione con AICVAS (Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna).

A fine incontro il Maestro Gaetano Liguori eseguirà alcuni brani di sue composizioni

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Uno dei più noti pianisti jazz italiani ripercorre le esperienze che hanno contraddistinto una generazione: dall’amore per la musica alla passione per la politica, ai viaggi di solidarietà. Questo è il racconto di un’esistenza dedicata all’impegno politico e alla ricerca costante di una spiritualità che, lontana da pregiudizi, ha saputo mettersi in discussione senza tradire i propri valori. Un libro che non parla soltanto di politica, ma racconta – tra aneddoti, amori, incontri indimenticabili – l’avventura di una vita.

Gaetano Liguori, classe 1950, figlio d’arte di un batterista napoletano, entra giovanissimo al Conservatorio di Milano, città nella quale la famiglia si era trasferita. Inizia giovanissimo una ricchissima carriera come pianista e autore di jazz, attività che coniugherà sempre con l’instancabile, quasi religioso, impegno politico, etico e civile. Nel 2013 gli viene assegnato l’Ambrogino d’oro del Comune di Milano.

Francesco Vaia, figlio del Comandante della Brigata Garibaldi in Spagna, entrò giovanissimo nel PCI, dirigente del Sindacato dei lavoratori tessili lombardi, viene eletto alla morte di Giovanni Pesce Presidente dell’Aicvas e attualmente ne cura la produzione editoriale.

Locandina Liguori – AnpiLibri

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9 dicembre 2014

Francesco Villani
CIF COI RIBELLI. Un’esperienza partigiana
Ed. Punto Rosso 2014

Partecipano Francesco Villani, Graziano Gorla (segr. CdL Milano), Giorgio Galli (Univ. di Milano), Roberto Cenati (Pres. Anpi prov. Milano). Introducono Luigi Vinci e Marco Cavallarin.

In collaborazione con Ass. Culturale Punto Rosso, Camera del Lavoro di Milano, Centro Culturale Concetto Marchesi.

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“Terminata l’operazione, dopo averli immobilizzati e senza alcun prigioniero liberato, lasciammo velocemente via Eustachi, con alcune loro armi, e raggiungemmo il Policlinico per rimetterci i nostri abiti civili. Sogno ci salutò e se ne andò, sempre manifestamente innervosito dalla mancata liberazione.

La ragione l’avremmo conosciuta soltanto dopo il 25 aprile: infatti venni a sapere che si trattava di Tulipano, stretto collaboratore di Parri che, mentre cercavamo di liberarlo, era già stato spedito in direzione di Mauthausen, come ho già spiegato. Dopo quell’azione senza esito, Stefano (che era diventato Leone [Bruno Trentin]) ed io, riprendemmo la nostra attività: io con gli incontri già fissati precedentemente coi militanti mentre restavo a disposizione del comando GL per le operazioni guidate da Sogno.

Solitamente ricevevo le direttive da Bepi (Signorelli), un bergamasco assai dinamico, sempre molto elegante e dai modi cortesi e simpatici che inducevano ad accogliere col sorriso anche gli incarichi più ostici.

Stavolta, però, la direttiva con una cattiva notizia non mi era venuta da Bepi, bensì direttamente da Leo Valiani: Leone (ex Stefano) ed io avremmo dovuto occuparci della liberazione di Parri…”

Francesco Villani nato a Milano nel 1925. Giornalista-analista finanziario per quotidiani e periodici italiani e stranieri, da sempre ha dedicato particolare attenzione ai problemi dei flussi del risparmio sociale. Conclusa l’attiva partecipazione alla Resistenza, ha proseguito la militanza nel Partito d’Azione e, dopo un breve passaggio nel Pci, ha aderito nel 1948 alla Quarta Internazionale, che ha abbandonato negli anni 60, senza trovare altra collocazione partitica. Vive a Milano.

Villani-9dicembre

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3 dicembre 2014

Alfredo Pizzoni e il finanziamento del CLNAI

Alfredo Pizzoni

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19 novembre 2014

Giulio Supino
Diario della Guerra che non ho combattuto
Un italiano ebreo tra persecuzione e Resistenza
Aska, 2014

Michele Sarfatti (curatore) e Stefano Jesurum ne discutono con Valentina Supino.

In collaborazione con Aska edizioni

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Dal 1939 al 1945 Giulio Supino, professore di idraulica espulso nel 1938 perché ebreo, annotò la propria vita a Bologna, la nuova guerra mondiale, l’inizio del suo impegno antifascista, la vita clandestina con la famiglia a Firenze nel 1943-1944, l’impegno nella ricostruzione fino al rientro a Bologna appena liberata.
Le pagine dei suoi taccuini, scritte in un italiano conciso ma sapiente, ci restituiscono assieme sia l’evolversi della situazione, sia le sue preoccupazioni, letture e riflessioni. Non mancano le trascrizioni di arguzie, sue e di altri (il 21 dicembre 1943 registrò la rima popolare “Ave Maria gratia plena / fa che stanotte non senta la sirena / che domattina si veda la luce / e domani sera il trasporto del duce”).
Inoltre, per i lunghi mesi della Repubblica sociale italiana a Firenze, il suo Diario costituisce una cronaca in diretta della lenta avanzata degli Alleati, dello sviluppo della Resistenza e purtroppo della incessante persecuzione omicida antiebraica.
Si tratta di una testimonianza unica e per molti aspetti eccezionale.

Michele Sarfatti, curatore del Diario, è autore di vari saggi sulla storia degli ebrei e sulla persecuzione antisemita in Italia nel XX secolo. E’ direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC, Milano.

