Poletti Angelo (Lino)

Linate al Lambro, 20 giugno 1912 –  Piazzale Loreto (Milano), 10 agosto 1944

Nato a Linate al Lambro il 20 giugno 1912, fucilato il 10 agosto 1944 in Piazzale Loreto a Milano.

Di famiglia operaia lavora come operaio specializzato all’Isotta Fraschini (P.le Lotto). Nel 1934 entra in contatto con il gruppo socialista “Centro Interni” e organizza i primi gruppi di antifascisti clandestini in zona Porta Magenta e all’interno della fabbrica. È uno degli organizzatori dei grandi scioperi del marzo 1943 e dopo il 25 luglio dell’occupazione dello stabilimento. Quella stessa notte, con altri compagni, riuscirà perfino ad appiccare il fuoco alla sede fascista di piazza San Sepolcro. Si spende poi in comizi negli stabilimenti e nelle piazze per ricostruire la Camera del Lavoro. Dopo l’8 settembre i tedeschi e i repubblichini iniziano una forte repressione a Milano. Seguono numerosi arresti nelle fabbriche e deportazioni ai campi di concentramento. Per Lino comincia il periodo clandestino. Nella cooperativa di Lampugnano, vengono gettate le basi della 44° e della 45° Brigata Matteotti, della quale diverrà il primo comandante. Lino decide di raggiungere le prime formazioni partigiane e in Valdossola, si aggrega ai patrioti comandati da Filippo Beltrami. Tornato in città, lavora per il collegamento con le formazioni partigiane in montagna, soprattutto per la raccolta e la riparazione di armi che sono custodite in vari distaccamenti a Baggio, Quinto Romano, Trenno e Figino. Partecipa anche ad azioni armate. In una di queste viene ucciso il maresciallo delle SS comandante e torturatore a San Vittore. A Milano, in via Anfiteatro, c’era una piccola officina il cui titolare era collegato alle formazioni partigiane; è lì che Poletti porta a riparare una mitragliatrice ed è lì che si reca il 5 marzo del 1944. Nell’officina trova ad aspettarlo le SS. Lino non è tipo da arrendersi facilmente. Lotta e riesce a fuggire in bicicletta. Viene però ferito a una gamba e catturato. Portato a San Vittore e sottoposto a torture, ha un comportamento eroico e non fa mai i nomi dei suoi compagni. Alla fine sarà rinchiuso nel raggio dei politici e il 10 agosto morirà con altri 14 suoi compagni in piazzale Loreto.

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LAPIDE : via Trenno 15

SCHEDA BIOGRAFICA