Mattei Gianfranco


Milano, 11 dicembre 1916 – Roma, 7 febbraio 1944

Brillante assistente del futuro premio Nòbel Giulio Natta al Politecnico di Milano, di fede antifascista. La sera del 25 luglio del ’43, insieme a pochi altri docenti universitari, compilò un manifesto che reclamava un cambiamento radicale della vita universitaria. Nelle settimane successive fece la spola tra Firenze e Milano, tenendo i contatti fra i gruppi di antifascisti attivi nelle due città. Dopo l’armistizio, costretto ad allontanarsi da Milano dove il padre era ricercato (aveva diretto la Confederazione dell’Industria durante il governo Badoglio), si trasferì nel Lecchese e in Valfurva, dove si formavano i primi gruppi di partigiani. Nell’ottobre, lasciata la Lombardia, dove era troppo conosciuto, Mattei si recò a Roma. Dai dirigenti comunisti romani fu incaricato di mettere a frutto le sue conoscenze scientifiche e di organizzare, insieme a Giorgio Labò, la “santabarbara” dei Gap, nella sua casa al numero 25 bis di via Giulia. Con l’arrivo di Mattei, la produzione di bombe migliorò sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo. Furono pure fabbricati nuovi tipi di ordigni, come una bomba a mano a “doppio effetto” molto efficace contro i mezzi blindati. Il giovane professore contribuì anche all’organizzazione di efficaci azioni militari contro i nazifascisti, ma in seguito alla delazione di Giovanni Amidei, una spia fascista, l’l febbraio 1944 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di via Tasso insieme a Labò. Torturato, nella notte tra il 6 e il 7 febbraio del 1944, per non tradire i compagni, s’impiccò nella sua cella usando la cintura dei pantaloni.

Il gruppo musicale Stormy six gli ha dedicato una canzone.

Lapidi : via Lazzaretto, 16 – l’epigrafe dettata da Piero Calamandrei