Stefano Jesurum, giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore, nel 1988 ha vinto il premio Campione con Essere ebrei in Italia e nel 1992 il premio letterario Castiglioncello con Primo Levi. Le opere e i giorni, scritto insieme a Massimo Dini. Ha pubblicato inoltre, Soltanto per amore, Raccontalo ai tuoi figli e Israele, nonostante tutto.

Locandina Supino

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6 novembre 2014

Nunzia Augeri
L’ESTATE DELLA LIBERTÀ. REPUBBLICHE PARTIGIANE E ZONE LIBERE.
Carocci Editore, Milano 2014

Intervengono oltre all’autrice Giorgio GALLI (univ. di Milano) e Aldo GIANNULI (storico e politologo).Coordinano G. Marco Cavallarin (AnpiLibri) e Eleonora Bonaccorsi (Punto Rosso).

In collaborazione con Puntorosso, associazione culturale.

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La nascita delle zone libere e delle repubbliche partigiane coincide con la stagione culminante del movimento della Resistenza, nell’estate-autunno del 1944. Già si profila la sconfitta dell’Asse e le truppe nazifasciste che occupano l’Italia non hanno più il controllo totale del territorio. In molte zone di montagna le popolazioni contadine, riunite nei loro “comuni rustici”, iniziano un’inedita esperienza di libertà. Alcune repubbliche sono effimere e durano solo pochi giorni; altre, come la Carnia e l’Ossola, hanno il tempo di esprimere una nuova classe dirigente e di sperimentare inedite forme istituzionali, con organismi democratici composti da civili scelti mediante libere elezioni. La loro durata temporale non ne diminuisce l’importanza storica e politica. In questo volume per la prima volta si ripercorre in maniera dettagliata la storia delle repubbliche e delle zone libere focalizzando l’attenzione sulla vita politico-amministrativa, economica, sociale e civile. Esse costituirono un’esperienza intensa e significativa e, per chi era da sempre stato escluso da ogni partecipazione democratica, rappresentarono la speranza in un futuro di dignità e di riscatto. Lo spirito di alcune scelte legislative scaturite da quella esperienza fu recepito dagli estensori della Costituzione italiana.

RepubblichePartigiane-6nov

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22 ottobre 2014

Anna Sarfatti e Michele Sarfatti
La Resistenza, La Shoah, La Costituzione
raccontate ai bambini
Mondadori, Sassolini

Collage Sarfatti bambini

Fulmine, un cane coraggioso: “Siamo la banda dei Liberi mai vinti / addetta a controllar la nostra terra, / fasci e tedeschi vogliam veder respinti / per libertà, giustizia e mai più guerra. / Abbiamo scelto di fare i partigiani / d’accordo coi partiti di città, / siamo studenti, contadini ed artigiani / siamo il futuro che è già arrivato qua.”
L’albero della memoria: “Zio Elia arriva spesso col giornale / che dà notizie sempre più inquietanti: / gli ebrei sono accusati di ogni male. / Mamma commenta: «Così non si va avanti! / È un veleno che penetra pian piano / e a poco a poco fa terra bruciata.» / Papà risponde: «Non ci disperiamo, / finirà, così come è cominciata.» / Sami li ascolta e, tutto preoccupato, / corre in giardino, ha fretta di annaffiare: / copre d’acqua l’olivo e tutto il prato, / poi coi sassi gioca ai pesci dentro il mare.”
La Costituzione: “Diceva Umberto Saba: «I bambini, come i poeti, pensano per immagini.» La forza comunicativa, semplice e poetica, di queste filastrocche lo dimostra.” [dalla presentazione di Teresa Mattei]

 Anna Sarfatti, autrice di libri per bambini, ha insegnato nella scuola dell’infanzia e primaria. Ha scritto numerosi saggi e articoli di pedagogia, è la traduttrice di Theodor Seuss, uno dei massimi rappresentanti americani della letteratura per l’infanzia.

Michele Sarfatti, direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC di Milano, si occupa di storia contemporanea, e in particolare delle vicende degli ebrei e della Shoah in Italia, su cui ha scritto parecchi libri.

Le illustrazioni della Costituzione sono di Serena Riglietti;  quelle dell’Albero della memoria e di Fulmine un cane coraggioso sono di Giulia Orecchia.

Locandina Sarfatti bambini

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18 settembre 2014

Gaetano Alessi
Le eredità di Vittoria Giunti
Edizioni AdEst

Marco Cavallarin ne discute con l’Autore.

Cover Alessi - Giunti

Vittoria Giunti è stata maestra di generosità e di fedeltà intellettuale, d’antifascismo solidale e intransigente, il necessario ma sempre legato alla ragione. Dopo la guerra di Liberazione avrebbe potuto aspirare a tutto: deputata, accademica, docente. Scelse invece di essere un corpo unico con quella Sicilia che negli anni ’50 era martoriata di fame e miseria. Con la speranza che chiunque legga queste pagine trovi in esse la scintilla per non omologarsi e guardare “oltre la siepe”. [Gaetano Alessi]

Vittoria Giunti (Firenze 14.12.1917 – Raffadali (AG) 3.6.2006). Partigiana comunista, dirigente del PCI, componente durante la “Costituente” di diverse commissioni nazionali, tra cui quella per il voto alle donne. Direttrice della Casa della Cultura di Milano. Primo sindaco donna della Sicilia nel 1956 a Santa Elisabetta (Ag). Direttrice della rivista “Noi donne”. Ottima matematica, ha studiato all’Università di Roma frequentando l’istituto di Alta Matematica. Prima dell’impegno nella Resistenza fu assistente all’Università di Firenze. Nata da una famiglia borghese, è figlia di un ingegnere, alto funzionario delle ferrovie, cresce tra Firenze e le colline della Toscana. È a Roma che riceve quell’influenza e quella formazione politica che avrebbero influenzato tutta la sua vita. Nel corso della Resistenza rafforzò l’amicizia e l’amore con l’uomo che sarebbe stato il compagno di tutto il resto della sua vita, il partigiano siciliano Salvatore Di Benedetto. È morta nella sua casa di Raffadali, il 3 giugno 2006, proprio il giorno successivo a quello in cui in cui si celebra la Festa della Repubblica.

