Matteotti, DIECI VITE di Vittorio Zinconi

 

VITTORIO ZINCONE
MATTEOTTI DIECI VITE
Neri Pozza, 2024
L’Autore ne discute con MARINA CATTANEO e SELVAGGIA LUCARELLI
Alle quattro e trenta di pomeriggio del 10 giugno 1924, sei criminali della cosiddetta Ceka fascista, la polizia politica clandestina il cui elemento di spicco è Amerigo Dumini, aspettano il deputato socialista Giacomo Matteotti sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, a Roma. Lo circondano, lo picchiano e lo trascinano in auto.
Matteotti, che ha già vissuto un’esperienza simile, cerca di reagire, fino a quando una lama non gli trafigge il costato ucci-dendolo. Mussolini è immediatamente informato dell’assassinio, ma inizialmente finge di non saperne nulla. Sette mesi dopo, quando il regime sotto accusa sembra traballare, il Duce si prende la responsabilità politica di quell’omicidio. Nel corso dell’anno successivo instaura una dittatura destinata a durare fino al 1943. Ma chi era Giacomo Matteotti, martire della democrazia e icona della più tenace opposizione al fascismo? Figlio ricco del poverissimo Polesine, socialista riformista, giuri-sta brillante, sindacalista energico, neutralista-pacifista, antiretorico, antipopulista e molto coerente nei comportamenti. Marito assente, ma presentissimo. I quotidiani ostili oggi scriverebbero di lui: “il socialista impellicciato”. Ed è esattamente quello che scrivevano i suoi detrattori negli anni Venti del Novecento. A dimostrazione (e non è l’unica similitudine) che alcuni vizi della politica, della propaganda e dell’informazione hanno radici profonde almeno cento anni. La sua storia è quella di un uomo, di un leader politico, che ha visto avanzare il fascismo centimetro dopo centimetro. È la storia di allarmi lanciati e rimasti inascoltati.
Vittorio Zincone, giornalista, ha studiato Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. È autore di Piazzapulita (La7) e scrive per il «Corriere della Sera». Per la tv ha lavorato anche a Dodicesimo Round (Raidue), Pronto Chiambretti, Tetris e Le invasioni barbariche. Ha condotto la trasmissione Luci e ombre su History Channel e Vivavoce su Radio24.
Marina Cattaneo, laureata all’Università Statale di Milano in Storia e Filosofia. Vicepresidente Fondazione Anna Kuliscioff dal 1999, componente dell’esecutivo dell’AICI (Associazione Istituti Culturali Italiani), ha curato in particolare la pubblicazione di alcuni dei volumi editi dalla Fondazione Anna Kuliscioff: Anna Kuliscioff-Scritti; Lettere inedite di Anna Kuliscioff a Rosa Genoni; Angelica Balabanoff – Poesie; Giuseppe Scalarini – Il Confinato (scaricabili gratuitamente da www.fondazioneannakuliscioff.it) e la pagina web milanolacittadelledonne.it continuamente aggiornata.
Selvaggia Lucarelli, editorialista e scrittrice.
Marco Cavallarin, curatore AnpiLibri.

Intervento di Roberto Cenati – Resistenza e Costituzione – Domenica 2 Giugno 2013 Teatro San Babila

2 giugno 1946: la vittoria della Repubblica

Il 2 Giugno segna una data di estrema importanza per il nostro Paese:la vittoria della Repubblica, frutto della lotta antifascista e della guerra di liberazione. E’ stata la conclusione coerente di una lotta che ha liberato l’Italia non solo dal fascismo, ma dalla monarchia, responsabile dell’avvento al potere del fascismo, delle leggi antisemite del 1938, dell’entrata in guerra dell’Italia e delle tragedie che hanno devastato il nostro Paese.

Fascismo e monarchia insieme avevano imposto la loro volontà al Paese ed insieme dovevano essere condannati. “La vittoria della repubblica – osservava un grande antifascista, Giorgio Amendola – ha rappresentato il miglior elemento di rottura della continuità dello stato italiano che si sia verificato nella crisi politica determinata dalla sconfitta della guerra fascista.

La caduta della monarchia ha eliminato un centro di riorganizzazione, che poteva con il suo prestigio coprire eventuali tentativi di ritorni reazionari” e, sottolineava acutamente Giorgio Amendola: “La lotta unitaria del popolo italiano è riuscita a stroncare efficacemente i tentativi reazionari, succedutisi nel secondo dopoguerra, anche perchè ha potuto svolgersi su un nuovo terreno, quello creato dalla Repubblica e dalla Costituzione, senza che potesse intervenire in campo, contro la democrazia, un’autorità costituita e sovrana come la monarchia”.
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Una legge contro la Costituzione colpisce la nostra democrazia

ROMA – Sfoglia il codice di procedura penale, e si ferma all’ articolo 266, quello che regola le intercettazioni. Lo legge, poi ragiona a voce alta: «Ma questo articolo non va bene così com’ è? Ho perfino dei dubbi sull’ opportunità di stabilire una lista di reati. E comunque qui c’ è già tutto. Ma cosa si dovrebbe aggiungere?». Il presidente dei costituzionalisti italiani Valerio Onida, ex presidente della Consulta, boccia la stretta sulle intercettazioni e il bavaglio alla stampa.

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