Puecher Giancarlo

Milano, 23 agosto 1923 – Erba (CO), 21 dicembre 1943

Nato a Milano il 23 agosto del 1923, fucilato il 21 dicembre 1943. Suo padre Giorgio è un notaio affermato. Frequenta le elementari in via Spiga, le Superiori al Parini, poi l’istituto Leone XIII dai gesuiti e infine la Facoltà di Giurisprudenza all’Università. Giancarlo è brillante, eccelle negli studi e nello sport. È un giovane fortunato. Eppure, circa alla stessa età dei ragazzi che oggi frequentano la scuola a lui dedicata, decide di mettere tutto in gioco. Prende contatto con una formazione autonoma partigiana a Ponte Lambro nei dintorni di Erba, organizzata dal tenente Franco Fucci. Ne diventa subito un protagonista tra i più coraggiosi. È la notte del 12 novembre del 1943, Giancarlo con Franco Fucci al ritorno da una riunione nei pressi di Erba, sono sorpresi da militi della RSI durante il coprifuoco. Hanno armi, esplosivo e materiali di propaganda. Ne nasce una sparatoria. Giancarlo è catturato e Franco gravemente ferito è portato in ospedale. Il 20 dicembre è ucciso dai GAP un noto squadrista locale. Scatta la rappresaglia, il prefetto di Como impone un Tribunale Speciale e poi la condanna a morte di Giancarlo. “Muoio per la patria. La amavo troppo la mia Patria, non la tradite…” scrive nella sua ultima lettera al padre. Convinto patriota e cristiano, Giancarlo Puecher è un esponente della componente cattolica della Resistenza. Molte strutture cattoliche (parrocchie, seminari e oratori) furono decisive nell’ospitare e salvare ebrei, ricercati, renitenti alla leva, partigiani fuggiaschi. Persino riunioni del C.N.L. Sono le due del 21 dicembre 1943, quando è fucilato davanti al cimitero di Erba. Il suo sentimento religioso è così forte che si accomiaterà con un abbraccio da chi, nel plotone d’esecuzione, sta per assassinarlo. Ha compiuto vent’anni da pochi mesi. Gli sarà assegnata la medaglia d’oro al valor militare. La ferocia dei nazifascisti si spinge sino a deportare il padre Giorgio nel campo di concentramento di Mauthausen. Vi muore tra atroci sofferenze il 17 aprile ‘45.

L’Istituto secondario di I grado, in via Castellino da Castello 9 a lui intitolato

SCHEDA BIOGRAFICA