Gaetano Alessi (Agrigento, 1976). Lavora presso la grande distribuzione organizzata dove ricopre il ruolo di responsabile alla sicurezza dei lavoratori. Giornalista free-lance è editorialista di Articolo 21 e LiberaInformazione. Ha scritto per L’Unità, Repubblica, La Sicilia. Curatore di Iride Radio alla “Festa nazionale de L’Unità” di Bologna del 2007, ha curato nel 2008 per “Punto Radio Bologna” il programma Ora d’Aria. Nel 2003 ha fondato il periodico AdEst di cui ancora oggi è caporedattore. Vincitore della categoria “Giovani” del premio nazionale di giornalismo Giuseppe Fava 2011. Nel 2011 ha curato per l’Università di Bologna il laboratorio di giornalismo mafia e Antimafia.

Marco Cavallarin è curatore di AnpiLibri.

Locandina Alessi Giunti

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6 giugno 2014

Luigi Borgomaneri
Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino
Storie di antifascismi
Archetipolibri / Fond. ISEC, 2013

Luigi GANAPINI ne discute con l’Autore

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Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono,a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa tra diffamazione ed epica di Stato. Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perché, per il senso dell’ingiustizia provata sulla loro pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto. (Vitaliano Ravagli Wu Ming, Asce di guerra)

Attraverso una documentazione inedita e la testimonianza di Lamberto Caenazzo, all’epoca giovanissimo partigiano del quartiere milanese del Giambellino, Luigi Borgomaneri ricostruisce la figura e le imprese – a tutt’oggi dimenticate e incredibili se non fossero documentate – di Carlo Travaglini, un intellettuale di origine tedesca che, espulso dalla Germania negli anni Trenta dopo essere stato rinchiuso in un lager, nella Milano occupata dai nazisti si beffa per mesi di Wehrmacht e Gestapo, alternando a spericolate azioni il salvataggio dalla deportazione di centinaia di operai, ebrei ed ex prigionieri di guerra alleati, finché, scoperto, continua la sua lotta in una formazione partigiana nel Lecchese.

Una biografia che nella sua unicità e nel suo divenire partigiano offre a Borgomaneri materia per ritornare sul tema della “scelta” al di fuori di schemi e rimandi ideologici o di partito, ragionando al contempo sulla necessità di sottrarre la storia della resistenza a censure, a enfatizzazioni e soprattutto all'”oleografia a tutto tondo della madre di tutti i revisionismi, quella delle ricostruzioni a posteriori di partito e ufficiali”.

Luigi BORGOMANERI, ricercatore e collaboratore della Fondazione ISEC. Oltre a numerosi saggi sulla lotta partigiana e sul rapporto tra classe operaia e PCI clandestino a Milano, ha pubblicato Due inverni, un’estate e la rossa primavera. Le Brigate Garibaldi a Milano e provincia (1943-1945) (Franco Angeli, 1995), Hitler a Milano. I crimini di Theodor Saewecke capo della Gestapo (Datanews, 1997), e ha curato Crimini di guerra. Il mito del bravo italiano tra repressione del ribellismo e guerra ai civili nei territori occupati (Guerini, 2006).

Luigi GANAPINI, già ordinario di storia contemporanea all’Università di Bologna, ha diretto la Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea. Tra i suoi saggi, Il nazionalismo cattolico (Laterza, 1970 e Franco Angeli, 1988) e La repubblica delle camicie nere (Garzanti, 1999); ha collaborato a numerose opere collettanee tra cui Operai e contadini nella crisi italiana del 1943-44 (Feltrinelli, 1974), I sindacati occidentali in una prospettiva storica comparata (Serantini, 1995).

Locandina Borgomaneri

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8 maggio 2014

Wanda Canna – Staffetta partigiana
RICORDI
Ottobre 1943 – Aprile 1945
Edizioni Puntorosso (2014) – Il presente come storia

 Nunzia Augeri (saggista), Celeste Audone (Anpi Quarona) e Cini Boeri (partigiana, architetta e designer) ne discutono con l’Autrice.

In collaborazione con Punto Rosso ass. culturale.

Wanda Canna cover

“Sono nata a Borgosesia il 3 ottobre 1921, terza di sei fratelli: quattro maschi e due femmine; mi sono sposata che non avevo ancora vent’anni, nel 1941. Ho fatto la tessitrice nella fabbrica Tessitura Lenot di Borgosesia e, dopo sposata, alla Bozzalla e Lesna di Coggiola.

Mio padre vecchio antifascista, persona onesta e disponibile verso chiunque avesse meno di noi, non ha mai negato aiuto anche a chi era contrario alle sue idee politiche. Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, chi l’ha conosciuto lo ricorda con stima e lo porta a esempio di onestà e rettitudine morale; non ha mai rinnegato il suo ideale e per questo ha sofferto carcere e confino.

Durante la lotta di Liberazione, nelle file garibaldine di Moscatelli, eravamo: mio padre, Antonio, mia sorella Miliuccia (prima partigiana con Cino), mio fratello Beppe e io staffetta. Per me, non poteva essere che così”.

