Conti Laura

Udine, 31 marzo 1921 – Milano, 25 maggio 1993

Avevo molta paura ma al contempo avevo la sensazione che il mondo fosse troppo piccolo per albergare i nazisti e me, che fosse persino necessario morire, perché se i nazisti avessero trionfato, il mondo non avrebbe più avuto attrattive.” Laura Conti scrive questa frase quando studentessa alla facoltà di medicina a Milano, decide di far parte del Fronte della Gioventù di Eugenio Curiel. Milita nel partito Socialista. La sua mansione è di staffetta partigiana e svolge attività di proselitismo tra i militari. Era nata a Udine il 31 marzo 1921. La sua è una famiglia di antifascisti costretti a trasferirsi a Trieste, Verona e infine a Milano. Il 4 luglio del 1944 partecipa a una riunione clandestina di studenti. Vi è un’irruzione e sono tutti arrestati. Laura è rinchiusa nel Campo di Gries presso Bolzano in attesa della deportazione in Germania. Fa parte del comitato clandestino del lager e riesce a trasmettere all’esterno un articolo sulla situazione drammatica dei deportati che sarà ripreso dalla stampa antifascista e da radio Londra. Dopo la liberazione, si laurea in medicina, si specializza in ortopedia in Austria e quindi svolge la sua professione di medico a Milano dove si è definitivamente trasferita. La sua militanza politica è dapprima nel PSIUP e poi nel PCI. È consigliere prima in provincia e poi in regione. È però l’attività d’impegno e divulgazione nel campo della difesa dell’ambiente che la assorbe completamente. Il 10 luglio 1976 dall’azienda ICMESA di Meda fuoriesce una nube di diossina del tipo TCDD, una tra le sostanze tossiche più pericolose. La nube velenosa investe una vasta area di terreni nei comuni limitrofi della bassa Brianza, in particolare Seveso. Laura conduce una durissima battaglia contro chi vuole minimizzare il disastro e l’impatto ambientale. A lei si deve se l’ecologia e la difesa dell’ambiente diventano anche in Lombardia una questione non più secondaria. È tra i primi a introdurre in Italia riflessioni sullo sviluppo-zero, sulla limitatezza delle risorse, sul legame tra sviluppo industriale e distruzione della natura. Tra i suoi libri ricordiamo: “La condizione sperimentale” “Cecilia e le streghe” e “Una lepre con la faccia da bambina”. Nel 1986 riceve il premio “Minerva” per la ricerca scientifica. Collabora con la Casa della Cultura e dirige l’Associazione Gramsci. Dal 1987 al 1992 è eletta deputata alla Camera. Ci lascia il 25 maggio 1993. Il suo nome è scritto nel Pantheon dei grandi della città, al Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.

Intestazione dei giardini di via Michelino da Besozzo, quartiere Cagnola