Locandina Wanda Canna 8 maggio 2014

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17 aprile 2014

Carlo Spartaco Capogreco
Il piombo e l’argento
La vera storia del partigiano Facio
Donzelli Editore, 2007
Premio “Della Resistenza” – Città di Omegna

Luigi Borgomaneri ne discute con l’Autore.

Capogreco - Facio 1

Il Piombo e l’argento è uno dei non molti esempi di come si possa – se si vuole e se se ne ha il coraggio –  fare storia in modo intellettualmente onesto rimanendo sempre dalla parte dei valori di quella grande e tragica stagione. (Luigi Borgomaneri)

Settant’anni fa, il 22 luglio 1944, Dante Castellucci viene giustiziato da un plotone d’esecuzione. Ha ventiquattro anni, ma la sua biografia è già ricca e intrecciata con le vicende della Resistenza. Emigrato bambino in Francia, al rientro in Italia aveva partecipato al conflitto mondiale sulle Alpi e lungo il Don. Dopo aver disertato, scelse di combattere per la libertà: fu prima braccio destro di Aldo Cervi (capo dei sette fratelli), poi comandante del battaglione garibaldino “Guido Picelli” nel Parmense. “Facio” (questo il suo nome di battaglia) fu protagonista di ardimentose ed eroiche azioni nell’Appennino ligure e tosco-emiliano, tra Lunigiana e Valle del Taro. Ma a giustiziarlo furono alcuni dei suoi compagni di lotta, dopo un processo-farsa alla cui sentenza nessuno ha mai creduto.
Questo  studio appassionato e rigoroso, che finalmente ha riportato alla luce la vicenda di “Facio”, dimostra che è possibile indagare nelle pieghe e nelle piaghe più controverse della Resistenza, accettandone le zone d’ombra senza intaccare l’alto significato della lotta di Liberazione.

Carlo Spartaco CAPOGRECO, storico dell’Università della Calabria, è noto soprattutto per il fondamentale contributo dato alla riscoperta dell’internamento civile fascista. Tra i suoi scritti ricordiamo: Ferramonti. La vita e gli uomini del più grande campo d’internamento fascista (La Giuntina, 1987); Renicci. Un campo di concentramento in riva al Tevere (Mursia, 2003) e I campi del duce (Einaudi, 2004). Ha collaborato al Dizionario della Resistenza, al Dizionario del fascismo e al Dizionario dell’Olocausto (Einaudi).

Luigi BORGOMANERI, storico, collaboratore dell’ISEC di Sesto San Giovanni,  ha pubblicato, tra gli altri: Due inverni, un’estate e la rossa primavera. Le Brigate Garibaldi a Milano e provincia (1943-1945) (Franco Angeli, 1995), Hitler a Milano. I crimini di Theodor Saewecke capo della Gestapo (Datanews, 1997) e Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino. Storie di antifascismi (Archetipo, 2014).

Locandina Capogreco

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27 marzo 2014

Sergio Giuntini
Sport e Resistenza
Sedizioni, 2014

Felice Fabrizio ne discute con l’Autore

Giuntini

Anche lo sport ha combattuto la sua Resistenza. Per dimostrarlo e averne delle prove occorre ricercare e scavare a fondo, attingendo a molteplici fonti documentarie: storiografia dello sport e dell’età contemporanea, memorialistica, letteratura, testimonianze orali; all’annalistica particolare sulle diverse discipline: calcio, ciclismo, automobilismo, alpinismo, rugby, pugilato, ecc; agli strumenti materiali della lotta partigiana: su tutti la bicicletta; agli elementi simbolici dell’immaginario: i “nomi di battaglia” dei resistenti; agli atti giudiziari: da “Tribunale Speciale” fascista ai processi politici post bellici; e soprattutto ai casi singoli: storie di uomini e donne, campioni e no.
Con questo contributo non si intendono proporre metodologie, modelli interpretativi, quadri generali di sintesi, bensì raccontare storie che vengono a formare un ricco tessuto di memoria collettiva.

Sergio Giuntini (Milano, 1956) è il principale storico dello sport in Italia. E’ autore di: Lo sport e la Grande Guerra, 2001; Scrittura e sport. Primi sondaggi Otto-Novecenteschi (con A. Brambilla), 2003; Sport e fascismo, 2003; Dorando Pietri dalla Via Emilia al West, 2004; Compagni di squadra, 2006; L’addestramento ginnico-militare nell’esercito italiano.1946-1990 (con A. Teya), 2007; Due secoli di Arena e grande atletica a Milano, 2007; Pugni chiusi e cerchi olimpici. Il lungo ’68 dello sport italiano, 2008; con Maria Canella (a cura di) Sport e fascismo, 2009; L’Olimpiade dimezzata. Storia e politica del boicottaggio nello sport, 2009; Gabriele D’Annunzio l’inimitabile atleta. Sport e super-omismo, 2012.

Felice Fabrizio è uno dei maggiori storici italiani dello sport. Ha pubblicato Sport e fascismo: la politica sportiva del regime 1924-1936 (1976), Storia dello sport in Italia: dalle società ginnastiche all’associazionismo di massa (1977), Alle origini del movimento sportivo cattolico in Italia (2009).

Locandina Giuntini

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12 marzo 2014

Alberto Vigevani
I Compagni di Settembre
Endemunde, 2013

Ne discutono Alberto Cavaglion e Marco Vigevani.

Vigevani1

All’indomani dell’8 settembre, in un paese “abbandonato a sé, senza armi, senza capi, tradito”, un giovane artista lascia in città la moglie e un figlio appena nato, per unirsi a un piccolo gruppo di partigiani in montagna. Il romanzo è il fedele resoconto di questa scelta: i primi cauti contatti, la distribuzione delle armi, i turni di guardia, gli scontri a fuoco, i rastrellamenti, il pensiero della morte che non dà tregua. “Riuscirò a non avere paura?” si chiede il protagonista “troverò la serenità di rischiare tutto, magari di essere fucilato?”
Con uno stile asciutto e già neorealistico, Vigevani registra la ferocia delle imboscate, l’infamia dei delatori, le viltà dei possidenti in fuga, i dubbi e gli ardori di un ventenne borghese confrontato con la necessità di uccidere e di salvare la pelle.
Ripubblicato da Endemunde a 70 anni dall’inizio della Resistenza, I compagni di settembre restituisce al lettore di oggi “l’aria, il tono e la passione di quelle giornate tremende” (Franco Fortini) e, in Appendice, l’irripetibile felicità che traspare dalle cronache della Liberazione (Taccuino rosso), scritte da Vigevani per l’Avanti! tra l’aprile e il maggio del 1945.
Alberto Vigevani (1918-1999) è stato uno dei più importanti scrittori milanesi del ‘900, “anzi, un poeta che ha scritto romanzi” come suggerì Lalla Romano. Giovanissimo, comincia a  occuparsi di teatro e di letteratura e partecipa alla fondazione della rivista Corrente. Nel 1943 pubblica Erba d’infanzia, seguito nel 1944 da I compagni di settembre, primo romanzo partigiano della nostra letteratura, scritto durante l’esilio in Svizzera, dove Vigevani diventa intimo di Silone, Risi, Fortini e altri intellettuali. Dopo una parentesi neorealista, inaugura un personalissimo e delicato filone di “letteratura di memoria”. Con Estate al lago, L’invenzione, Il grembiule rosso e Un certo Ramondès ottiene numerosi premi e riconoscimento di critica e pubblico. Molti dei suoi romanzi sono tuttora in catalogo da Sellerio. Nel 2010, per i tipi di Einaudi, è uscita la sua raccolta di poesie L’esistenza.

Locandina Vigevani

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27 febbraio 2014

Ornella Giordano
Il buio prima della libertà
Tipografia Subalpina, 2010

Riccardo Rovera
Paura del lupo
video autoprodotto

Cover

La sensibilità poetica di Ornella Giordano ha messo in rima i ricordi d’infanzia legati al padre Giovanni e alla narrazione dei fatti da lui vissuti nella Seconda Guerra Mondiale e nella Resistenza. I versi della Giordano pongono particolare attenzione al dolore dei bambini e colgono il contrasto tra la loro ingenuità e innocenza e le atrocità del conflitto.

Il video di Riccardo Rovera mostra, su sottofondo musicale, fotografie della Resistenza e dell’Olocausto tratte da archivi storici, insieme a disegni di bambini e giochi di colore. La “Paura del lupo”, spettro dell’infanzia, si contrappone al reale terrore della guerra, vista con gli occhi dei bambini. Celebrando senza retorica o luoghi comuni i valori della Resistenza e il dramma della deportazione, esorta, in particolare i giovani, alla valorizzazione della memoria storica, all’impegno civile, alla partecipazione attiva alla vita sociale, alla passione per l’arricchimento culturale.

ORNELLA GIORDANO, figlia del partigiano Vanni, figura di rilievo nella “Brigata Bisalta”, è insegnante di scuola per l’infanzia a Cuneo. Con il marito RICCARDO ROVERA, insegnante e regista per passione, recentemente scomparso, ha animato un sodalizio consolidato nel campo del “volontariato culturale e civile”.

Locandina Giordano

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15 gennaio 2014

Antonio Quatela
Sei petali di sbarre e cemento
Milano, Carcere di San Vittore 1943-1945
Mursia, 2013

Ne discutono con l’AUTORE Marco Cavallarin, Roberto Cenati, Wanda Maria Clerici e Sergio Fogagnolo.

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«All’interno dei grandi muraglioni disposti a forma di margherita, per le SS e per gli ufficiali dell’UPI tutto era lecito. Sfogliare quei petali di sbarre e cemento vuol dire scoprire frammenti terribili della storia sociale, politica e umana di Milano e dell’Italia.»

L’occupazione tedesca del carcere di San Vittore dopo l’8 settembre 1943 è uno degli episodi più cupi e dimenticati della storia di Milano. Il carcere, infatti, è stato il primo campo di concentramento in Italia, precedente a Fossoli, a Bolzano-Gries, alla Risiera di San Sabba e ad altri: tra il ’43 e il ’45 vi furono deportati a migliaia antifascisti ed ebrei prima di essere indirizzati verso gli orrori dei campi di sterminio. A dirigere le operazioni di polizia dall’Albergo Regina era il capitano della Gestapo Theodor Saevecke, coadiuvato per la cattura degli ebrei dal maresciallo delle SS Otto Koch e per i detenuti politici dal maggiore Ferdinando Bossi dell’UPI. Le violenze, le torture e le ruberie che gli arrestati furono costretti a subire testimoniano la crudeltà gratuita dei loro aguzzini. Ma questi atroci episodi non cancellano i segni di profonda solidarietà umana che singole guardie carcerarie, medici e infermieri, suore e sacerdoti dimostrarono con la loro presenza ai prigionieri.

In questo libro parlano i protagonisti che ebbero la sventura di sperimentare i bracci infernali del carcere milanese prima di finire nei lager tedeschi e di sopravvivere ad essi con tracce indelebili nel corpo e nello spirito.

Antonio Quatela (1942), professore di Lettere e Storia, si occupa da lunga data di studi sulla Resistenza in collaborazione con l’Anpi di Milano, di cui è presidente della sezione “25 Aprile – Città studi”. Ha scritto Alle fronde dei salici (2007) e Oltre il ponte (2009) con Roberto Cenati. Con Mursia ha pubblicato Invito a conoscere il Crepuscolarismo (1988), Invito alla lettura di Guicciardini (1991) e Pippo vola sulla città (2012).

Locandina Quatela

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11 dicembre 2013

Matteo Lunardini
I fantasmi dell’Arena
IL DETECTIVE ZAPPA. LE AVVENTURE DI UN UOMO, L’AVVENTURA DI UNA CITTÀ

Milieu, 2013

Sergio Giuntini ,Membro del Consiglio Direttivo della “Società Italiana di Storia dello Sport” (SISS), ne discute con l’AUTORE. Intervengono Marco Cavallarin, ricercatore, e Roberto Cenati, Presidente ANPI Prov.le di Milano.

copertina Arena

Un libro strano e insolito, come già predice la copertina che riproduce una scena di naumachia all’Arena di Milano. Tutte le potenze della vecchia Milano si sono alleate contro il detective Zappa: il sindaco e gli assessori, la mafia e la ‘ndrangheta, i neofascisti, la polizia e la magistratura. Di fianco a Zappa marciano gli uomini liberi che hanno fatto di Milano un crocevia della Storia: dai vecchi ligera ai desmetegass; da chi ha pagato col sangue per le proprie idee a chi ancora lotta nella giungla di cemento.

Chi è il detective Zappa? È un uomo con un passato da dimenticare e una colpa da espiare. È un ex galeotto che dopo una vita passata al gabbio ha fondato un’agenzia investigativa e una trasmissione radio, Krimilania, con le quali risolve i casi e parla della sua Milano. Perché Zappa? Perché ha i baffetti all’ingiù, la mosca al centro del mento e i capelli sciolti lungo le spalle. E tutti a Milano lo chiamano “il Zappa”, con la sua passionaccia per il compianto Frank. Il Zappa, dicono gli ascoltatori di Krimilania, con le sue storie sulla Milano di oggi e di un tempo: il fascismo e la Resistenza, la ligera e le bande, la mafia e gli ultras, i sanbabilini e i compagni, gli anni Settanta e poi gli Ottanta e poi i Novanta fino al Terzo Millennio. Il Zappa con le sue indagini a favore dei poveri e dei desmentegass.

Per aiutare l’amico ex partigiano Billo, Zappa si trova nella Sala Appiani dell’Arena a una premiazione. Deve risolvere un caso di targhe trafugate. Con lui c’è l’agente De Predis, vecchio attore di cinema noto come instancabile scansafatiche … Una ragazza si avvicina e chiede aiuto. Un’ora dopo è cadavere negli uffici delle Carceri. È l’inizio di una sofferta indagine. Non aver immediatamente dato ascolto alla ragazza fa riaffiorare in Zappa vecchi sensi di colpa che gli fanno vivere come incubi le tragiche storie dell’impianto napoleonico, dall’eccidio del 1943 alla partita della vergogna, dal malvagio Bolza alle torture della Legione Muti e della Banda Koch. Il detective capisce che l’assassino non può che essere uno degli invitati alla premiazione. Come se non bastasse, gli inquirenti non stanno dalla sua parte. Lo è invece il quarto potere, ossia l’amico giornalista Mario Peca. Risolvere il caso non sarà un gioco.

Un giallo storico e politico a tutti gli effetti che s’avvale di citazioni di scrittori milanesi, di testi di canzoni o del cinema. L’impianto narrativo e l’aspetto grafico ricalcano i princìpi di progetto-oggetto e di continuità concettuale adottati da Frank Zappa per la sua opera.

Sergio Giuntini (Milano, 1956) è il principale storico dello sport in Italia. E’ autore di: Lo sport e la Grande Guerra, 2001; Scrittura e sport. Primi sondaggi Otto-Novecenteschi (con A. Brambilla), 2003; Sport e fascismo, 2003; Dorando Pietri dalla Via Emilia al West, 2004; Compagni di squadra, 2006; L’addestramento ginnico-militare nell’esercito italiano.1946-1990 (con A. Teya), 2007; Due secoli di Arena e grande atletica a Milano, 2007; Pugni chiusi e cerchi olimpici. Il lungo ’68 dello sport italiano, 2008; con Maria Canella (a cura di) Sport e fascismo, 2009; L’Olimpiade dimezzata. Storia e politica del boicottaggio nello sport, 2009; Gabriele D’Annunzio l’inimitabile atleta. Sport e super-omismo, 2012.

Locandina Lunardini

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27 novembre 2013

DOMENICO GALLO e ITALO POMA (a cura di)
Storie della Resistenza
Sellerio, 2013

ROBERTO CENATI (PRESIDENTE ANPI PROV.LE – MILANO) ne discute con i curatori.

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C’è chi propone che venga adottata nelle scuole questa antologia di racconti e testimonianze della Resistenza, storie e resoconti scritti a caldo, raccolti e riscoperti grazie a un innovativo lavoro di ricerca e di archivio.
Il volume offre differenti piani di lettura: quello storico, quello politico, quello umano, e quello aneddotico. Una raccolta vasta, approfondita e selettiva, di ricordi, testimonianze, racconti, appunti, ritratti, storie di vita, di morte e di azioni militari, raccontati dai protagonisti, fra i più autorevoli giornalisti, scrittori, uomini di cultura schierati in prima linea nella lotta contro i fascisti e per la ricostruzione del Paese. Uomini e donne che seppero trasformare il coraggio della pubblicistica e dell’editoria clandestine sotto la dittatura, nell’entusiasmo per un’editoria di pace. I nomi? Guido Piovene, Arrigo Benedetti, Lidia Menapace, Carlo Levi, Marcello Venturi, Nuto Revelli, Romano Bilenchi, Massimo Mila. Tanto per citarne alcuni.
Un nome non c’è: è quello di un giovane anonimo combattente morto, autore del “Dizionario del partigiano”, elenco alfabetico di definizioni delle cose importanti e familiari agli occhi del ribelle. Non c’è reducismo e neppure enfasi in Storie della Resistenza: c’è il proposito di salvare, della lotta partigiana, quella dimensione di civiltà e democrazia che il tempo, e vari revisionismi, rischiano ogni giorno di appannare.
Una vista ad altezza d’uomo della quotidianità del partigiano che si articola a coglierne le diverse facce: l’organizzazione e la disciplina, la mentalità che deriva dalle diverse ideologie, l’etica, i sentimenti amorosi, il rapporto con le armi e la violenza, la giustizia e il desiderio di vendetta, la comunione con il paesaggio, il tradimento, la fratellanza, la rappresaglia, la vanità, la moda. Un’analisi minuziosa dei “perché” e dei “come” che portarono almeno due generazioni di italiani a immaginare un futuro di libertà, tracciandone con perizia un modello possibile, disegnato con il cervello e con il cuore, da lasciare in eredità.
Un’analisi frutto di ricerche “personali e particolari”, rese possibili anche dal fatto che uno dei due curatori, lo storico Italo Poma, storico, saggista e autore di documentari sulla lotta di Liberazione, è figlio di Anello, uno dei grandi leader della Resistenza italiana e combattente volontario nella Guerra di Spagna contro Franco. Oggi Poma figlio è presidente di AICVAS (Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna). Domenico Gallo è studioso di letteratura ed esperto di linguaggio.

(di Massimo Conte )

Locandina Storie Resistenza

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20 novembre 2013

Stella Bolaffi Benuzzi
La balma delle streghe
Giuntina, 2013

Giulio Bolaffi
Un padre partigiano ribelle
Melli, 2010

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L’eredità della mia infanzia tra leggi razziali e lotta partigiana è il sottotitolo del libro di Stella Bolaffi (1934), psicoanalista, figlia di Giulio Bolaffi, partigiano in Valle di Susa.

Scrive Paolo Rumiz nella Prefazione: “… Mi conduce in una vita – la sua – piena di vento e di fratture. La questione ebraica, la paura per le misteriose assenze del padre in tempo di guerra, un amore trovato e perduto, il mondo cittadino borghese e quello religioso ebraico densi di inibizioni e regole che, dopo la parentesi montanara della guerra, le diventano meno comprensibili. E poi la faticosa riemersione alla luce sulle praterie di quota, in mezzo alle scogliere dolomitiche del Trentino, il pendolo tra la vita urbana di Torino e quella pastorale della Val di Fiemme, definitiva medicina dell’anima. Mi dice del suo approccio da maschiaccio alla vita, del porto d’armi preso al poligono di tiro del Martinetto popolato di soli maschi in divisa, mi racconta di una mitica grotta delle terre di Lanzo abitata da streghe, la ‘balma’, che diventa allegoria di un subconscio pieno di incubi rimossi e antiche paure”.

Giulio Bolaffi (1902-1987), dopo l’8 settembre ’43 aveva deciso, dopo aver trovato rifugio per i figli Stella e Alberto, di formare un gruppo partigiano e “salire in montagna”. Il comandante “Aldo Laghi” tenne un Diario della quotidianità della sua Formazione G. L. “Stellina” (dal nome della figlia), poi divenuta IV Div. Alpina “Duccio Galimberti”. Oggi quel diario viene ripubblicato a cura della figlia che alterna alle pagine del padre i ricordi paralleli (Stella aveva 9 anni) dei 403 giorni vissuti con il fratello nel nascondiglio in val di Lanzo.

“Mai abdicato, papà Giulio, all’identità ebraica. No, non era un ebreo ortodosso, di sabato lavorava, ma andava al Tempio, faceva l’offerta, diceva le preghiere la mattina e la sera, indossando il cappello e il tallèt, il manto”: così Stella parla del padre Giulio nell’intervista rilasciata a Bruno Quaranta per La Stampa.

Locandina Bolaffi

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16 maggio 2013

RUGGERO MELES
Leopoldo Gasparotto
Alpinista e partigiano
Hoepli, 2011

ANTONIO QUATELA (COORDINATORE ANPI ZONA 3 – MILANO) ne discute con l’autore e con Giuliano e Pier Luigi Gasparotto, Ulrico Hoepli e Susanna Schwarz.

Proiezione di due straordinari filmati d’epoca.

Intervengono Marco Cavallarin, ricercatore, e Roberto Cenati, Presidente ANPI Prov.le di Milano.

Meles, Leopoldo Gasparotto

Leopoldo Gasparotto (Milano 1902-Fossoli 1944), un borghese milanese “qualunque”. Non si può scindere la sua passione per le montagne e per gli infiniti spazi aperti dalla sua azione di partigiano, che si concluse il 12 giugno 1944 con una raffica di mitra nazista alle spalle a pochi chilometri dal campo di Fossoli (Modena), dove era detenuto da due mesi. È quanto fa Ruggero Meles, insegnante e alpinista di Lecco, che, attingendo al ricco materiale di archivio della famiglia, lo racconta con finezza e intensa partecipazione, restituendoci uno spaccato struggente di Poldo.

Gasparotto è avvocato milanese nello studio del padre Luigi, deputato, approdato anche lui all’antifascismo nel 1928 dopo il delitto Matteotti e la conseguente espulsione delle opposizioni dal Parlamento; da giovanissimo Poldo si iscrive al Partito Repubblicano ma al momento del suo scioglimento si allontana dalla politica e si dedica alle sue grandi passioni: la montagna e le esplorazioni. Pratica l’alpinismo soprattutto nel gruppo del Bianco, in Grigna e in Dolomiti costituendo cordate note a livello internazionale. Scala tra gli altri con Gabriele Boccalatte, con Ettore Castiglioni, con Vitale Bramani e con l’americano Alberto Rand Herron. Arrivano le grandi scalate nel Caucaso (1929), la spedizione alpinistica del 1934 in Groenlandia verso cime inesplorate.

C’è poi laltra vita di Leopoldo Gasparotto, antifascista e partigiano. In casa Gasparotto c’è chiara coscienza dei rischi, ma l’adesione all’antifascismo è senza remore. Si infittiscono gli incontri clandestini nello studio legale di via Donizetti con gli aderenti a Giustizia e Libertà e al Partito d’Azione. “Nel settembre del 43 per Poldo, come per tanti altri, scatta l’ora del non ritorno. Mettersi sulla strada della clandestinità è un po’ come salire da primo, un tiro di corda molto difficile: lasciata la sosta, l’uscita non può che essere verso l’alto”. E infatti l’arresto, San Vittore con gli interrogatori e le torture, infine il trasferimento a Fossoli e l’assassinio.

( Dalla scheda di Susanna Schwarz)

Locandina Leopoldo Gasparotto

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15 aprile 2013

Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni
Il Ponte Sette Luci.
Biografia di Giuseppe Levi Cavaglione
Metauro, 2012

LILIANA PICCIOTTO (CENTRO DI DOCUMENTAZIONE EBRAICA CONTEMPORANEA) ne discute con gli autori . Intervengono Marco Cavallarin, ricercatore e Roberto Cenati, Presidente dell’ANPI Prov.le di Milano.

“Giuseppe Levi nasce a Genova nel 1911 da famiglia di religione ebraica. Nel ’33 si laurea in giurisprudenza. Quattro anni dopo raggiunge Carlo Rosselli a Parigi con il proposito di arruolarsi nelle brigate internazionali in difesa della Repubblica spagnola. Per questo viene punito con il carcere e il confino. Con l’ingresso dell’Italia in guerra subisce tre anni di internamento come ebreo antifascista. Dopo l’8 settembre si unisce ai partigiani laziali e diventa comandante delle formazioni dei Castelli Romani. Compie alcune clamorose azioni di sabotaggio che nel ’61 vengono immortalate da Nanni Loy nel film Un Giorno da Leoni. La famiglia è duramente colpita dalla Shoah.

Sette sono le arcate di un ponte. Sette, le luci che si spengono in una notte di dicembre del ’43 mentre è in transito un treno carico di militari tedeschi. A capo dell’azione partigiana, una delle più importanti del Lazio e dell’intera penisola, un trentenne che da avvocato si fa stratega militare, da perseguitato, inflessibile vendicatore di torti. Torti politici e «razziali» in un’epoca in cui le appartenenze culturali o religiose potevano costituire uno svantaggio irrimediabile.

Gli autori Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni, già insegnanti di storia e filosofia, sul tema della persecuzione razziale hanno pubblicato il saggio Ebrei a Rimini, 1938-1944, tra persecuzione e salvataggi, sta in Romagna tra fascismo e antifascismo, Bologna, Clueb 2006 e Con foglio di via. Storie di internamento in Alta Valmarecchia 1940-1944, Cesena, Il Ponte Vecchio 2009.” (dalla IV di copertina)

Locandina Ponte Sette Luci

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15 gennaio 2013

Carlo D’Adamo e William Pedrini
Un passato che non passa.
Il documentario fotografico di D’Aiutolo e Parisi
Pendragon, 2012

LUCA ALESSANDRINI, Direttore dell’Istituto Storico “Parri” di Bologna, ne discute con gli autori. Intervengono Marco Cavallarin, ricercatore, e Roberto Cenati, Presidente dell’ANPI Prov.le di Milano.

“Nei giorni confusi che seguono la Liberazione, a Bologna il questore Romolo Trauzzi avvia le pratiche per procedere contro i funzionari responsabili di complicità nelle attività illegali del regime. Nei primi processi viene utilizzato come prova un prezioso documentario fotografico confezionato da Filippo D’Aiutolo e Riccardo Parisi (entrambi membri di Giustizia e Libertà) che testimonia le torture a cui vennero sottoposti civili e partigiani, uccisi nelle caserme della polizia fascista, assassinati per la strada dalle Brigate nere, freddati in esecuzioni sommarie. Ma il lavoro della Commissione per l’epurazione viene presto interrotto: a Roma hanno deciso che gli apparati devono ritornare di nuovo in mano ai vecchi personaggi e i dirigenti antifascisti vengono deposti dagli incarichi, trasferiti e spesso perseguitati. Depistaggi, omertà, segreti inconfessabili, stragi perpetrate e omicidi impuniti minano una debole democrazia appena nata.

Fotografie scioccanti e inedite, un documento storico di eccezionale importanza che è giusto e necessario recuperare in tutto il suo valore di denuncia e di ricerca della verità.” (dalla IV di copertina)

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